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Filosofia, Libri, Scuola, Storia, Web ...
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    Cosa succede?
    Dal settembre 2016 la commissione giuridica della UE (JURI) lavora ad un progetto per la riforma del copyright la cui approvazione è slittata dal 5 luglio del 2018 a settembre dello stesso anno a causa delle polemice sollevate soprattutto da due articoli:
    • articolo 11: la cosiddetta Link Tax, riguarda gli editori e il giornalismo online e impone il pagamento dei diritti d'autore alle piattaforme che utilizzano link ad articoli di giornali online (snippet);
    • articolo 1: che riguarda i contenuti artistici e prevede la creazione di un filtro automatico che impedisca la pubblicazione da parte degli utenti di contenuti che violino il copyright.
    Chi volesse chiarimenti sull'esatto significato di questi articoli e sulle posizioni di contrari e favorevoli, può documentarsi a questo link che sebbene tratti molto sinteticamente il problema e non dia esattamente conto di quello che sta accadendo, ad esempio è dubbio che da un punto di vista giuridico si tratti realmente di una questione di copyright, permette di familiarizzare con la terminologia e gli aspetti tecnici: Vocabolario minimo per capire il dibattito su link tax e riforma del copyright.

    Il progetto europeo
    Il progetto europeo di riforma del copyright, DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIOsul diritto d'autore nel mercato unico digitale, è un documento di 33 pagine che si propone di conseguire tre obiettivi:
    • garantire una più agevole accesso ai contenuti, 
    • rendere il mercato digitale conforme al diritto d'autore
    • adattare le eccezioni al diritto d’autore all'ambiente digitale.
    In realtà si tratta di una serie di disposizioni finalizzate a garantire ai titolari dei diritti d'autore i profitti per i contenuti pubblicati in rete, scritta unicamente al fine di tutelare gli editori tradizionali contro i nuovi modelli di business e informazione presenti in Internet e non tutela affatto né gli autori, né gli utenti, ma solo e unicamente gli editori.

    Non solo "censura", ma un tentativo di difendere il monopolio della comunicazione
    Da diverso tempo le UE, gli stati e i detentori del potere mediatico tentano di ostacolare, per quanto possibile, il potere della rete di realizzare un'intelligenza collettiva in cui tutti possono creare e condividere liberamente informazioni e conoscenze secondo una logica collaborativa e sociale e continuare a imporre il monopolio sull'informazione e il sapere. Il Link è il cuore stesso di Internet e del Web, la rete è tale proprio perché si caratterizza come una struttura di hyperlink.
    Già con provvedimenti che giustificati con la tutela della privacy, come il GDPR, si sono introdotte limitazioni burocratiche alla libera pubblicazione di contenuti da parte degli utenti con la scusa di tutelarli.
    Lo scopo reale è quello di fare in modo che le pecore restino pecore ubbidienti all'abbaiare dei cani e alla guida del pastore. 

    Un Web senza link? Salviamo i link
    In questo breve video intitolato Un Web senza link? Salviamo i link, si spiega molto schematicamente quanto sta accadendo. Per la visione del video attivare i sottotitoli e scegliere la traduzione in italiano.
    Questa le parole che accompagnano il video: "Immagina un mondo senza link. Questo è ciò che accadrà se i lobbisti dei grandi media riusciranno a conseguire il loro scopo. Aiutaci a difendere il diritto al link"


    La tassa sui link a favore degli editori è sbagliata
    Un esame specialistico e approfondito del progetto europeo di riforma del copyright teso ad evidenziarne i limiti era già stato pubblicato su la Valigia Blu il 29/08/2016 da Bruno Saetta con il titolo "Europa, una tassa sui link a favore degli editori. Perché è sbagliata". Dal momento che poco o niente è cambiato da quella data, esso risulta ancora attuale e lo ripropongo.
    L'articolo è molto lungo e complesso e richiede una lettura attenta.
    Alla luce della mia ignoranza giuridica, segnalo alcuni temi che mi sono sembrati interessanti:

    • dove questa disposizioni simili sono già state introdotte (Spagna e Germania) hanno danneggiato gli editori, specialmente quelli piccoli, diminuendo il traffico verso i loro siti e quindi anche le loro entrate, al punto che gli editori hanno fatto marcia indietro;
    • Più che una questione di diritto d'autore si tratta dell'imposizione di un nuovo diritto concesso agli editori con l'introduzione di un neighbouring right for publishers (diritto connesso per gli editori);
    • Il pericolo, in prospettiva, è che sarà messo nella mani degli editori tradizionali il potere di controllo dei contenuti che circoleranno in rete, di fatto la negazione della rete come intelligenza connettiva e collettiva, libera creazione e produzione di sapere e informazione.
    Interessanti anche le considerazioni di Bruno Saetta su quali siano i presupposti teorici e la concezione della rete che stanno a fondamento di questa strategia. Internet viene infatti concepito dalle autorità europee, in piena sintonia con gli editori tradizionali, come un canale di distribuzione tradizionale lineare per diffondere i contenuti dei produttori (gli editori) verso i consumatori, secondo lo schema unidirezionale: artista > produttore > consumatore.
    In realtà Internet non è questo e non funziona in questo modo. L'ecosistema del web è multidimensionale, reticolare e acentrato, basato sulla condivisione e la pubblicazione di UGC o contenuti generati dagli utenti. Tale modello offre vantaggi sia agli autori che agli utenti, ma danneggia gli editori tradizionali che vorrebbero difendere i loro interessi a danno della comunità e della struttura stessa del web ostacolando il pluralismo e la libertà di espressione.


    Una direttiva contro il mondo che cambia
    Un articolo interessante è la doppia intervista con cui la redazione di Ingenium da conto della riforma europea sul copyright il cui senso ultimo consisterebbe nell'essere "una direttiva contro ilo mondo che cambia". 
    L'articolo è intitolato Riforma del Copyright tra vizi, virtù e incertezze e propone un'intervista a Carlo Piana, esperto di diritto digitale e un'altra a Stefano Epifani, presidente del Sigital Transformetion Institute e che riporta il messaggio di Wikipedia Italia, oscurata nei giorni in cui la direttiva è stata discussa dal parlamento europeo:
    Tale direttiva, se promulgata, limiterà significativamente la libertà di Internet. Anziché aggiornare le leggi sul diritto d’autore in Europa per promuovere la partecipazione di tutti alla società dell’informazione, essa minaccia la libertà online e crea ostacoli all’accesso alla Rete imponendo nuove barriere, filtri e restrizioni. Se la proposta fosse approvata, potrebbe essere impossibile condividere un articolo di giornale sui social network o trovarlo su un motore di ricerca. Wikipedia stessa rischierebbe di chiudere“.
    Entrambi gli esperti forniscono un giudizio sostanzialmente negativo della riforma europea e sollevano ulteriori questioni, come il diritto di panorama (Carlo Piana), reso sempre più problematico e vano da riforme e leggine varie o gli articoli 11 e 13 del testo della direttiva che minerebbero alle basi la struttura stessa della rete. "Pagare per una citazione non è difendere il diritto d’autore, ma un tentativo disperato di fermare il vento con le mani" (Stefano Epifani).
    In generale si tratta di un articolo interessante che chiarisce alcuni aspetti tecnici e rimanda a diversi link che consentono a tutti di farsi un'idea più precisa di quanto c'è in gioco.

    La mutazione genetica del Copyright
    Nell'articolo di Marco Scialdone, pubblicato su Agenda Digitale con il titolo Riforma copyright, come tutelare due diritti: di innovare e di creare, si discute soprattutto della "link tax" (art. 11) e della "censorship machine" (art. 13). La tesi e che si stia artatamente trasformando e stiracchiando l'ambito del copyright al solo scopo di tutelare i profitti delle lobby dei media tradizionali facendo si che le loro perdite causate da internet siano pagate dagli utenti e dalle aziende del web. 
    L'art. 11è una vera e propria tassa in quanto non ha niente a che fare con il diritto di riproduzione su cui si fonda il diritto d'autore. Gli algoritmi si limitano a indicizzare in contenuti pubblicati in rete e ne offrono un'anteprima ai lettori / utenti, non riproducono questi contenuti, ma rimandano ad essi come il sistemi di indicizzazione (per autore, per argomento, etc.) di una tradizionale biblioteca. 
    Pensate a come sarebbe assurdo far pagare i diritti d'autore a chi ha compilato gli indici che si consultano per trovare un libro in una biblioteca cartacea, la link tax è questo. 
    Altro fattore importante è che questo potrebbe essere solo l'inizio di un processo di irreggimentazione del web, un precedente cui si farebbe ricorso per introdurre ulteriori limitazioni agli utenti e alla loro libertà di espressione e pubblicazione.

    Conclusione desolante
    Link Tax, GDPR, censorship machine e altre iniziative di questo genere rivelano la verità: il maggior pericolo per l'Europa non sono i sovranismi o il populismo ma la Comunità europea,l i suoi organi istituzionali e la sua politica che producono questo effetto: rendono intollerabile agli europei l'idea di Europa, di questa Europa non si sente il bisogno, anzi ....

    Linkografia
    1. Bruno Saetta, Europa, una tassa sui link a favore degli editori. Perché è sbagliata, La Valigia Blu;
    2. UE - JURI, DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIOsul diritto d'autore nel mercato unico digitale;
    3. Arcangelo Rociola, Vocabolario minimo per capire il dibattito su link tax e riforma del copyright, agi;
    4. redazione Ingenium, Riforma del Copyright tra vizi, virtù e incertezze, Intervista a Carlo Piana e Stefano Epifani sulla direttiva europea sul diritto d'autore, Ingenium;
    5. Marco Scialdone, Riforma copyright, come tutelare due diritti: di innovare e di creare, Agenda Digitale.

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    La frontiera digitale nella formazione non è data dalle tecnologie e dagli strumenti digitali in quanto tali, ma dal web come risorsa per apprendere e costruire la conoscenza. L'esigenza di disporre di strumenti editoriali che consentano di pubblicare sul web contenuti e di valorizzare il web come risorsa per gestire i processi di sviluppo delle conoscenze e competenze, richiede che si individuino mezzi di scrittura multimediale e ipertestuale che siano semplici da utilizzare, sicuri e possibilmente gratuiti.

    Il rischio di utilizzare una miriade di applicazioni web per la produttività è che poi i contenuti prodotti si trovano dispersi in decine di account e siti differenti e in questo modo diventa difficile gestirli e anche solo visualizzarli. 
    Una possibile soluzione può essere quella di predisporre uno spazio cui gli studenti possano fare riferimento come porto sicuro per la loro navigazione nell'oceano del web. Questo spazio dovrebbe possedere le caratteristiche del sito classico, contenitore / archivio di contenuti, ma anche del blog per quanto concerne la possibilità e facilità di aggiornamenti, anche quotidiani e l'interattività, come la possibilità di postare commenti e avviare e gestire discussioni.
    Inoltre sarebbe utile disporre di strumenti di amministrazione, di tutela della privacy e della sicurezza, di gestione rapida dei contenuti, in modo da trasformare questo spazio in un ambiente di apprendimento per la comunicazione, la documentazione, la gestione della classe e dei percorsi educativi degli studenti.


    Weebly for Education
    Weebly ha da tempo sviluppato una proposta per il mondo educativo nota come Weebly for education che fornisce strumenti per creare e gestire siti e blog didattici. È un ambiente freemium, sostanzialmente free, infatti, a differenza degli altri piani di abbonamento offerti da Weebly, Weebly for education offe gratuitamente molte funzionalità tipiche di un account PRO, come:
    • spazio di archiviazione illimitato;
    • nessun limite al numero di pagine pubblicabili;
    • nessun limite alla larghezza di banda;
    • nessuna pubblicità;
    • 40 account studente inclusi nella versione free
    Qualora si avesse la necessità di gestire più account riservati agli studenti si devono pagare $ 10.00 per 10 account studente. Naturalmente è possibile passare alla versione PRO e disporre di funzionalità più avanzate. In questo caso il costo è di $ 40.00/anno, prezzo abbastanza vantaggioso se si pensa che la versione starter per uso personale ha un costo di 7/mese e quella PRO di € 11,00/mese. Qui le tariffe standard di Weebly.

    Facilità di utilizzo e di composizione
    Weebly si basa su una logica d'uso estremamente semplice in quanto l'editor di siti/blog è basato su:
    • interfaccia grafica 
    • Drag & Drop (trascina e rilascia) 
    • modelli predefiniti e personalizzabili per quanto concerne impaginazione e grafica.
    Tutto quello che dobbiamo saper fare è trascinare nella posizione che desideriamo l'elemento che ci interessa (testo, video, audio, immagine, etc.). Si tratta di una caratteristica tipica di questi strumenti e che non possiede solo Weebly ma rappresenta ormai uno standard. Non è un aspetto da sottovalutare dal momento che, contrariamente a quanto molti credono, docenti e studenti non devono diventare docenti digitali e studenti digitali, ovvero specialistici informatici, ma devono avere a disposizione strumenti che consentano loro di tradurre e sviluppare sul web le proprie esigenze di insegnamento e apprendimento.
    Quindi Weebly:
    • si impara facilmente:  non richiede una lunga e faticosa fase di addestramento;
    • si uso rapidamente: realizzare u sito /blog con Weebly è un processo piuttosto immediato.
    Sicurezza e Privacy
    A cause delle norme sempre più stringenti e vessatorie sulla privacy diventa sempre più complesso utilizzare il web a scopo formativo sia che si vogliano pubblicare i contenuti realizzati dagli studenti, sia che si voglia documentare l'attività svolta in aula. Weebly for education offre un ambiente protetto e relativamente sicuro, il docente può infatti:
    • proteggere con password tutti i siti degli studenti;
    • decidere quali siti sono privati e quali pubblici;
    • controllare e monitorare il comportamento degli studenti;
    • controllare tutti gli account degli studenti decidendo chi può modificare un sito.
    Per ulteriori dettagli su come comportarsi con Weebly in relazione al GDPR e possibile consultare la pagina: GDPR FAQ, magari utilizzando la funzione di traduzione automatica del vostro browser.

    Flessibilità e interattività
    Weebly riunisce insieme le funzionalità del sito e del blog. All'interno di un sito realizzato con Weebly si possono infatti creare un numero illimitato di blog che possono essere gestiti dagli studenti in modo che, per esempio, ogni singolo studente possa avere un proprio blog. Anche la gestione del sito è molto semplificata e questo consente di aggiornarlo rapidamente, anche quotidianamente, in modo da poterlo utilizzare per tutte le esigenze del processo di insegnamento e apprendimento come: 
    • pubblicazione lezioni, 
    • comunicazione con le famiglie, 
    • gestione attività; 
    • documentazione progetti e iniziative;
    • comunicazioni alla classe;
    • pubblicazione moduli di apprendimento.
    Inoltre ogni blog presente entro il sito web può supportare un numero illimitato di commenti discussioni che possono essere moderate e questo conferisce un minimo di interattività e dialogo.
    È anche possibile configurare le opzioni per le discussioni che possono essere aperte o chiuse, moderate o libere, protette dallo SPAM (CAPTCHA) e si può anche fissare una durata della discussione fissandone la scadenza temporale.

    Multimedialità
    Popolare sito e blog di contenuti multimedialiè molto semplice, è sufficiente trascinare e rilasciare l'elemento che vogliamo inserire e che può essere caricato dal nostro PC o dal Web, in questo modo possiamo avere: immagini, video, audio, mappe, slideshow, documenti, gallerie fotografiche, etc.
    A questo si deve aggiungere la possibilità di disporre di modelli, sfondi, temi, strutture tra cui scegliere e che permettono di ottenere siti e blog graficamente efficaci e usabili. Inoltre i modelli possono essere personalizzati e si possono creare anche dei propri modelli con HTML e CSS (per chi li sa usare).

    Tutorial
    I video tutorial in italiano dedicati a Weebly sono molto datati e non sono realizzati da insegnanti, né realizzati per mostrare un utilizzo eminentemente didattico di Weebly. Tra quelli che ho visionato, propongo quello realizzato da Marco Savigni che risale al marzo del 2015 e che mostra come si realizza un sito con Weebly.



    Più recenti ed espressamente indicati per chi voglia utilizzare Weebly nella didattica i tutorial di Richard Byrne, che sono in inglese ma che risultano abbastanza semplici da seguire aiutandosi con i sottotitoli o rischiando la traduzione automatica.

    Richard Byrne, Getting Starded With Weebly for Education, iniziare ad utilizzare Weebly per l'Educazione, 29/08/2017


    Molto utile anche un altro video tutorial di Richard Byrne del 28/01/2016, che spiega come creare un blog di classe con Weebly per l'Educazione. Richard Byrne, How to create a Classroom Blog on Weebly for Education, durata 8:42 minuti.


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    L’utilizzo didattico delle tecnologie deve puntare su tecnologie semplici e versatili come la Web Radio
    Dovendo ragionare di utilizzo didattico delle tecnologie occorre spogliarsi dei panni del tecnologo e indossare quelli dell’insegnante, occorre specialmente evitare l’effetto “Wow”, tipico del marketing emozionale, nella scelta della tecnologia più mirabolante e avveniristica, spesso del tutto inutile sul piano didattico.

    Dalle TIC alle TAC
    In gioco vi è non l’integrazione della didattica nelle tecnologie, ma esattamente il contrario, sono le tecnologie a dover essere ricondotte nell'ambito della didattica. Non è raro, invece, che si assista esattamente al “movimento” contrario, la meraviglia per quanto viene, ormai quotidianamente, proposto dalla ricerca e dal mercato in fatto di novità hi-tech, accende l’entusiasmo di molti che si ingegnano di trovare il modo per inserire forzatamente in ambito educativo quella tecnologia. Il risultato è che la didattica viene subordinata e piegata alle esigenze e caratteristiche della tecnologia.L’approccio più corretto è quello che muove dal contesto concreto in cui si sviluppa il dialogo formativo e si incammina verso la scelta delle tecnologie funzionali a quel contesto, prevedendone le ricadute nella didattica e provvedendo a modificare nel modo opportuno l’ambiente di apprendimento al fine di sfruttarne le potenzialità nel modo più efficace.
    Si tratta quindi di passare dalle TIC o Tecnologie della Informazione e Comunicazione; alle TAC, le Tecnologie dell’Apprendimento e della Conoscenza. Ciò significa che al centro della ricerca e della pratica didattica deve essere posto il problema di come apprendere con le tecnologie, non di come apprendere le tecnologie
    Diventano in questo modo significativi problemi quali: 
    • siamo in grado io e i miei studenti di utilizzare questa tecnologia? 
    • Può esserci d’aiuto nell’affrontare i nostri problemi? 
    • Offre delle soluzioni che in altro modo non sono conseguibili? 
    • Quali requisiti richiede il suo uso? 
    • Favorisce finalità e obiettivi del processo formativo che abbiamo posto in atto? 
    • È in grado di favorire negli studenti lo sviluppo di capacità quali l’apprendere in modo autonomo, il pensiero critico, la creatività, etc.?
      Corollari
      Il primo corollario che deriva da questa impostazione è che sono da preferire quelle tecnologie che per la loro semplicità e facilità di utilizzo non richiedano di trasformare docenti e studenti in specialisti o di rivoluzionare, un giorno si e l’altro pure, il loro modo di insegnare e apprendere. Cercare di stare dietro alla vertiginosa corsa delle tecnologie non porta lontano, prima o poi si stramazza al suolo esausti. Secondo corollario è che sono da preferire le tecnologie più versatili, quelle che presentano una potenziale gamma di applicazioni più ampia e il cui uso si adatta alle più varie circostanze. Insomma, se fossimo in cucina, meglio il prezzemolo del “pandan” o dei “semi di annato” (esistono, sono delle spezie molto esotiche).
      Riepilogando:

      • Se imparare ad usare uno strumento diventa un problema più grande di quello che che vorresti risolvere usando quello strumento, allora cambia strumento.
      • Se uno strumento ti serve una volta sola (o poche volte) allora chiedilo in prestito o fai fare il lavoro a un altro che lo sa già fare e lo farà meglio di te.
      Un esempio? Tagliare le patate con una fresatrice
      Utilizzare il coding per insegnare ai bambini della primaria alcune regole grammaticali di base o le operazioni elementari sui numeri o per disegnare (pixel art), sarebbe come usare una fresatrice per tagliare le patate da friggere, ci sono modi molto più semplici, rapidi ed efficaci. Il coding va utilizzato in contesti specifici e consegue i migliori risultati se impiegato da docenti e formatori che possiedono altrettanto specifiche competenze ed esperienze. Penso ai lavori di Salvo Amato o di Alfonso D’Ambrosio, che seguo da tempo e che riescono ad ottenere ottimi risultati con il coding.


      La voce: una tecnologia semplice e potente

      Se la filosofia nasce dalla meraviglia, cosa desta più meraviglia della voce? Si tratta del più potente mezzo di comunicazione che possediamo, si presta a multiformi usi, è in grado di “implementare” interattività e dialogo, non richiede dispositivi o abbonamenti ma è free, si può utilizzare ora e subito, il suo uso non necessita di lunghi corsi di aggiornamento, è multimediale e transdisciplinare, può essere analogica e digitale, ottima per lo storytelling o il pensiero creativo, ma anche per la logica e la matematica, e si potrebbe continuare con questa specie di gioco che non è solo un gioco. D’altra parte se è vero che dopo cielo e terra dio creò la luce, per farlo dovette usare la voce: «Dio disse: “Sia la luce”. E la luce fu.»

      Il Podcast: la radio attraverso il web
      Tecnicamente il Podcast è quell’insieme di tecnologie e procedure che consentono di scaricare automaticamente dei file di vario formato dal web tramite feed RSS. Qui lo intenderemo nel significato di trasmissioni radio diffuse attraverso la rete.
      Dopo questo post introduttivo, proporrò un percorso in cui cercherò di mostrare l’efficacia dell’uso del Podcast nella didattica, fornirò materiali e risorse per meglio documentarsi su questa metodologia, presenterò due applicazioni web freemium che consentono di realizzare trasmissioni radio da distribuire tramite la rete: PodomaticSpreaker.
      Soprattutto inviterò tutti a riflettere sull’importanza dell’educare a parlare ed ascoltare.



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      Cos’è il podcast e come utilizzarlo nella didattica?

      Obiettivo di questa seconda parte del mio intervento su “La voce e la radio”, è chiarire cosa sia il Podcast e come sia possibile utilizzarlo nella didattica. A tale scopo presenterò un percorso teorico e pratico in cui verranno proposte risorse video, documenti ed esempi che, spero, potranno aiutarci a mettere a fuoco la versatilità ed efficacia di questo strumento sul piano formativo. 

      Il post è diviso in due parti: A. la teoria e la ricerca; B. La pratica


      A. La teoria e la ricerca
      In questa prima parte del percorso proporrò due documenti che introducono la tematica del podcasting a scuola intrecciando strettamente indicazioni pratiche e strumenti teorici. Si tratta di un saggio di Alberto Pian e di un Webinar di Paolo Aghemo.

      1. Primo passo: Alberto Pian: Podcasting e didattica
      Alberto Pian ha insegnato in ogni ordine e grado di scuola, dalle elementari all’università. Si è sempre occupato di didattica e pedagogia, in particolare è noto per le ricerche ed esperienze condotte su storytelling, gamification e podcasting. Tra i primi ad occuparsi di podcast e didattica, è stato un pioniere in Italia nella sperimentazione del’utilizzo formativo del podcasting.
      Il suo primo lavoro, “Podcast a scuola” costituisce il primo passo in questo percorso teso a chiarire la natura della web radio e l’integrazione nella didattica di questo strumento. Grazie alla gentilezza e disponibilità dell’autore, il saggio è liberamente scaricabile in formato PDF grazie al seguente link: Alberto Pian Podcast a scuola.
      “Podcast a scuola” è il primo lavoro in cui Alberto Pian affronta in modo sistematico il tema del podcasting e delle potenzialità didattiche che si aprono con la trasmigrazione della radio nel web. Nonostante il libro sia del 2005, l’impianto teorico e l’esame del contesto storico e culturale del fenomeno “radiofonico” e della sua implementazione nel web, rimangono tuttora validi.

      1.1. Cultura Convergente e didattica multicanale
      Dell’analisi di Pian vorrei mettere in evidenza due punti che mi hanno particolarmente interessato e che forniscono strumenti per comprendere anche l’attuale dibattito incentrato sui concetti di “cultura convergente” e “transmediale”.

      Il primo punto, interessante e molto attuale, consiste nell’esame della dinamica evolutiva del sistema della comunicazione che, secondo Pian, muove verso l’integrazione fra i diversi media, ma anche tra i diversi codici semiotici; la contaminazione tra generi e formati comunicativi (fumetto, blog, libro, articolo, dibattito, radiodramma, cronaca, reportage fotografico, etc.) e la comunicazione multicanale.

      Il secondo aspetto di interesse è dato dai riferimenti continui al mondo della scuola e all’uso che in esso è possibile fare della radio attraverso il podcasting. Il discorso, pur sintetico, si sofferma sui vari aspetti e possibilità che il podcasting apre:
      • la riduzione radiofonica di diversi generi (dramma, fumetto, etc.) inoltre l’approccio di Pian
      • la capacità del Podcast di “fare da ponte” tra tecnologie digitali” e tradizionali, mescolando: audio, video, testo, immagine;
      • la possibilità di porre in sinergia formati differenti grazie alla costruzione di palinsesti articolati e complessi (blog, articolo libro, dibattito, fumetto, racconto, musica, canzone, filastrocca, etc.);
      • la mobilità e “semplicità” del medium radiofonico e del podcasting, che conferisce ad esso maggiore libertà sia nella creazione dei contenuti che nella loro fruizione;
      • la facilità d’uso di questa tecnologia che rende tutti i fruitori anche autori;
      • la conseguente funzione di supporto alla nascita e crescita di molteplici comunità di interesse, anche di ridotte dimensioni, che danno vita a una interazione comunicativa e dialogica in cui si sostanzia l’intelligenza collettiva della rete.
      1.2. Integrazione del Podcast nella didattica
      Sul piano più strettamente didattico, Pian sottolinea come il lavoro di creazione e gestione di un Podcast offra spazio a una modalità di progettazione e lavoro ben diversa da quella fondata sulla progettazione ingegneristico – tayloristica. La realizzazione di un palinsesto o programma o episodio, pur necessitando di strumenti tradizionali di progettazione, valorizza la creatività e il lavorare per problemi.
      Interessanti anche gli spunti offerti riguardo alla necessità di delimitare l’ambito di un podcast e definirne la funzione, si tratta di un momento chiave, in quanto solo portando a termine con successo queste operazioni, si garantisce una efficace integrazione della tecnologia del Podcast nella didattica, rendendo questa tecnica uno strumento di crescita formativa e conoscitiva ma anche di maturazione di competenze e abilità fondamentali. A questo proposito, occorre evidenziare come il discorso di Pian, trascenda l’ambito del Podcast e offra un modello generale di integrazione delle tecnologie nella didattica cui ci si può rifare anche in altri campi, evitando il “riduzionismo tecnologico“, ovvero quel fatale errore che consiste nel ridurre la didattica alla tecnologia.
      1.3. Didattica con il Podcasting
      Chi volesse conoscere i più recenti risultati del lavoro di Alberto Pian può leggere il suo saggio Didattica con il Podcasting (Manuali Laterza, 2012) di cui segnalo questa recensione comparsa su radiospeaker: Didattica con il Podcasting: il manuale di Alberto Pian. Consiglio anche la pagina web dedicata al libro nel sito dell’editore.

      2. Secondo passo: Paolo Aghemo, Narrazione digitale con il podcast
      Come secondo passo propongo un recente Webinar tenuto da Paolo Aghemo per l’associazione Flipnet il 22/03/2017. Si tratta di un’ottima introduzione all’utilizzo della narrazione digitale nella didattica con particolare riferimento al Podcast audio di cui Paolo Aghemo illustra in modo chiaro e con competenza caratteristiche, vantaggi, modalità di impiego e istruzioni per l’uso.

      2.1 Narrare con il podcast
      In sintesi, l’intervento di paolo Aghemo, sottolinea come il podcasting costituisca una delle più efficaci modalità per la narrazione digitale. Tramite la narrazione e il pensiero narrativo avviene la costruzione della identità individuale e dell’esperienza del mondo e degli altri e il racconto costituisce il fondamento dell’intelligenza e un passo fondamentale dello sviluppo cognitivo (Schank).
      Queste alcune delle idee e indicazioni tra le più significative presentate nel webinar a proposito del nesso tra podcasting e narrazione:
      • Secondo Bruner – e non solo – la narrazione è una delle fondamentali modalità di trattazione di un argomento insieme a quelle logico – quantitativa; filosofico – concettuale; estetico – sensoriale; esperienziale.
      • Favorise il passaggio dalla ricettività passiva all’autorialità aperta a tutti grazie al digitale.
      • È strumento fondamentale per la crescita culturale, personale e collettiva, all’interno di un ambiente di apprendimento costruttivo e collaborativo.
      Aghemo si sofferma quindi sulle varie fasi di realizzazione di un progetto di digital storytelling e quindi passa a trattare il podcast audio soffermandosi su:
      • le varie tipologie di narrazione;
      • i passi per mettere in pratica il Podcast: copione o storyboard; Format della trasmissione (intervista impossibile, trasmissione in seconda lingua, cronaca e news, radio talk, musicale, lezioni, etc.)
      • tempi – durata: dai 2 minuti (infanzia) ai 10 minuti (scuola secondaria di secondo grado) struttura clock trasmissione: jingle iniziale e finale (stacchetto musicale), introduzione trasmissione (effetto speciale) nucleo trasmissione, (stacco musicale) – nucleo trasmissione (stacco musicale) – conclusione
      • il software e l’hardware per il podcast: interessanti, tra le applicazioni segnalate Spreaker e Podomatic di cui vengono illustrate caratteristiche e funzionalità. Segnalati anche Vocaroo e Audioboom.
      B. E la pratica …
      L’utilizzo di una Radio Web come strumento per la didattica è ampio quanto quello della voce: tutto ciò che si può fare con la voce si può fare con una web radio. Una web radio è un ambiente web in cui si possono:
      • pubblicare file audio (Mp3, Mp4),
      • archiviarli ordinatamente,
      • offrirli tramite feed Rss agli abbonati,
      • accompagnarli da una serie di informazioni supplementare (descrizione, tag, )
      • commentarli e avviare una discussione,
      • realizzare in diretta una trasmissione,
      • creare una comunità di follower e following.
      Si ha a disposizione un portale che può supportare numerose attività didattiche proprio per il carattere versatile e semplice di questa tecnologia, questo un elenco delle attività possibili:
      • Storytelling: racconto, intervista, intervista impossibile, cronaca immaginaria, dialoghi immaginari, alterazione di opere (prologhi, finali alternativi e spin off)
      • Risorse Didattiche: registrazione lezioni, audio appunti / riassunti, discussioni in aula, messaggi agli studenti, correzione / feedback,
      • Radiocronaca: eventi, esperienze / uscite didattiche, attività formative (laboratorio, lavori gruppo), documentazione viaggi istruzione, documentazione progetti e attività
      • Recitazione: poesie, fiabe, racconti, audio libri, canti, radio dramma, auto e pseudo biografia,
      • Giornalismo: reportage / inchiesta, intervista, radio talk, giornale radio, etc.
      • e ancora: audio presentazione, divulgazione, testimonianze.

      2. Alcuni esempi e casi …
      Grazie all’opera pionieristica di Alberto Pian e alle iniziative dal basso di tanti docenti e studenti, l’uso delle web radio nella scuola è piuttosto diffuso e si trovano numerosi esempi e casi paradigmatici cui ci si può rifare per muovere i primi passi con il podcasting. In questo percorso ne segnalerò alcuni, scelti tra quelli che conosco, o perché offrono molti spunti o perché mostrano cosa si può fare col podcast.

      L’articolo fornisce un quadro teorico all’uso didattico del podcast e pone al centro l’importanza dell’ascoltare che costituisce un’abilità fondamentale nell’apprendimento. Si tratta, inoltre, di un caso interessante, perché qui il podcast è utilizzato in un contesto di apprendimento che concerne la lingua e letteratura greca e latina. Il podcsat è realizzato con Podomatic ed è suddiviso in due rubriche: Graeci docent e 10 minuti per dire che… . Esempi di sperimentazione del podcast in ambito disciplinare il primo, mentre il secondo lascia spazio al punto di vista degli studenti che si esprimono sui problemi della scuola vissuta nella quotidianità.

      2.2. Giovanna Budroni, La scuola fa podcast!
      Si tratta del canale della classe III F della scuola media dell’I.C. n° 4 di Quartu Sant’Elena, in cui sono fruibili una trasmissione e diversi show realizzati con Spreaker. La trasmissione si intitola “Ti racconto un dipinto” ed è suddivisa in 5 puntatein cui gli studenti presentano opere pittoriche. Gli show trattano di vari argomenti di attualità, storia e istruzione.

      2.3. Radio dell’I.C. Bosco Messina di Roma: Bosco Messina
      Anche in questo caso grazie a Spreakerè stata realizzata una radio scolastica che raccoglie i contributi dei docenti e studenti di varie classi e spazia dalla didattica disciplinare al carnevale, dalla recitazione all’attualità, dalle interviste impossibili alle canzoni e ancora: cronaca, manifestazioni, radio drama, recitazione, fiabe, etc.

      2.4. 3T: Tessere Tanti Testi – I.C. 2 Arzignano (VI)
      Segnalo due progetti che hanno coinvolto molti insegnanti e studenti delle classi di questo I.C.

      #3T: Tessere Tanti Testi … con i nonni: 24 puntate in cui gli alunni e i loro nonni raccontano
      # Tessere Tanti Testi… con ALADINO: 57 episodi in cui vengono trasmesse fiabe, storie, racconti; ma si parla anche di attualità, cittadinanza, etc.

      Entrambi i progetti sono stati realizzati con Podomatic. Questi i nomi degli insegnanti coinvolti: Bevilacqua Barbara, Carlotto Nerina, Fochesato Giorgia, Vicariotto Rosa Maria, Carlotto Giovanna, Confente Emiliana, Di Chiara Barbara, Mecenero Claudia, Treppaoli Chiara.

      2.5. EduSettimoCHANNELL– I.C. di Settimo san Pietro (CA)
      Un canale frequentato e popolato da molte trasmissioni e anche qui emerge, come evidenzia Alberto Pian, la natura propria del mezzo radiofonico, a sua capacità di supportare una struttura comunitaria e comunicativa complessa, personalizzata, abitata da molteplici gruppi tra loro interagenti in un dialogare continuo.

      2.6. Francesca Lazzari, Come realizzare una web radio per innovare la didattica
      Post di Francesca Lazzari pubblicato su scuolaetecnologia il 24/11/2016 e dedicato al fenomeno delle Web Radio Scolastiche. Nel caso esaminato si parla di “Alessia Riccardi, insegnante di lettere nella scuola secondaria di I grado presso l’I.C. “Oreste Giorgi” di Valmontone, che ha realizzato una Web Radio, Radiolol. Radiololè realizzata con Podomatic e incentrata su una rubrica intitolata “E tu che ne pensi” e che prende spunto dal debate per offrire agli studenti l’opportunità di esprimere un proprio punto di vista su temi d’attualità e scolastici.

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      Come creare e gestire una web radio con Spreaker e Podomatic

      Didatticamente il Podcast si presenta come una delle tecnologie più interessanti che il web propone. Realizzazione e pubblicazione sono relativamente semplici, il medium è ampiamente collaudato, si presta a molteplici utilizzi, non richiede costi particolari. 

      In questa terza parte dell’articolo descriverò due applicazioni web per il podcasting: “Spreaker” e “Podomatic” e fornirò due video tutorial in italiano che ne spiegano il funzionamento



      Per quanto riguarda un suo utilizzo in ambito formativo, l’uso della registrazione audio risulta estremamente versatile, disporre di una web radio offre un canale di trasmissione di informazioni di qualsiasi genere e organizzati in innumerevoli format.
      Tutto ciò che si può fare con la voce, in italiano e in una seconda lingua, si può fare con la Web Radio che risulta uno strumento capace di essere adattarsi a molteplici scenari didattici.

      Senari Didattici
      Propongo un elenco che raccoglie alcuni possibili impieghi della web radio, elenco incompleto, ma sufficiente ad apprezzare la elasticità di questa tecnologia:
      • Storytelling: racconto, intervista, intervista impossibile, cronaca immaginaria, dialoghi immaginari, alterazione di opere (prologhi, finali alternativi e spin off), racconto / documentazione eventi scolastici e del territorio;
      • Risorse Didattiche: registrazione lezioni, audio appunti / riassunti, discussioni in aula, messaggi agli studenti, correzione / feedback, presentazioni audio;
      • Radiocronaca: eventi, esperienze / uscite didattiche, attività formative (laboratorio, lavori gruppo), documentazione viaggi istruzione;
      • Recitazione: poesie, audio libri, canti, radio dramma, auto e pseudo biografia, letture antologiche;
      • Giornalismo: reportage / inchiesta, intervista, radio talk, giornale radio, testimonianze, radio giornale della scuola, divulgazione, etc. 
      Come fare?
      Rimane da rispondere ad un’ultima domanda: quali strumenti utilizzare per realizzare un canale radio tramite il web? Esistono molte possibilità, si può anche immaginare, come propone Alberto Pian, di adottare una didattica multicanaleintegrata, così definita dall’autore: “[…] consiste nel tentativo di parlare a tutti usando i canali di tutti e impiegando diversi codici linguistici e comunicativi. Tutti i mezzi possibili devono essere strumenti della divulgazione, ma in modo integrato, armonioso, che renda possibile anche un godimento estetico della fruizione“.
      A questo proposito consiglio la lettura dell’e-book di Alberto Pian intitolato “La didattica multicanale“, da cui è tratta la precedente citazione.
      Per cominciare tuttavia suggerisco applicazioni web semplici da utilizzare e che permettono di pubblicare trasmissioni radio e creare e gestire un proprio canale radio.
      Tra quelle che ho esaminato ho selezionato Spreaker e Podomatic, che di seguito presento.

      Spreaker: cos’è?
      Spreakerè un’applicazione web freemium che permette di creare e gestire una Web Radio, si tratta di un social per il Podcast che non risulta difficile da utilizzare e offre nella versione free 5 ore di trasmissione gratuita. Con Spreaker è possibile caricare file audio in formato Mp3 dal proprio PC o realizzare, tramite una consolle, una trasmissione radiofonica in presa diretta. È possibile, inoltre, condividere le proprie trasmissioni o registrazioni tramite i social media e disporre di un canale in cui saranno visibili e consultabili dagli utenti.

      Spreaker: Piani di Abbonamento
      Spreaker presenta una versione free con le seguenti limitazioni:
      15 minuti come tempo limite di trasmissione quando si registra in diretta
      5 ore di spazio audio
      Per consultare le altre 4 tipologie di abbonamento è possibile consultare la seguente pagina che è in italiano: Piani di abbonamento Spreaker.

      Presentazione di Spreaker
      Nella presentazione che segue si possono trovare la descrizione delle caratteristiche di Spreaker, scenari didattici, esempi su come utilizzarlo in ambito scolastico, linkografia.

      Creare e gestire una web radio con Spreaker from Gianfranco Marini

      Spreaker: video tutorial in italiano
      Ho realizzato un video tutorial che spiega la principali operazioni per utilizzare Spreaker e che ho suddiviso in 2 parti:

      Come realizzare una web radio con Spreaker – 1^ Parte
      In questa prima parte si mostrano i possibili utilizzi di Spreaker nella didattica, come registrarsi e come caricare un file Mp3.


      Come realizzare una web radio con Spreaker – 2^ Parte
      In questa seconda parte vengono spiegati l’utilizzo della console e della Media Library per realizzare una trasmissione in diretta.


      Podomatic: cos’è?
      Siamo in presenza di una applicazione web per creare un canale radio che può facilmente essere utilizzata per scopi educativi, la sola cosa che occorre saper fdare con Podomatic è caricare un file dal proprio PC, è inoltre possibile personalizzare graficamente il canale e visualizzare le statistiche delle proprie trasmissioni. L’account free offre 500 Mb di spazio di archiviazione.


      Presentazione di Podomatic
      Nella breve presentazione a seguire è possibile avere alcune indicazioni su come integrare Podomatic nell’attività didattica e disporre di alcuni link che rimandano a recensioni ed esempi dell’uso di Podomatic come radio educativa.



      Questo è il video tutorial su Podomatic che ho realizzato e in cui viene spiegata la principale operazione che è quella di caricare un file audio sul proprio Podcast . Vengono anche illustrate altre operazioni di configurazione e personalizzazione del canale e proposti diversi “scenari didattici” in cui può essere utile usare questa applicazione.


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      Euristikaè una Comunità di pratica e uno spazio di condivisione online di esperienze sul tema dell'innovazione in ambito aziendale, lavorativo, formativo. Fanno parte di Euristika educatori, HR, professionisti del mondo del lavoro.

      La cosa più interessante di Euristika è che il discorso sull'innovazione che viene portato avanti, lungi dall'essere la solita trita esaltazione delle "magnifiche sorti e progessive" cui si andrebbe incontro affidandosi alla tecnologia, costituisce piuttosto un interrogarsi su quanto sta accadendo, nel tentativo di declinare la tecnologia e l'innovazione entro lo spazio e il tempo dell'esperienza umana.

      Non, quindi, una acritica esaltazione o un altrettanto pregiudiziale rifiuto della tecnologia, ma il tentativo di comprendere e far comprendere che l'innovazione non è mai il risultato automatico delle tecnologia, ma frutto della capacità umana di creare il nuovo e che le storie che caratterizzano quest'epoca di trasformazione non sono quelle che vanno per la maggiore, invitti cavalieri senza macchia e senza paura che uccidono il mostro, ma quelle di chi contribuisce, nel proprio ambito e sorretto dall'abbraccio dell'intelligenza collettiva, alla creazione condivisa del significato, trovando nuove vie, nuovi modi di conferire senso sfruttando le tecnologie, senza farsi sommergere o sostituire da esse.


      Temi e Problemi
      Il punto di vista spiazzante rispetto ai soliti stereotipi con cui Euristika affronta il tema dell'innovazione si può cogliere nella stessa struttura con cui è organizzato lo spazio comunicativo online.
      Si tratta di incrociare agire individuale, mutamento, tecnologie e intelligenza individuale e collaborativa cogliendo la sinergia tra queste variabili  in ambiti e situazioni specifiche della quotidiana attività di lavoro, apprendimento, trasformazione dell'esistente. Raccontare storie che tematizzano lo sforzo ordinario e pongono l'accento sulla capacità di immaginare il possibile nelle pieghe dell'esistente.
      Per questo la ricerca di Euristika si rivolge a ciò che sfugge ad un primo esame, a ciò che non appare in primo piano ma richiede di essere portato alla luce distillandolo dalla complessità del reale attraverso lo strumento della narrazione che costituisce la scelta comunicativa privilegiata da Euristika in quanto, grazie alle storie, si può attuare una forma di comprensione e comunicazione del processo di trasformazione sistemica in corso che risulta insieme non riduttiva, coinvolgente e capace di dare un significato umano al diluvio informativo e trasformativo in corso.

      Le Rubriche / aree di lavoro
      L'approccio così peculiare portato avanti da Euristika  si coglie anche in quelle che sono le aree di lavoro intorno a cui le diverse storie vengono raccontate. Come esempio cercherò di illustrare due di queste rubriche che mi piacciono particolarmente. Ogni rubriche è preceduta da un Manifesto di intenti e contiene tante storie.

      Blind Siders
      Derivato dal football americano, il termine sta a indicare il punto debole (la possibilità che il quarterback venga placcato), i blind siders sono coloro che in un'organizzazione presidiano le aree di criticità e il cui lavoro, nascosto e poco appariscente, è tuttavia condizione per il buon andamento del sistema. Le storie dei "blind siders" sono interessanti perché mettono sotto i riflettori nodi sistemici, processi e competenze che quasi sempre rimangono invisibili e che sono, invece, fondamentali per il successo.
      Manifesto dei Blind Siders


      Bridges - Ponti
      Ponti mira a valorizzare, in quest'epoca di muri, il ruolo sinergico dei "ponti", ovvero della capacità di collegare e mettere in relazione risorse, conoscenze, persone, nella convinzione che la creazione del nuovo sia risultato di percorsi non lineari in cui gioca un ruolo decisivo la capacità di ricombinare elementi noti in modi inusitati. Collegare significa aprire strade percorribili nei due sensi in modo da disegnare nel territorio del conoscere e del fare una rete di comunicazione che mettendo in contatto esperienze, saperi e identità diverse (noi e gli altri) possa portare alla crescita complessiva degli uni e degli altri.
      Manifesto dei Bridges, Sinergia, collaborazione, persone.

      Alte rubriche sono:
      Pilastri
      Signor Errore: l'errore come strumento e momento di crescita e apprendimento

      Questi i profili su Linkedin degli ideatori e animatori di Euristika:
      Alessandro Giovannazzi, Fondatore ed Editore
      Marco della Monica, editore
      Biancamaria Cavallini, editore

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      Un vecchio post sempre attuale scritto da Emanuela Pulvirenti e pubblicato sul suo blog  Didatticarteil 30/08/2013, intitolato I dieci comandamenti per una presentazione perfetta.
      La presentazione è uno strumento di base utile nell'attività di insegnamento e apprendimento, i suoi impieghi non sono infatti limitati alla preparazione di una lezione, ma coprono un'ampia gamma di casi e situazioni:
      • spiegare un argomento,
      • illustrare un progetto,
      • documentare un'esperienza,
      • presentare le proprie conoscenze,
      • preparare una video lezione,
      • illustrare un'indagine,
      • raccontare una storia,
      • preparare un talk,
      e così via.
      È quindi estremamente importante, affinché si possano sfruttare al meglio le caratteristiche di questo strumento garantendo l'esito positivo della comunicazione, che la presentazione sia realizzata con cura dal punto di vista grafico. I consigli di Emanuela Pulvirenti vanno in questa direzioni e valgono non solo per la storia dell'arte, ma per qualsiasi disciplina o area disciplinare.

      I 10 comandamenti
      I comandamenti illustrati dall'autrice sono mirati a 2 principali obiettivi relativi ai due principali elementi strutturali costitutivi di una presentazione: 
      • l'impaginazione della singola slide o diapositiva;
      • la successione delle diapositive.
      In entrambi i casi il valore della grafica è essenziale per assicurare alla comunicazione efficacia nella composizione dei singoli elementi (le slides) e nella loro successione, in modo che sia rigorosa, coerente e significativa.
      Non bisogna incorrere in quella sorta di fallacia che vede nella grafica solo un elemento decorativo ed estrinseco, fallacia che nasce dall'idea che la grafica abbia un valore meramente strumentale e non influisca sui significati che intendiamo veicolare, al contrario gli elementi grafici sono determinanti nel costruire i significati.
      Di seguito l'elenco dei dieci comandamenti che vengono analizzati con accompagnamento di immagini esemplificative.  

      n. 1 – poco testo in ogni slide
      n. 2 – colori funzionali alla leggibilità
      n. 3 – margini attorno al testo e alle figure
      n. 4 – scelta dei caratteri tipografici
      n. 5 – evidenziare le parti importanti
      n. 6 – uso della gabbia di impaginazione
      n.7 – effetti speciali
      n. 8 – apertura con indice o mappa 
      n. 9 – ipertestualità
      n. 10 – immagini
      Altre risorse sul tema di come realizzare una presentazione efficace
      Chi volesse approfondire l'argomento può trovare indicazioni sulla composizione di una presentazione in questi post:
      1. Una guida testuale alla composizione di una presentazione gratuitamente scaricabile, in cui sono indicate 16 applicazioni free utili per realizzare e/o migliorare le proprie presentazioni. Tali applicazioni risultano utili nella varie fasi di creazione della presentazione: raccolta dei materiali, progettazione, Slide Design, risoluzione di problemi.
      2. Una vera e propria video guida su come realizzare una presentazione curata dal punto di vista grafico. Il video mostra una presentazione prima e dopo la "cura grafica". Anna Covone ha infatti: individuato una presentazione graficamente insoddisfacente; ne ha curato l'aspetto grafico con opportune modifiche e mostra il risultato finale. 
      3. Traduzione italiana di un interessante articolo centrato sull'uso dell'immagine nelle presentazioni che in genere costituisce la principale fonte di errori. Nel post vengono mostrati 11 errori tipici nel'uso delle immagini e illstrati con esempi.
      4. Un articolo in cui viene illustrato come realizzare dei talk (conferenze) costituiti da presentazione e commento vocale, secondo regole rigide relative ai tempi e al numero delle slide. In questo caso siamo di fronte a tecniche che mirano ad ottimizzare la pregnanza della comunicazione: ottenere brevità espressiva ed efficacia comunicativa, tenendo presente l'avvertenza che essere brevi non significa essere banali o superficiali o semplicistici.
      5. Si tratta di un processo analitico di scomposizione delle informazioni complesse in elementi semplici in modo da ottenere risultati  ottimali nella memorizzazione, nello studio, ma anche nella composizione di testi scritti e, in questo caso, dei testi di una presentazione. La difficoltà sta nel fatto che occorre conciliare la brevità con una alta densità di significato, come ricordato nell'avvertenza precedente.

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      Introduzione

      La trama della realtà è costituita data dall'intrecciarsi dei fili di tante storie, il disegno che formano ci sfugge, ma molte di queste storie lasciano intravedere qualche particolare del disegno complessivo e ci consentono di capire qualcosa, intravedere un senso in quel che accade. Il tessuto della realtà non è suddiviso in discipline, la conoscenza è data dalle domande che ci poniamo, dal tentativo di seguire il sovrapporsi di questi fili per cercare le risposte.

      Lo Scenario della Storia

      Le storie accadono nello scenario dello spazio e del tempo che costituisce il palcoscenico della storia. Spazio e Tempo sono le principali coordinate dei fenomeni oggetto della ricerca storica e filosofica. Spazio e Tempo sono concetti apparentemente semplici e intuitivi, in realtà la loro natura risulta molto più complessa di quel che sembra. Per comprendere questa complessità basta guardare questi 2 video.

      Prima lezione di storia e filosofia …. giocando con lo spazio e con il tempo


      Le Storie della Storia

      Raccontare le storie significa mantenere il ricordo, cercare esempi, conservare l'identità. L'identità non è come le radici di  un albero, l'identità è qualcosa di dinamico, muta e si trasforma e ad operare il cambiamento sono le narrazioni delle storie. L'identità sono le righe di un libro, le voci che raccontano. Le storie sono infatti macchine emotive, generatori di senso, il filo di Ariana per non smarrirsi nel labirinto. 
      Queste sono alcune delle tante storie che incontreremo dietro le date, i trattati, i dati della Storia:

      Enola Gay: il sorgere dell’era atomica

      Il soldato innamorato: la guerra e l’amore

      Paola Garelli: le ultime parole di Paola

      Il bene è muto: la storia di Nicholas Winston e Giorgio Perlasca

      Tammurriata Nera: la guerra e la miseria

      Franca Viola: la rivolta


      Lo Spazio delle relazioni umane

      Lo spazio geografico si mescola con lo spazio della storia e delle storie umane. Gli uomini con le loro narrazioni costruiscono uno spazio di relazioni intorno a loro, rapportandosi gli uni agli altri per confrontarsi, scontrarsi, collaborare, combattersi, amarsi, odiarsi, separarsi, unirsi, etc.

      TV2 DanmarkAll That We Share


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      Piero Dominici: Umanesimo Digitale
      Il video presenta una discussione tra Piero Dominici, docente di "Communication and Complexity" all'Università di Perugia, e il Professor Francesco Giorgino. Si tratta della settima puntata di un format della LUISSintitolato "Umanesimo Digitale, dialoghi sulle professioni del futuro."
      Si tratta di un dialogo di 5 minuti estremamente denso e interessante che presenta sinteticamente i temi della ricerca di Piero Dominici tra i pochi, e non da oggi, che mostra di avere una chiara consapevolezza della relazione tra rinnovamento politico e civile, progresso economico e sfida epistemologica ed educativa della ipercomplessità. Si tratta di ripensare complessivamente il progetto sociale in un’ottica che privilegi snodi quali la cittadinanza, l’inclusione, il pensiero critico, educazione alla complessità per giungere alla definizione di un nuovo patto sociale
      Per comprendere e addomesticare la società ipercomplessa e iperconnessa occorre adottare un approccio sistemico
      Entro questo contesto vengono proposte riflessioni sui seguenti temi:
      • umanesimo digitale
      • disintermediazione - reintermediazione
      • cittadinanza digitale
      • ricomporre frattura tra umano e tecnologico
      • superamento delle false dicotomie (conoscenze / competenze, sapere umanistico e scientifico, etc. )
      • la sfida educativa come questione cruciale
      Il video è stato pubblicato sul canale LUISSGuidoCarli il 13/04/2018 con il titolo di "Digital Humanism: l'ipercomplessità nell'era del digitale", la durata è di circa 5 minuti.


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      Pietro Alotto: l'Argument Map
      L'Argument Mapping è la tecnica che mira ad esplicitare la struttura argomentativa di un discorso o testo e che a tale scopo si avvale di procedure di mappatura. Pietro Alotto, nel suo blog La Scuola Che Non C'è, ha fornito un essenziale contributo ad introdurre e diffondere questa pratica utilizzando MAV (MindMup'sap Argument Visualization), un software per la mappatura argomentativa di testi / discorsi. Nel blog di Pietro Alotto si possono inoltre trovare interessanti post che spiegano cosa sia l'Argument Mapping e molti esempi di analisi argomentativa di testi tratti dalla tradizione filosofica ma anche dall'attualità. 


      Introduzione a MindMup’s Argument Visualization
      Per trarre profitto dagli articoli di Pietro Alotto consiglio di partire da un post che costituisce una introduzione alla pratica dell'Argument Mapping e ne sottolinea l'importanza ai fine dell'insegnamento e apprendimento del pensiero critico e analitico, si tratta di un articolo pubblicato su Medium il 20/10/2017 e intitolato: Introduzione a MindMup’s Argument Visualization.

      MAV: Mappe Mentali per l'Analisi Argomentativa
      L'articolo introduce all'uso di MAV, piattaforma open source per realizzare mappe argomentative condivisibili e realizzabili anche collaborativamente. MAV ha lo scopo di rappresentare graficamente la struttura di un ragionamento o argomento. In logica si dice argomento un un insieme di proposizioni di cui alcune (almeno due) costituiscono le premesse da cui viene derivata una conclusione necessaria in quanto coerente con le premesse. 

      Cos'è L'Argument Mapping
      Riprendo dalla voce Argument Mapdi en.wikipedia la definizione di questa pratica:
      una mappa argomentativa o degli argomenti ha lo scopo di rappresentare visivamente la struttura di un argomento indicandone gli elementi costitutivi (premesse, conclusioni, obiezioni, premesse implicite, controargomentazioni, confutazioni) e il loro ordine
      L'argument mappingè utilizzato per l'insegnamento del pensiero critico, logico e procedurale e consente di identificare la struttura logica di un'argomento, identificarne gli assunti, valutare coerenza ed efficacia dei vari argomenti al fine di supportare la conclusione. Non si tratta di mappe mentali o concettuali. 
      Normalmente una mappa argomentativa possiede una struttura ad albero ed è caratterizzata da due componenti:
      1. un insieme di nodi che rappresentano i vari elementi del ragionamento (proposizioni) 
      2. un insieme di connettori (linee, frecce) che uniscono i vari nodi e rappresentano le inferenze Esistono software che permettono di ricostruire la mappa di un argomento. 


      Il Post di Pietro Alotto

      Alotto segnala una piattaforma per la visualizzazione degli argomenti: MAV (Mindmup’s Argument Visualization) che è nata presso l'Università di Princeton per migliorare le capacità di ragionamento analitico degli studenti. 
      Si tratta di una applicazione online utilizzabile gratuitamente in quanto open source, ideale da utilizzare con gli studenti e piuttosto semplice da usare. MAV, data la semplicità con cui si apprende, può essere utilizzata con gli studenti della secondaria superiore e anche della primaria di secondo grado. 
      Alotto ne spiega l'uso nella didattica anche attraverso alcuni video tutorial molto intuitivi che mostrano la semplicità d'uso di questo strumento: 
      1. creare un argomento
      2. visualizzare un argomento complesso
      3. ragioni e obiezioni 
      4. modificare una mappa
      5. navigare una mappa

      Link Utili
      1. chi volesse apprendere qualcosa di più sulle mappe argomentative può leggere un altro post di Pietro Alotto intitolato: Come le argument maps aiutano la mente a comprendere e pensare meglio;
      2.  ottimo anche il video di Pietro Alotto che introduce all'argomentazione e ai suoi concetti chiave, ricco di esempi e molto efficace sul piano comunicativo: L'argomentazione: Key concept.

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      Il 22 settembre del corrente anno si terrà a Modena il II Meeting "Inclusione Digitale" il cui tema è dato dal "motivare in modo creativo con la Media Education". Il Meeting è organizzato dall'Istituto Comprensivo 7 e si terrà presso il plesso della scuola primaria "G. Leopardi". Ringrazio Ivana Nobler e Lella Costi per avermi invitato e spero di poter dare un contributo che possa essere utile ai colleghi che interverranno. 
      I Workshop
      Elemento qualificante del Meeting saranno i Workshop suddivisi in 3 fasce orarie, a questa pagina il programma completo del Meeting con l'indicazione dei vari Workshop suddivisi in tre fasce orarie

      Non solo Audio e Non  Solo Video

      Audio e video digitale sono media ormai sempre più utilizzati in contesti formativi, a mio parere i vantaggi che presentano sono molteplici. Audio e video possono infatti essere realizzati in modo relativamente semplice (Podcast, Screencast), consentono di sviluppare le competenze mediali di base, il loro utilizzo non presenta costi eccessivi, sono strumenti estremamente versatili in quanto adattabili alle diverse circostanze ed esigenze proprie di una didattica situazionale.

      Non scuola Digitale, ma il digitale a Scuola
      Si tratta di media digitali relativamente semplici da realizzare da parte di chiunque e che non richiedono competenze informatiche specifiche conseguibili con lunghi processi di formazione / aggiornamento. Come ingegneri, medici e avvocati, anche insegnanti e studenti non devono diventare "insegnanti e studenti digitali". L'ingegnere utilizza ampiamente tecnologie digitali non per questo viene chiamato "ingegnere digitale" e la sua professione "ingegneria digitale". Non si tratta di una questione meramente terminologica, ma di una questione di sostanza, dietro cui spesso si cela un errore fatale: quello di ritenere che vi possa essere buona scuola solo e nella misura in cui la scuola divenga digitale. In realtà il vero problema non sono le tecnologie, ma la didattica, come mostra questo noto video.


      La questione quindi non è l’integrazione della didattica nelle tecnologie, ma esattamente il contrario, sono le tecnologie a dover essere ricondotte nell'ambito della didattica.

      Dalle TIC alle TAC
      Dovendo ragionare di utilizzo didattico delle tecnologie occorre spogliarsi dei panni del tecnologo e indossare quelli dell’insegnante, occorre specialmente evitare l’effetto “Wow”, tipico del marketing emozionale, nella scelta della tecnologia più mirabolante e avveniristica, non necessariamente utile o conveniente sul piano didattico. Si tratta di abbandonare la "cultura delle rincorsa tecnologica" che porta spesso a subordinare la didattica alla tecnologia e passare dalle TIC o Tecnologie della Informazione e Comunicazione; alle TAC, le Tecnologie dell’Apprendimento e della Conoscenza. Ciò significa che al centro della ricerca e della pratica didattica deve essere posto il problema di come apprendere con le tecnologie, non di come apprendere le tecnologie
      Audio e video digitali sono tecnologie di base nella comunicazione multimediale, dotate di enormi potenzialità e valenze didattiche sia che le si consideri dal punto di vista delle conoscenze che possono contribuire a promuovere, che delle competenze e capacità che consentono di sviluppare sul piano creativo, critico e della Media Education.


      Perché "Non solo"?
      Perché non è sufficiente pubblicare un video o un file audio sul web per poter dire di avere conseguito un risultato formativo significativo e valido. La mera pubblicazione di contenuti audio e video non fa altro che trasferire sul web la didattica trasmissiva e monologica che viene spesso svolta in presenza e non sfrutta in modo ottimale le potenzialità del digitale della rete. Occorre quindi sfruttare al meglio le risorse e strumenti offerti dal web per:
      • costruire il video sfruttando al meglio la multimedialità del digitale, quindi non una facciona in primo piano che bla bla bla, ma presentazioni, mappe, immagini, infografiche, etc. a supporto del del discorso
      • costruirvi intorno un ambiente comunicativamente ricco
      • rendere il video interattivo
      • utilizzare varie tipologie di audio e video: video o audio talk,  video o audio lezione, video o audio intervista, video quiz, etc.. 
      • fare in modo che siano gli studenti, non solo il docente, a realizzare video con differenti tecnologie e di differenti tipologie. 
      Mappa di Apprendimento
      Ho creato una mappa che presenta un percorso di apprendimento sul tema dell'audio e del video nella didattica che costituirà l'ambiente online di apprendimento cui farò riferimento nei miei Workshop e che rendo disponibile a tutti. Ho cercato di ideare e organizzare questa mappa come un percorso di formazione che chiunque può autonomamente intraprendere anche se non prenderà parte ai workshop.
      Nella mappa vi sono le risorse (guide, articoli, video tutorial recensioni, esempi, webinar) necessari a sviluppare le conoscenze teoriche e le abilità richieste per un uso non banale e trasmissivo di audio e video digitali. La mappa contiene anche indicazioni e informazioni per navigarla e usarla al meglio.

      Non solo Audio & Video: audio, video e web nella didattica


      Presentazione: Platone, gli ARG e il Sequestro Emotivo
      Nel mio intervento nella plenaria proverò a illustrare un breve percorso che, partendo dagli ARG (Giochi di realtà alternativa) mostri le enormi potenzialità della cultura convergente e del transmedia storytelling, elementi centrali dell'ecosistema mediale contemporaneo. Tenterò quindi di esplicitare il lato oscuro dello storytelling chiamando a testimone Platone e la sua "antipatia" per i poeti, colpevoli di "oscurare" con il contagio emotivo la razionalità umana. Proverò quindi a trovare un riscontro alle parole di Platone nel fenomeno dell'Amygdala Hijack, il sequestro della mente razionale operato dal sistema limbico che conduce a mettere fuori gioco la neocorteccia e la mente razionale.
      La conclusione non è che dobbiamo rinunciare alle storie né, tanto meno, alle emozioni, ma che è bene tenere sempre gli occhi bene aperti o, fuor di metafora, che la Media Education è una necessità .

      Presentazione: Platone, gli ARG e il Sequestro Emotivo 


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      Indice
      Dare forma al caos informativo
      Che cos'è un'infografica?
      La video infografica
      Video infografica e narrazione
      Tipologie di video infografica
      Video tutorial in italiano
      Archivi per Cercare o Condividere Infografiche
      Altre Rirosrse
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      Dare Forma al Caos informativo
      La rappresentazione grafica delle informazioni da sempre costituisce una delle dimensione chiave della comunicazione, la stessa nascita della scrittura è il risultato di un complesso processo che mira alla rappresentazione grafica della lingua parlata.
      La rappresentazione grafica delle informazioni ha anche una dimensione conoscitiva in quanto è la ricerca di un ordine che trasformi i dati in informazioni imponendo al caotico flusso degli accadimenti una struttura relazionale e razionale. Si tratta quindi di uno degli aspetti principali dell'agire conoscitivo umano, la creazione del senso, la ricerca e/o imposizione di un logos che è alla base nascita della filosofia e delle scienze.
      L'odierno successo delle infografiche nasce da ragioni simili, la quantità di dati oggi in nostro possesso è tale da risultare ingovernabile, il problema dell'overload informativo si accompagna a quello di un sovraccarico cognitivo, la difficoltà di "inquadrare" i dati, ovvero inserirli in un contesto strutturato, categorizzato, che li renda comprensibili e esplorabili, senza la qual cosa i dati non saranno mai informazioni, ma caos, opposto del logos, disordine.

      Che cos'è un'Infografica?
      Il termine infografica nasce dalla fusione delle parole informazione (information) e grafica (graphic), ovvero: visualizzazione delle informazioni in cui prevale l'aspetto grafico e visivo su quello testuale. Componente essenziale dell'attuale sviluppo delle infografiche è la digitalizzazione e l'elaborazione computerizzata delle informazioni e della loro visualizzazione.
      In questa accezione molto ingenua e generale molte cose possono essere etichettate come Infografiche: mappe concettuali e mentali, diagrammi di flusso, istogrammi, mappe, schemi, ecc.

      Per cercare di chiarire cosa sia esattamente un'infografica e quale sia attualmente l'evoluzione di questo strumento, propongo in questo post un percorso di approfondimento che tratterà i seguenti punti:
      1. cosa sono le infografiche
      2. la video infografica
      3. applicazioni per creare infografiche
      4. video turorial in italiano
      Per molti di questi punti rimanderò ad altri post scritti da me o altri sul tema, mentre cercherò di trattare della video infografica che costituisce una evoluzione di questo strumento che mostra interessanti potenzialità sul piano della comunicazione didattica.
      Per chi volesse ulteriori delucidazioni su caratteristiche e tipologie di infografica, suggerisco i seguenti articoli:
      - Wikipedia: Infografica;
      - Romeuracademy, Sara Stabile, Cos'è un'infografica.

      Mauro Tudini: Cos'è l'Infografica?
      Si tratta di una video infografica intitolata Che cos'è l'infografica, in cui si spiega in 6 minuti cosa sia un'infografica, quali gli elementi che la costituiscono, mostra esempi della storia delle infografiche, illustra i motivi del loro successo e parla dell'uso che ne viene fatto nella stampa e nei social.


      Scheda Video
      Autore: Mauro Tudini
      TitoloChe cos'è l'infografica
      Data Pubblicazione: 15/12/2012
      Durata: 6:24

      La video infografica
      Evoluzione dell'infografica, conosciuta anche come infografica animata o video spiegazione, i termini  inglese sono Motion Graphic Video o Video Explainer.
      La video infografica è:
      • un breve video esplicativo di 2 o 3 minuti ,
      • ampiamente utilizzato nel mondo del marketing e della comunicazione aziendale (sia interna che esterna) 
      • e rivolto in modo particolare agli utenti dei social media;
      • scopo è quello di spiegare nel modo più semplice e accessibile un concetto, 
      • coinvolgendo e divertendo lo spettatore 
      • e facendo si che il messaggio rimanga impresso nella memoria.
      Per conseguire tale obiettivo la video infografica utilizza codici ed elementi comunicativi propri dell'infografica (icone, diagrammi, grafici, istogrammi, schemi, etc.) o disegni in stile cartone animato, che vengono animati in un video caratterizzato da un montaggio estremamente curato e dinamico, colori vivaci e sottofondo musicale.
      Immagini e altri elementi grafici sono accompagnati da brevi testi esplicativi e, in certi casi, anche da una voce fuori campo.
      Per evitare equivoci occorre tenere presente che con il termine di video infografica o infografica animata viene anche indicata da molti l'infografica statica (un'immagine), caratterizzata da elementi grafici animati. Altra cosa ancora è l'infografica interattiva in cui l'utente può modificare la modalità con cui sono rappresentati i dati, qui un esempio: la storia del web in un'infografica interattiva

      Video infografica e Narrazione
      Il forte impatto emotivo e il coinvolgimento che la video infografica mira a conseguire si basano su una struttura del messaggio veicolato caratterizzata dal seguente schema: problema - soluzione - chiamata all'azione (call to action). Da ciò risulta evidente la stretta correlazione tra video infografica e storytelling. La video infografica dovrà contenere una storia e quindi una precisa struttura narrativa basata su uno schema come quello dei tre atti (problema, soluzione del problema e ristabilimento dell'equilibrio) o su uno dei tanti schemi narrativi possibili; a tale proposito si può consultare il post 8 schemi classici di storytelling. Devono comunque esservi un protagonista, un antagonista, una sfida o problema e deve essere prospettata una soluzione.

      Tipologie di video infografica
      Nell'articolo pubblicato su Video MonsterCos'è una video infografica, vengono anche esemplificate varie tipologie di video infografiche funzionali a situazioni e scopi differenti:
      • video istituzionali;
      • video per i social network;
      • video promozionali;
      • video esplicativi;
      • video curriculum;
      • video presentazioni;
      • video storytelling.
      Rimando all'articolo per spiegazioni più dettagliate. 

      Alcune video infografiche che spiegano cosa sia una video infografica
      riporto alcune video infografiche con testi in italiano realizzate ocn lo scopo di spiegare cosa sia una video infografica. Ricordo che si tratta di esempi e spiegazioni rche si riferiscono al mondo aziendale e del marketing, ma le potenzialità di una possibile utilizzazione di questo strumento in ambito didattico mi sembrano evidenti.

      1° video: Cos'è un'infografica animata?
      Autore: EmpixMultimedia
      Data Pubblicazione: 1/6/2016
      Durata:  2:28
      Link direttoCos'è un'infografica animata?



      2° video: Che cos'è una video infografica?
      Autore: AxuraVideo
      Data Pubblicazione: 2/12/2013
      Durata: 1:13
      Link direttoChe cos'è una video infografica?


      Applicazioni per creare Infografiche Video Tutorial in Italiano
      Esistono molte applicazioni web e app per dispositivi mobili che possono essere utilizzate per realizzare infografiche. Si tratta, in genere, di applicazioni che offrono caratteristiche e funzionalità comuni, segnalo quelle più importanti:
      • sono freemium ma con una versione sufficientemente completa da poter essere utilizzata nella didattica;
      • sono strumenti multifunzionali, nel senso che permettono la creazione di vari tipi di oggetti mediali oltre alle infografiche: presentazioni, poster, immagini interattive, animazioni, grafica, etc.;
      • sono relativamente semplici da usare in quanto dispongono di librerie di oggetti grafici (icone, sfondi, immagini, etc.) che possono essere manipolate con la tecnica del trascinamento e rilascio del mouse;
      • i lavori sono facilmente scaricabili e/o condivisibili via link o email o social media o codice di incorporamento
      Le applicazioni che ho considerato sono: Canva, Easel.ly, Infogr.am, Genial.ly, Piktochart, Visme. Di altre come Venngage, Visual.ly, strumenti altrettanto validi, non ho trovato video tutorial in lingua italiana.
      Dal momento che sarebbe impossibile indicare tutti i video tutorial presenti in rete che illustrano come utilizzare webware e app per realizzare infografiche, ho creato una playlistformata da 22 video su YouTube in cui ho incluso i video tutorial in italiano delle più note tra esse. Ho anche inserito video guide che spiegano cosa sia un'infografica, una video infografica e illustrano altre risorse relative a questo strumento comunicativo.
      Questo il link della Playlist: Infografiche: guide e video tutorial.
      Nella stessa Playlist ho anche inserito i video tutorial italiano relativi ad applicazioni web o software che permettono di creare video infografiche: Adobe Spark Video, Powtoon, Videoscribe.

      Archivi per Cercare o Condividere Infografiche
      Strumenti estremamente utili sono quei siti che consentono di condividere le proprie infografiche e/o cercare tra le infografiche pubblicate da altri utenti. Si tratta di repository online contenenti migliaia di infografiche riutilizzabili citando gli autori.
      Caratteristiche di tutti questi siti sono:
      • disponibilità di un box di ricerca;
      • classificazione delle infografiche per: categorie, più visualizzate, più recenti, più votate,
      • link e/o codice di incorporamento;
      • condivisione nei principali social media.
      Questi alcuni dei siti per la condivisione di infografiche:
      • Graph.net: in inglese, presenta tutte le funzionalità sopra descritte, ogni infografica è preceduta da una descrizione molto esaustiva.
      • Infographiclove: in italiano, nasce da un progetto mirato alla condivisione dal basso delle infografiche. Chiunque può registrarsi e creare il proprio portfolio di infografiche. Le infografiche possono essere ricercate con un box di ricerca molto scomodo (posto alla fine della pagina) o per categorie (social, Web, Food, Lifestyle, video infografiche, infografiche animate) a loro volta suddivise in sotto categorie.
      • Infografie: si tratta di un aggregatore di infografiche in italiano. Le infografiche sono inviate dagli stessi utenti e archiviate in categorie. È possibile anche la ricerca tramite box di ricerca. Ogni infografica può essere commentata, condivisa tramite email o social media, si può anche richiedere di utilizzarla compilando un form.
      • Elearninginfographics: in inglese. Raccolta di infografiche relative al mondo educativo suddivise per categorie (educational technology, gamification, social learning, etc.), per livello di istruzione (preschool, k12, higer education, etc.), per destinatari (teacher, student). per ogni infografica è disponibile il codice di incorporamento, è possibile postare commenti, condividere via social media.
      Storia dell'Infografica


      Altre Risorse per approfondire il tema delle Infografiche
      1. Manuela Piscitelli: Corso di infografica - tutto sulle infografiche in 12 presentazioni - lettering, caratteri, percezione, teoria colori, griglie, etc., nell'Anno Accademico 2009/10 ha curato un interessante Corso di infografica e pubblicato online 12 ottime presentazioni in formato PDF che offrono un quadro teorico completo relativamente alle infografiche. Si tratta di materiale estremamente interessante e utile che presenta conoscenze e ambiti del sapere che concernono l'infografica: dalla percezione visiva alla teoria dei colori, dai caratteri al linguaggio visivo e così via.
      2.  Una presentazione di 91 slides realizzata con Prezi da Anna Rita Vizzari dal titolo "Infografiche nella didattica". Si tratta di una delle risorse in italiano sul tema "Infografiche e didattica" più ricche e interessanti esistenti nel web. La presentazione è suddivisa in 6 sezioni: 1. cosa sono le infografiche 2. Uso didattico delle infografiche 3. strumenti utili per le infografiche 4. laboratorio infografiche 5. Repertori nella didattica 6. Laboratorio: infografica dinamica con repertorio.
      3. Gianfranco Marini, Infografiche: una lunga storia, un tentativo di mostrare alcuni squarci della storia dell'infografica attraverso l'esame di alcuni esempi dal medioevo alla nascita dell'infografica vera e propria. 

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      Rilasciato nel marzo del 2017 dal Centro Comune di Ricerca (Joint Research Center - JRC) lo European Framework for the Digital Competence of Educators, autori Christine Redecker e Yves Punieè stato finalmente tradotto in italiano grazie a Mirella Sale e pubblicato in Italia da Wikiscuola nel 2018 con licenza CC.
      Si tratta di un documento di 96 pagine disponibile in PDF a questo indirizzo: Quadro Europeo per le Competenze Digitali degli Educatori
      Chi volesse può consultare la sintesi in inglese del documento recandosi a questa pagina: Assessing Educators Digitale Competence. Da quest'altro indirizzo si può scaricare il documento completo in inglese: European Framework for the Digital Competence of Educators: DigCompEdu.
      Il focus non è posto sulle competenze tecnico - informatiche, ma su come le tecnologie digitali possono essere utilizzate nell'insegnamento e nell'apprendimento.

      Indice
      Grazie all'ottimo lavoro di Mirella Sale e a Wikiscuola, ora le DigCompEdu sono ora a disposizione di tutti i docenti italiani per essere lette, discusse, criticate, migliorate e tradotte in pratica. Un utilissimo contributo alla discussione sul "digitale a scuola" (e mettendo da parte, a mio avviso, l'idea stessa di una scuola digitale)

      Questi i punti più significativi dell'indice:
      Sintesi
      Introduzione
      DigCompEdu in breve
      DigCompEdu spiegato
        01 Impegno professionale
        02 Risorse Digitali
        03 Insegnamento e apprendimento
        04 Valutazione
        05 Responsabilizzazione degli Studenti
        06 Facilitare l'acquisizione delle Competenze Digitali
        07 Panoramica
      DigCompEdu in dettaglio
        01 Impegno professionale
        02 Risorse Digitali
        03 Insegnamento e apprendimento
        04 Valutazione
        05 Responsabilizzazione degli Studenti
        06 Facilitare l'acquisizione delle Competenze Digitali
        07 Panoramica
      Glossario
      Sono inoltre presenti numerose figure e tavole.

      DigCompEdu in breve
      DigCompEdu prende in esame 6 differenti aree di competenza per un totale di 22 competenze. Questa la mappa delle 6 aree in cui sono suddivise le competenze digitali che gli educatori devono possedere:

      Area 1 - Impegno Professionale: focalizzata sugli ambienti professionali
      Area 2 - Risorse Digitali: ricerca delle fonti, creazione e condivisione di risorse digitali
      Area 3 - Insegnare e Studiare:  gestione e coordinamento dell'utilizzo i strumenti digitali nell'insegnamento e nell'apprendimento
      Area 4 - Valutazione: strumenti e strategie digitali per migliorare la valutazione
      Area 5 - responsabilizzazione degli studenti: utilizzo di strumenti digitali per per potenziare l'apprendimento degli studenti
      Area 6 - facilitare l'acquisizione delle Competenze Digitali: facilitare lo sviluppo delle competenze digitali degli studenti

      Di seguito le 6 Aree e le 22 competenze

      AREA 1 - Impegno professionale
      1.1. Comunicazione Organizzativa
      1.2. Collaborazione Professionale
      1.3. Pratiche riflessive
      1.4. Competenze Digitali

      AREA 2 - Risorse Digitali
      2.1. Selezione
      2.2. Creazione e modifica
      2.3. Gestione, protezione e condivisione

      AREA 3 - Insegnare e Studiare 
      3.1. Insegnare
      3.2. Orientare
      3.3. Apprendimento collaborativo
      3.4. Apprendimento auto - regolato

      AREA 4 - Valutazione
      4.1. Strategie di valutazione
      4.2. Analisi dei risultati
      4.3. Feedback e progettazione

      AREA 5 - Responsabilizzazione degli studenti:
      5.1. Accessibilità e inclusione
      5.2. Differenziazione e personalizzazione
      5.3. Coinvolgimento attivo degli studenti

      AREA 6 - facilitare l'acquisizione delle competenze digitali
      6.1. Alfabetizzazione e media literacy
      6.2. Comunicazione
      6.3. Creazione di contenuti
      6.4. Benessere
      6.5. Risoluzione di problemi

      Link Utili

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      INDICE
      Oliviero Cresta,Gli Errori Cognitivi - 6 Errori Cognitivi
      State of Mind, Bias - Euristiche, cosa sono e alcuni esempi
      en.Wikipedia - Elenco di Cognitive Biases
      Meg Dowell, infografica, 20 pregiudizi cognitivi che minano le tue decisioni
      Andrea Giuliodori, I 23 bias cognitivi che ti incasinano la vita
      pensierocritico.eu, Mistificazione e demistificazione

      Errori e Distorsioni Cognitive
      Primo di una serie di 6 articoli scritti da Oliviero Cresta sul tema degli Errori o Distorsioni Cognitive e pubblicati nel corso del 2015 su RentalBlog. L'articolo si intitola Gli errori cognitivi - L'effetto ancoraggio e tratta della tendenza che abbiamo a decidere affidandoci alle prime informazioni disponibili e assumendole come punto di riferimento indiscusso cui ancorare tutti i nostri giudizi, spesso distorcendo le informazioni che acquisiamo successivamente in modo da renderle compatibili con l'ancora iniziale. 

      Euristiche ed errore
      Quella dell'ancoraggio è una procedura euristica, termine con cui in psicologia si indicano quei processi in cui si devono assumere decisioni e/o risolvere problemi in situazioni concrete della vita quotidiana, senza disporre di informazioni e/o tempo sufficienti. Quando le risorse su cui basare la propria decisione sono limitate entrano in gioco meccanismi operativi, spesso inconsci e automatici, che forniscono schemi semplificati di comportamento / decisione basati su modelli / sceneggiature generali e generiche.  Questo può portare a commettere errori o prendere decisioni che in seguito si rivelano inefficaci o controproducenti. Un esempio di strategia euristica è procedere per tentativi ed errori fino ad arrivare alla soluzione del problema.

      State of Mind, Bias, Euristiche, errori di ragionamento
      Su State of Mind, giornale delle scienze psicologiche, un articolo intitolato "Bias - Euristiche"è dedicato ad esaminare la questione dei Bias e del loro rapporto con le euristiche e i ragionamenti. I bias vengono definiti come particolari euristiche basate su pregiudizi astratti che si acquisiscono al di fuori del ragionamento critico e senza riscontri oggettivi e conducono a errate valutazioni, scelte sbagliate e possono dar luogo a pregiudizi.
      Vengono quindi esaminati 15 Bias cognitivi tra i più comuni con il corredo di video e immagini e il riferimento a testi e ricercatori che si sono occupati di questi problemi.
      L'interesse dell'articolo risiede anche nel fatto che fornisce alcuni chiarimenti sull'origine del termine bias, su cosa siano le euristiche cognitive e anche qualche cenno sulla terapia cognitiva.

      People's Cyclopedia of Universal Knowledge - 1883 - Wikipedia
      Un elenco degli Errori Cognitivi
      L'elenco degli errori cognitivi e delle euristiche studiate dalla psicologia è lungo ma il loro studio estremamente interessante qualora si voglia dare concretezza a quella educazione al pensiero critico da tutti auspicata in astratto. Una lunga lista di Errori Cognitivi (Cognitive Biases), la si può trovare nella versione inglese di Wikipedia, dove sono indicati circa 120 tipi di errori diversi: List of Cognitive Biases. Per consultare la lista si può utilizzare la funzione di traduzione automatica del proprio browser, con Chrome, per esempio, è sufficiente cliccare col tasto destra e dal menù che comparirà selezionare "Traduci in italiano".

      Su  RentalBlog vengono esaurientemente spiegati da Oliviero Cresta anche altri errori cognitivi facendo riferimento ad esempi, esperimenti e studiosi di psicologia che si sono occupati di essi. Di seguito l'elenco degli altri 5 articoli presenti sul blog:
      1. Gli errori cognitivi – Il pregiudizio sullo status quo
      2. Gli errori cognitivi – L’euristica della disponibilità
      3. Gli errori cognitivi – L’errore di rinforzo delle scelte
      4. Gli errori cognitivi – L’effetto gregge
      5. Gli errori cognitivi – Il pregiudizio di conferma
      20 Errori Cognitivi che minano le tue decisioni
      La seguente infografica raccoglie 20 errori o distorsioni cognitive ed è contenuta in un breve post di Meg Dowell pubblicato su Lifehack  con il titolo 20 Cognitive Biases That Largely Affect Your Everyday Decisions.
      Ho tradotto la descrizione dei 20 Bias cognitivi con una certa fatica perché lo stesso bias viene denominato in modi diversi e la traduzione in italiano non è sempre possibile perché si tratta spesso di espressioni gergali oppure lo stesso bias prende un altro nome nella nostra lingua. Ho anche inserito link di approfondimento per tutti quei bias per i quali ho trovato indicazioni chiare e affidabili  in italiano.
      Ho quindi utilizzato Thinglink per inserire le traduzioni nell'immagine.



      L'elenco degli stessi errori presenti nell'infografica si può trovare nel blog di Luca Bertuccini che li spiega meglio di quanto faccia la mia traduzione e con esempi e definizioni piuttosto chiare e comprensibili per tutti. Il titolo del post è "20 Bias cognitivi che influenzano le nostre scelte"

      Chi volesse consultare una lista di Errori Cognitivi non del tutto coincidente con quelli dell'infografica può leggere in italiano un post di Andrea Giuliodori dal titolo "I 23 bias cognitivi che ti incasinano la vita". Dopo avere sinteticamente chiarito cosa siano i bias cognitivi e quale sia il loro funzionamento, Andrea Giuliodori presenta 23 errori, distorsioni, illusioni citando testi e autori di riferimento e fornendo esempi.


      MIstificazione e Demistificazione
      Molto utile per contestualizzare la problematica dei Bias Cognitivi entro la prospettiva di un'educazione al Pensiero Critico la pagina pubblicata su pensierocritico.eu e intitolata "Mistificazione (Fake News) e demistificazione (Debunking)". Si tratta di uno spazio in cui Franco Matarella , con un esemplare lavoro di cura dei contenuti, ha raccolto indicazioni teoriche, strumenti e risorse mirate alla comprensione del fenomeno della mistificazione (Fake, news, bufale, post-verità) e delle condizioni alle quali è possibile contrastare questo fenomeno con pratiche come il Debunking ma, soprattutto, con una cultura centrata sul pensiero critico.
      Per comprendere come notizie e concezioni false possano affermarsi è fondamentale fare riferimento ai meccanismi psicologici che presiedono alla formazione e fissazione delle nostre credenze e tra questi il ruolo centrale spetta ai bias cognitivi. In questo modo è spesso possibile capire la vulnerabilità delle persone alla disinformazione e impostare una strategia di Debunking - (demistificazione) adeguata che consiste nella decostruzione delle narrazioni mistificanti.


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      Una splendida presentazione realizzata da Elisa Turrini con Adobe Spark Page sul tema dell'Autobiografia Cognitiva, strumento per la valutazione autentica entro il contesto dell'apprendimento situato. La narrazione autobiografica diventa il metodo per ricostruire consapevolmente il proprio percorso formativo e i suoi risultati da parte dello stesso discente. In tale dimensione l'uso dello storytelling digitale o non digitale, diventa fondamentale.
      Punto di partenza della riflessione sulla valutazione proposta da Elisa Turrini è l'esigenza di sviluppare un approccio alla valutazione che sia capace di:
      • valutare lo sviluppo di conoscenze e competenze nell'apprendimento situato,
      • superare i limiti delle prove standardizzate.
      La valutazione autentica deve essere autovalutazione compiuta dal soggetto che apprende al fine di divenire consapevole del proprio modo di apprendere per coglierne limite, stile, problematicità e renderlo più adeguato.
      vengono quindi esaminati gli strumenti per sviluppare una valutazione autentica individuandone punti di forza e limiti:
      • compiti di realtà,
      • osservazione sistematica,
      • autobiografia cognitiva

      Autobiografia Cognitiva
      L'autobiografia cognitivaè il processo consapevole di ricostruzione delle proprie esperienze in forma narrativa in modo da conferire ad esse un senso. Il riferimento è alle ricerche di Duccio Demetrio sulla valenza pedagogica della narrazione di sé e al pensiero narrativo di Jerome Bruner.
      Nella pratica didattica l'autobiografia cognitiva è la narrazione del processo e del prodotto dell'apprendere compiuta dallo stesso discente guidato da domande proposte dall'insegnante che siano tali da innescare il processo narrativo.
      Il narrare diviene quindi una riflessione metacognitiva sul proprio apprendere. Vengono proposti numerosi link che rimandano a strumenti capaci di sviluppare nel discente l'attitudine metacognitiva come Diari, Lapbook, questionari, fino ad arrivare al racconto orale o scritto delle proprie esperienze scolastiche.
      Il seguito della presentazione è incentrato sulle potenzialità della narrazione cognitiva con strumenti analogici e digitali e propone numerosi link a modelli ed esempi: storie di studenti scritte da studenti, rubriche di valutazione delle autobiografie cognitive, e, sul piano teorico, evidenzia le numerose funzioni che l'autobiografia cognitiva presenta: valutativa, riflessiva, metacognitiva, formativa, etc.



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      Star Wars tra il cinema e la mitologia
      La fama di Star Wars si deve a tanti fattori ma soprattutto alla capacità di Lucas di avere realizzato con Star Wars una storia che si colloca in una dimensione mitica.
      La saga di Guerre Stellari è uno dei più rilevanti esempi di mitopoiesi dell’età contemporanea: una storia pensata come un mito, che integra temi tradizionali e contemporanei, con archetipi culturali, concetti filosofici e scientifici, secolarizzandoli e fornendo un modello dell'esperienza umana in cui il processo di immedesimazione nelle vicende dell'eroe è immediato. 
      Il principale fattore che spiega come Star Wars si collochi in una dimensione mitologica è dato dal fatto che George Lucas si sia consapevolmente ispirato nel crearne la struttura narrativa al monomito del viaggio dell'eroe di Joseph Campbell.

      Il Viaggio dell'Eroe rappresentato tramite le vicende di Star Wars
      Per questo motivo ho pensato che fosse interessante utilizzare Star Wars per esemplificare una il viaggio dell'eroe dai mille volti di cui tratta Campbell nella sua opera. Per farlo ho fatto riferimento alla versione semplificata del monomito di Campbell operata da Cristopher Vogler che riduce da 17 a 12 le tappe del viaggio dell'eroe. Ho usato ThingLink per rendere interattiva un'immagine che rappresenta il viaggio dell'eroe. Ho utilizzato è stata pubblicata su Skift in un articolo di Luke Bujarski del 28/10/2016 dal titolo "The Hero's Journey: A Human Framework for Building Modern Travel Brands".
      Questo il link diretto all'immagine interattiva: Il monomito dell'eroe in Star Wars.



      Lucas incontra L'eore dai mille volti
      La svolta nella stesura della sceneggiatura di Star Wars fu l'incontro con il libro di Campbell, L'eroe dai mille volti, come riconosce lo stesso Lucas:
      Non sapevo cosa stavo facendo a quel tempo (la scrittura della sceneggiatura di Star Wars). Iniziai a lavorarci su, a fare ricerca, a scriverlo, e un anno passò. Scrissi molte bozze di questo lavoro e a un certo punto incappai ne L’eroe dai mille volti. Era la prima volta che iniziai davvero a mettere a fuoco il progetto. Una volta letto il libro dissi a me stesso: “è questo il genere di mito che stavo cercando di descrivere, è lui”. […] Fu L’eroe dai mille volti che mi fece orientare in quelle 500 pagine di storia per capire quale dovesse essere la trama, quale la conclusione, quale il “focus”, quale il dispiegarsi della storia complessiva. Era tutto là; ed era là da migliaia di anni, come il prof. Campbell aveva spiegato. E mi dissi: “ci siamo”. […]È possibile che se non mi fossi imbattuto in quel libro starei ancora scrivendo Star Wars”.
      Jospeh Campbell, The Hero’s Journey: Joseph Campbell on his life and works,New York: Harper and Row, 1990.

      La prima schermata del film di Lucas presenta la famosa apertura con la didascalia che scorre allontanandosi e recita un'apertura tipica del racconto mitologico in cui la storia è collocata in un luogo e in un tempo indeterminati: "Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana ...".

      Joeseph Campbell
      Lucas incontra Campbell
      Nel 1984 Jospeh Campbell, che Lucas chiamava il mio Yoda, si trovava al Palace of Fine Arts di San Francisco, dove doveva tenere una conferenza. Tra il pubblico era presente anche George Lucas. Fu in quell'occasione che i due si conobbero e cominciò la loro amicizia che doveva durare fino alla morte di Campbell nel 1987.
      Fu solo qualche anno dopo che George mostrò a Joseph la sua trilogia. Il fatto avvenne una domenica in cui Jospeh e sua moglie Jean erano ospiti di George allo Skywalker Ranch a nord di San Francisco. Ai biografi di Campbell Lucas così dichiarò:
      "Ad un certo punto ho parlato di Star Wars, e lui ne aveva sentito parlare. Dissi: "Saresti interessato a vederlo?" A quel tempo avevo finito tutti e tre i film [la seconda trilogia]. Rispose: "Li vedrò tutti e tre". Gli chiesi: "Ti piacerebbe vederli uno al giorno?" perché sarebbe stato mio ospite per circa una settimana. "No, no, voglio vederli tutti in una volta. "
      Una amica presenta alla proiezione del terzo film così ricorda la reazione di Joseph alla fine delle proiezioni: "Sai, pensavo che la vera arte si fosse fermata con Picasso, Joyce e Mann. Ora so che non è così".  Jospeh Campbell meets George Lucas - part 1.

      Linkografia
      Chi fosse interessato a trattare il tema del viaggio dell'eroe e dei rapporti tra George Lucas e Jospeh Campbell, può leggere i seguenti articoli che ho utilizzato per la stesura di questo post:
      1. Prof.ssa Silvia Leonzi, Il viaggio dell'eroe, Media e studi culturali, Uniroma1. Un'ottima presentazione che illustra tutte le tappe del viaggio dell'eroe nella versione di Campbell - Vogler con un gran numero di esempi e immagini tratta dalla filmografia contemporanea
      2. Mythic Discovery within the Inner reaches of Outer Space: Jospeh Campbell meets Georges Lucas - Part I, pubblicato il 22/10/2015 sul sito www.starwars.com. Un articolo che racconta l'incontro tra Lucas e Campbell.
      3. Paolo Marzola, L'Eroe dai mille volti, 29/04/2009. Un post che prende spunto dal patrimonio mitico classicoe da quello prodotto dall'immaginario letterario e cinematografico per presentare tre libri: L'eroe dai mille volti di Campbell, Il potere del mito di Campbell e Movers, Il viaggio dell'eroe di Vogler. Il riferimento a George Lucas e alla saga di Guerre Stellari offe una dimostrazione della validità del monomito di Campbell e un esempio delle sue potenzialità. 
      4. Gabriele Guerra, Campbell e la narrazione dell'eroe, Carmilla. Un interessante articolo che affronta il tema generale del rapporto tra mito e cultura contemporanea e individua nell'approccio di Campbell uno dei più interessanti tentativi di riscoprire il mito nella sua valenza narrativa e anche nella sua attualità umana. Attraverso l'analisi di migliaia di storie tratte da religioni e mitologie di tutti i luoghi e i tempi, Campbell arriva a individuare un sostrato comune a tutti i miti che rappresenta nel monomito del viaggio dell'eroe.
      5. Cristina Resa, Il Risveglio della Forza e il viaggio dell’eroe: Star Wars tra cinema e mito, 25/12/2015, pubblicato su Loudvision. Che offre una analisi sintetica ma estremamente interessante della valenza mitica di Star Wars ricollegandone genesi e struttura narrativa alle 17 tappe del viaggio dell'eroe di Campbell a loro volta strettamente connesse ai te momenti dei "riti di passaggio" studiati da Van Gennep: separazione, transizione, reintegrazione. L'articolo esamina quindi il mondo di Star Wars individuandone gli elementi narrativi che lo ricollegano all'archetipico viaggio dell'eroe di mille volti.

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      Cos'è Canva?
      Canvaè un ambiente freemium per la grafica che permette di realizzare con facilità oggetti di svariate tipologie. Nasce in Australia nel 2012 con l'obiettivo esplicito di rendere la grafica alla portata di tutti. Tale fine viene raggiunto grazie al drag and drop e alla disponibilità di migliaia di modelli predefiniti e personalizzabili. 
      Queste alcune interessanti caratteristiche di Canva:
      1. Semplicità: la costruzione degli oggetti grafici è ottenuta attraverso procedure basate sul trascinamento (drag and drop) di oggetti, modelli, immagini, testi, etc. e non richiede competenze specialistiche o lunghi tempi per apprendere le funzionalità del programma
      2. Gratuità: Si hanno a disposizione gratuitamente tutti gli strumenti. Solo qualora si utilizzino certi modelli e/o immagini occorre pagare, ma si hanno comunque a disposizioni migliaia di modelli e archivi di oggetti gratuiti.
      Altra importante caratteristica è che il sito è disponibile anche nella lingua italiana.
      Chi volesse ulteriori informazioni su Canva, le sue caratteristiche e le modalità di funzionamento e utilizzo, può leggere i seguenti post:
      Riccardo Esposito, 7 funzioni di che forse non conosci di Canva, MySocialWeb
      Caratteristiche
      Canva permette di creare varie tipologie di oggetti grafici che possono essere selezionati al momento della creazione di un nuovo contenuto e forniscono le corrette dimensione dell'immagine che vogliamo realizzare. Inoltre è possibile creare con Canva anche oggetti complessi come presentazioni e infografiche:
      • grafica social (Facebook, Twitter, Pinterest, Tumblr, etc.)
      • presentazioni
      • banner
      • cover - copertine
      • poster
      • dépliant
      • manifesti
      • Collage di foto
      • formato lettera
      • curriculum vitae
      • infografiche
      e altre decine di tipologie grafiche

      Librerie di Risorse e Strumenti
      La registrazione avviene o tramite email o con un account Google o Facebook. Per realizzare i nostri lavori grafici disponiamo delle seguenti risorse e strumenti:
      • 60 mila modelli da cui partire. 
      • 3 milioni di immagini gratuite
      • editing foto e immagini
      • aggiunta di testo e regolazione di dimensione, posizione, colore, etc. . 
      • lavoro in team: creazione di gruppi di lavoro con un massimo di 10 membri
      • creazione di cartelle per ordinare gli oggetti prodotti
      • salvataggio progetto
      • strumenti per creare un marchio
      • condivisione contenuti sui social media
      Esistono anche le app per iOS e Android che consentono di usare Canva dal proprio smartphone e/o tablet. Questo il link per scaricare la corretta versione (in italiano) di Canva adatta al vostro dispositivo mobile: iPhone, iPad, Telefono Android, Tablet Android.

      Video Tutorial in italiano

      1. Grazia Paladino
      Grazia Paladino ha realizzato questo video tutorial che è il più recente tra quelli pubblicati in italiano: Tutorial Canva:


      Scheda Video:
      Autore: Grazia Paladino
      Titolo: Tutorial Canva
      Data Pubblicazione: 02/03/2018
      Durata: 9:21

      2. Luca Raina
      Risale al 2016 il video tutorial di Luca Raina che offre una rapida guida che consente di valutare le caratteristiche e funzionalità di Canva e le sue possibili applicazioni in ambito didattico: Canva: creazione immagini:


      Scheda Video
      Autore: Luca Raina
      Titolo: App per prof #15 CANVA (Creazione di immagini)
      Data Pubblicazione: 10/10/2016
      Durata: 5:12

      3. Paolo Murineddu
      Playlist su Canva realizzata da Paolo Murineddu Canva tutorial - Grafiche fantastiche e dove trovarle.
      Si tratta di tre video tutorial che spiegano come registrarsi a Canva, come utilizzarlo per creare un'infografica e un logo.

      Altri servizi offerti da Canva

      Canva Photo Editor
      Si tratta di un editor online free per ritoccare fotografie il cui funzionamento è ispirato alla logica della semplicità che caratterizza lo stile di Canva. Per procedere è sufficiente caricare una foto o trascinarla da una cartella del nostro PC e applicare poi alcuni degli strumenti di base dell'editing fotografico: filtri, regolazioni (luminosità, contrasto, saturazione), ritaglio, ridimensionamento, rotazione, ribaltamento. Terminate le modifiche si può scaricare l'immagine finale ottenuta.

      Ideale per ottenere una palette di colori per un progetto (presentazione, infografica, documento ipertestuale, etc.). La tavolozza di colori di un oggetto è fondamentale, e spesso trascurata, per avere risultati comunicativamente efficaci. Con questo strumento dobbiamo caricare un'immagine e automaticamente verrà generata una tavolozza di 5 colori di cui possiamo copiare il codice esadecimale per applicarlo alla grafica del nostro progetto.

      Il font pairing è un altro aspetto delle pubblicazioni web trascurato, si tratta dell'operazione di abbinare i font senza procedere "a casaccio". Chi volesse saperne di più può consultare questo articolo di Lorenzo Miglietta pubblicato su Grafigata il 13/04/2016 con il titolo Come abbinare i font. Abbinare una coppia di font non è un aspetto secondario della grafica di un progetto e non è nemmeno molto semplice perché richiede conoscenze specifiche. Lo strumento offerto gratuitamente da Canva compie quest'operazione automaticamente, è sufficiente inserire nel box di ricerca il nome di un font o selezionarne uno dal menù a discesa per ottenere come risultato una combinazione di font e un'immagine che mostra l'effetto grafico di tale combinazione.

      Canva Design School è il blog espressamente dedicato da Canva a chi voglia apprendere le basi del Design Grafico. È molto utile per studenti e docenti in quanto presenta moltissimi tutorials per utilizzare efficacemente l'applicazione. I tutorials riguardano sia i vari oggetti che con Canva si possono realizzare, che i vari elementi grafici da cui sono composti (fonts, colori, immagini, sfondi, layout, etc.). Naturalmente 

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      Indice Argomenti

      Il Colore come elemento grafico decisivoCos'è il Colore?
      Modelli di colore e codice esadecimale
      Come si sceglie il colore per un progetto?
      Cerchio Cromatico o Cerchio di Itten
      Psicologia del Colore
      Come abbinare i colori per ottenere una tavolozza cromatica efficace?
      Abbinamenti Standard
      Bacheca Pinterest con ulteriori risorse
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      La Multimedialità è colorata
      Qualsiasi progetto si voglia portare avanti in ambito educativo, sia che si utilizzino  strumenti digitali o analogici, non si può evitare che abbia un "colore". La creazione di un documento, una presentazione, un video, una mappa concettuale, un'infografica, etc. richiede che si impieghino colori, dunque perché non farlo in modo avveduto e sapendo quello che si fa? Naturalmente non si può pretendere che docenti e studenti divengano grafici professionisti (oltre che scienziati dell'alimentazione, esperti psicologi, provetti sociologi, dotti pedagogisti, severi giuristi, etc.). Non è però difficile apprendere alcune nozioni di base sulla teoria dei colori e sulla creazione di una tavolozza dei colori.
      Solo chi possiede una  (errata) concezione "decorativa" della componente grafica di un documento multimediale può non essere d'accordo, chi invece ritiene che l'assetto grafico di un contenuto sia decisivo per la sua efficacia comunicativa e anche per la sua efficacia didattica, può utilizzare questo percorso che ho provato a mettere insieme a causa del fatto che la mia ignoranza in questo campo è considerevole.

      Il percorso
      Ho rovistato sul web, consultando siti e blog di esperti e appassionati di grafica, per cercare di dare una risposta alle seguenti domande:
      1. Che cos'è il colore dal punto di vista del design grafico?
      2. Come si sceglie un colore per un progetto
      3. Come si possono abbinare più colori in modo da formare una tavolozza o palette adeguata alle nostre esigenze?
      Porzione dello spettro visibile, da Stampadigitale.
      Cos'è il Colore
      Il colore è la risultante di 3 principali variabili:
      1. Tonalitào Tinta: in inglese Hue. È il colore puro che percepiamo con il nostro apparato visivo e che corrisponde a una frequenza dello spettro visibile. In pittura si parla di colore puro (senza aggiunta di bianco o nero). Si tratta quindi di quella qualità percettiva che ci porta a identificare un colore come verde o rosso o giallo o verde.
      2. Luminosità o brillanza: in inglese Brightness. È è data dalla quantità di bianco o nero presente in un colore percepito
      3. Saturazione: in inglese saturation. È la misura della purezza di un colore, l'intensità di una determinata tonalità
      Esempi per capire meglio
      Le seguenti tavolozze sono riprese da un articolo pubblicato su Diodati.org (testi tecnici del W3C tradotti in italianodal titolo Tonalità, luminosità e saturazione, cui rimando anche chi volesse approfondire l'argomento. 

      Tonalità: Differenze di tonalità (con saturazione massima):
      Luminosità: sotto differenze di luminosità con saturazione e tonalità costanti:
      Saturazione: variazioni nella saturazione (tonalità e luminosità costanti)

      I Codici dei colori
      L'esigenza di rappresentare univocamente i colori nasce molto prima del digitale. Nel 1931 viene messo a punto il modello RGB (Red, Green, Blue), mescolando in determinate proporzioni rosso, giallo e blu si possono ottenere tutti gli altri colori. 
      Un altro modello è quello detto CYMK (Cyan, Magenta, Yellow, Key black), Ciano, Magenta, Giallo Nero, quello su cui si basano le cartucce delle stampanti a inchiostro.
      Segnalo come ultimo (ma ne esistono altri) il modello HSB (Hue, Saturation, Brightness) ovvero Tonalità, Saturazione, Luminosità in cui un determinato colore è la risultante della mescolanza di queste tre variabili. 
      Sul web, per indicare in modo univoco un colore si utilizza il codice esadecimale specifica la percentuale di rosso, giallo, blue ed ha questa forma: #RRGGBB. Il valore di rosso, giallo e blue è espresso da un numero compreso tra lo 0 (zero) ed F, quindi 10 numeri e 6 lettere, sedici elementi in tutto, da qui il nome di codice esadecimale.
      Quando utilizziamo le ruote dei colori in un programma, la nostra scelta viene tradotta in valori esadecimali. Se vogliamo ottenere un colore preciso possiamo direttamente inserire il valore esadecimale corrispondente. Per esempio questo è il codice esadecimale che indica il "rosso puro": #ff0000.
      Qui si può trovare una delle tante tabelle dei colori per il web che può essere utile per la scelta del colore. si possono selezionar ei vari colori rappresentati nelle tavolozze, osservare in anteprima l'effetto coplessivo e ottenere il codice esadecimale da inserire nel nostro progetto: Danny Design, Tabella Colori Web.


      Come si sceglie il colore per un progetto?
      Colore e abbinamento dei colori sono tra le principali variabili che determinano la prima impressione di un oggetto multimediale. Uno strumento fondamentale per orientarsi nella scelta del colore è fare riferimento al Cerchio cromatico o Cerchio di Itten.
      Nel cerchio cromatico sono rappresentati al centro i tre colori primari da cui si possono ottenere tutti gli altri (modello RGB), dalla combinazione di questi si ottengono i colori secondari (verde arancio e viola) che formano con i primi un esagono. Mescolando primari e secondari otteniamo i sei colori terziari che, insieme ai primari e ai secondari, sono presenti nel cerchio di 12 colori che chiude la figura. In questo modo possiamo rapidamente e agevolmente renderci conto delle relazioni tra i colori che sono importanti sia nel processo di scelta che in quello di combinazione di più colori.



      Psicologia del Colore
      Non esiste un sistema di criteri assoluto per scegliere il "colore giusto", esistono solo colori più o meno adatti a seconda delle esigenze e dei nostri obiettivi. La maggior parte dei grafici, specie nell'ambito del marketing, segue quella che viene chiamata Psicologia del colore, strumento fondamentale del cosiddetto neuromarketing. Il colore stimola infatti il nostro cervello che reagisce ad esso in vari modi e associa inconsciamente determinate emozioni ai diversi colori. 
      L'impatto emotivo dei colori varia in funzione del vissuto delle persone e dell'ambiente culturale in cui esse vivono, tanto che si potrebbe parlare di una "tavolozza cromatica personale". Esistono tuttavia delle invarianti interpersonali e interculturali che hanno consentito di elaborare una psicologia del colore in cui ad ogni colore viene fatta corrispondere una sfumatura emotiva differente.

      Suggerisco i seguenti post per avere le informazioni di base sulla Psicologia del colore:
      1. La mente è meravigliosa, La psicologia del colore: significato e curiosità, 7/9/2017. Si tratta di un post scritto con un linguaggio semplice e chiaro, privo di tecnicismi e approfondimenti specialistici, che spiega sinteticamente il rapporto tra clore, emozione e le basi della psicologia dei colori.
      2. Giulia Cesarini Argiroffo, Il potere dei colori, 5/2/2018. L0autrice è esperta dio scienze cognitive della comunicazione e affronta l'argomento da un punto di vista specialistico. L'articolo è quindi rivolto a chi voglia approfondire l'argomento dal punto di vista delle neuroscienze e della psicologia cognitiva. Gli argomenti vanno da una introduzione al colore, alla memoria e alla percezione visiva, fino a occuparsi dei colori nell'ambito dell'arte e del marketing.
      Concludo suggerendo la consultazione di due infografiche che rappresentano sinteticamente e visualmente l'argomento:
      1. Web Page FX, Psycology of color infographic, in inglese (ma molto semplice);
      2. e la seguente infografica pubblicata su Alessiadesign e intitolata Psicologia del colore in un'infografica:



      Come abbinare i colori per ottenere una tavolozza cromatica efficace?
      Se non è semplice la scelta di un singolo colore diviene estremamente problematico l'abbinamento di più colori per formare una palette o tavolozza cromatica.
      Le regole standard sono le seguenti e le illustrerò più avanti riportando un'infografica di Lorenzo Miglietta intitolata Combinazioni Standard di Colori:

      1. Monocromatici: variazioni su un'unica tinta di colore con variazioni di saturazione e luminosità;
      2. Analoghi: colori adiacenti nel cerchio di Itten;
      3. Complementari: combinazione dei colori in opposti nel cerchi cromatico;
      4. Complementari divisi: anziché selezionare l'opposto di un colore dato si selezionano i colori che lo affiancano nella ruota cromatica;
      5. Tre toni: si scelgono tre colori nella ruota cromatica in modo che formino un triangolo equilatero
      6. Quattro toni: in questo caso 4 colori che formano un quadrato;
      7. Pentagramma: un colore si e uno no della ruota dei colori

      Naturalmente le combinazioni standard non sono sufficienti, occorre andare oltre. Per i non specialisti come me si tratta di un tema troppo complesso, quindi preferisco attenermi alle semplici regole indicate in questo articolo pubblicato su Graficatada Lorenzo Miglietta il 29/06/2015 con il titolo "Come scegliere una palette di colori per i tuoi progetti". Seguo da tempo il blog di Lorenzo Miglietta, ho sempre trovato articoli interessanti scritti in un linguaggio aperto anche ai non specialisti e tuttavia non banali per cui, non avendo tempo di divenire un grafico professionista, mi affido a lui fino a prova contraria. 
      Le regole indicate sono 10, 5 per principianti e altre 5 per specialisti. Le riassumo brevemente.
      Regole per principianti:
      1. Scegliere combinazioni standard
      2. Non utilizzare troppi colori
      3. Usare tutti i colori che servono
      4. Sfruttare la psicologia dei colori
      5. Considerare sempre il target
      regole per specialisti:
      1. Utilizza fotografie per creare la tua palette dei colori, questa regola è semplice e ottima anche per non specialisti;
      2. Creare atmosfera
      3. Copiare combinazioni di colori che funzionano
      4. cercare di essere la "mucca viola"
      5. Fare pratica, giocare, sperimentare
      Per comprendere meglio le regole suggerite consiglio la lettura integrale del post (5 minuti).

      Concludo con l'infografica realizzata da Lorenzo Miglietta  Combinazioni Standard di Colori che ho già citato e che illustra le combinazioni standard di colori:


      Approfondire ulteriormente
      Chi non fosse ancora sazio può trarre profitto, mi auguro, da questa raccolta che ho realizzato su Pinterest sul tema della grafica e dell'immagine e che comprende diverse sezioni dedicate al colore, alla psicologia dei colori e alla creazione di una palette dei colori.
      In un altro post cercherò di indicare alcuni strumenti e applicazioni online che facilitano le operazioni di cui ho cercato di parlare qui.
      La bacheca si intitola:Grafica e Immagini, comprende 62 PIN (per ora) che comprendono articoli, infografiche, testi, etc. e che sono ordinati in 6 sezioni: Graphic Design, Immagine, Font, e più pertinenti al tema qui trattato: Palette - associare i colori, Teoria del Colore, Psicologia del Colore.

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      Narrazione e didattica
      Un approccio narrativo all'apprendimento di tematiche e contenuti disciplinari ha numerosi vantaggi:
      • Consente agli studenti di misurarsi con la ricerca di fonti sul web;
      • costringe a ideare e realizzare un progetto di un certa complessità;
      • permette di approfondire conoscenze disciplinari;
      • aiuta a sviluppare competenze digitali;
      • e potenziare abilità e capacità sul piano della Media Education;
      • mette alla prova la fantasia e le capacità creative degli studenti.
      La narrazione presenta anche il vantaggio di combinare pensiero creativo e pensiero critico se è vero che è alla base dell'attribuzione di significato come sostenuto da Jerome Bruner con la sua concezione del "pensiero narrativo" ovvero "pone ordine nel caos del mondo", a sentire Umberto Eco.
      Il vantaggio dell'adozione di pratiche narrative è inoltre costituito dalla versatilità della narrazione, che può essere facilmente adattata alle molteplici esigenze e differenti situazioni dell'attività formativa.

      Questo lo hanno fatto i miei studenti (guardate come sono bravo/a)
      Onde evitare che si possa pensare che io sia affetto da sindrome narcisistica "guardate cosa hanno fatto i miei studenti" ovvero (implicitamente) "guardate quanto sono bravo e digitale", tengo a precisare che il mio solo e unico merito è quello di avere escogitato raffinate minacce, temibili rappresaglie, inenarrabili ritorsioni per fare violenza sulla natura ignava degli studenti e studentesse e costringerli a realizzare questi lavori, per il resto hanno fatto tutto da soli e se c'è da riconoscere del merito è a loro che va riconosciuto. 

      Le Consegne
      Le consegne, fornite agli studenti tramite un documento condiviso su Google Drive, prevedevano la realizzazione di una storia che avesse come protagonista un elemento rappresentativo della cultura romantica: un autore, un'opera (musicale, pittorica, letteraria, poetica, etc.), un evento o il personaggio di un'opera. 
      La storia doveva essere raccontata in prima persona o terza persona, documentata con immagini, testi ed altri elementi grafici, il tutto montato in un video della durata massima di 3/4 minuti che doveva essere pubblicato sul canale youtube dello studente (al diavolo la privacy e il GDPR). Il software indicato per il montaggio video è stato Movie Maker (o iMovie per i seguaci della mela): gratuito, semplice ma con tutte le principali funzionalità per il montaggio cinematografico, dunque ideale per acquisire le basi della grammatica e della sintassi cinematografica.

      I Criteri di valutazione
      I criteri di valutazione forniti agli studenti sono stati 4:
      Composizione dell'inquadratura
      colori, immagini, grafica, testo, effetti, equilibrio, etc.
      Montaggio
      transizioni, ritmo, raccordi, continuità, colonna sonora e vocale, etc.
      Storytelling
      tensione e sviluppo narrativo
      Tecnica
      utilizzo tecnico dei vari software e/o applicazioni (iMovie, Movie Maker, YouTube, motori ricerca, etc.)

      I Lavori degli studenti
      Questi i migliori risultati ottenuti, ma tutti i video sono stati interessanti, di buona fattura e, in ogni caso, hanno contribuito a migliorare conoscenze e capacità degli studenti.

      Alice ConcasFranz List



      Francesco PauL’italiano di Ann Radcliffe





      Gabriele Uras, L'Urlo di Edward Munch
      Non si tratta certo di pittore romantico, ma il prode alunno ha finemente argomentato intorno alla presenza di indubbie vestigia di romanticismo in Edward


      Simone Zedda, Vita di un perdigiorno


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      Un interessante articolo di Nicola Antonucci dal titolo "La sfida della complessità" che costituisce una vera e propria introduzione alla "teoria della complessità" pubblicato sul blog di Gabriella Giudici. L'articolo di Antonucci è stato pubblicato su La mela di Newton  e si può trovare su ComplexLab: La "sfida della complessità" verso il Terzo Millennio. Su ComplexLab si possono trovare molti altri interessanti articoli di Antonucci sulla teoria della complessità.

      Sommario
      L'Importanza della teoria della complessità 
      1. La Nuova Alleanza 
      2. la Nuova scienza 
      3. Il Nuovo Evoluzionismo 
      4. Introduzione alla teoria delle complessità 

      PRIMA PARTE 
      Riassumo brevemente i punti salienti della prima parte dell'intervento di Antonucci (1-3)

      Teoria della complessità e Filosofia
      Premessa del percorso proposto da Antonucci è una storia dell'emergere della teoria della complessità come momento chiave nel dibattito tra scienza e filosofia apertosi tra XIX e XX secolo. La chiave di lettura è molto interessante e propone un excursus della storia della filosofia a partire dall'esigenza del suo autosuperamenento con Marx, Nietzsche e Kierkegaard e dall'affermazione del sapere scientifico. 

      Queste le mosse della partita della filosofia nel XIX e XX secolo così come iene ricostruita da Antonucci: 
      • storicismo e diversificazione tra scienze naturali e dello spirito 
      • integrazione delle scienze in un sapere filosofico più ampio (Husserl
      • trasformazione della filosofia in analisi del linguaggio 
      • neopositivismo: filosofia come riflessione metodologica sulla scienza (neopositivismo) 
      • varie forme di "rifiuto della scienza": Heidegger, scuola di Francoforte, ermeneutica, esistenzialismo, etc. 
      Riporto l'elenco perché costituisce di per sé un interessante percorso didattico proponibile il quinto anno del liceo. 


      Scienze Cognitive
      Antonucci evidenzia poi gli sviluppi che hanno portato a una "nuova alleanza" tra scienze e filosofia con: 
      1. le scienze cognitive e il problema della mente;
      2. il ripensamento critico del neopositivismo ad opera di Quine, Kuhn, Feyerabend, Lakatos, etc.;
      3. la nascita della "epistemologia della complessità" proposta come "terza cultura" alternativa tanto a quella umanistica che a quella scientifico - tecnologica.
      Antonucci ricostruisce la formazione di questa nuova scienza e del suo modo di procedere legato al computer e alla sperimentazione basata su modelli computazionali. Vengono anche ricostruiti i due principali modelli metodologici degli studi legati alla mente che sono: 
      1. l'approccio "dal basso all'alto" nell'utilizzo dei modelli computazionali, tipico della teoria della complessità 
      2. e quello "dall'alto al basso", proprio degli studi sull'Intelligenza Artificiale classica. 
      Progresso
      L'abbandono della concezione che l'evoluzione sia caratterizzata da un intrinseco e necessario progresso definibile come accrescimento della complessità media della biosfera (dai batteri all'homo sapiens), deriva dal fatto che se si esamina la distribuzione dei sistemi complessi utilizzando il "valore medio" come misura del variare della complessità. 

      Il nuovo evoluzionismo parte invece dalla premessa che in una distribuzione asimmetrica, come quella dei sistemi nell'universo in funzione dalla loro complessità, non sia il valore medio quello che indica la tendenza dell'evoluzione, ma quello modale, cioè il valore con la frequenza più alta. Prendendo in considerazione il valore modale risulta che questo è da sempre fermo al livello dei batteri, quindi non si può dire che l'universo sia caratterizzato da una legge necessaria del progresso verso forme sempre più sviluppate di complessità. L'aumento della complessità media sarebbe, dunque, solo una tendenza secondaria dell'evoluzione.



      SECONDA PARTE 
      Mi limiterò a indicare i temi trattati senza riassumere il discorso di Antonucci. 

      Introduzione alla teoria della complessità

      1.Definizione teoria della complessità: studio interdisciplinare dei sistemi adattivi e dei fenomeni emergenti ad essi associati 

      2.abbandono oggettività: complessità non è una proprietà intrinseca dei sistemi ma dei modelli con cui sono rappresentati 

      Caratteristiche comuni ai sistemi complessi 
      3. formati da numerosi componenti di varia complessità 
      4. interazioni tra le componenti 
      5. assenza gerarchia piramidale 
      6. interazione adattiva con l'ambiente 

      Classificazione Sistemi Complessi 
      7. minimamente complessi 
      8. di media complessità 
      9. sistemi complessi: tutti quelli della biosfera 

      10. problema fondamentale teoria della complessità: quali sono le caratteristiche dell'evoluzione dei sistemi complessi adattivi

      11.Margine del Caos: zona intermedia tra ordine (ordine rigido immodificabile) e caos (rinnovamento incessante e irregolare) 

      12.Spazio degli stati: spazio matematico in cui viene specificata la situazione di ogni elemento del sistema 

      13.Attrattori: punti nello spazio degli stati verso cui converge la traiettoria del sistema 

      14. Auto organizzazione di un sistema: situazione che si stabilisce quando un sistema di trova al margine del caos 

      15. Fenomeni emergenti: fenomeni imprevedibili in base al modello del sistema complesso, di natura processuale e descrivibili con un linguaggio diverso a quello del modello, la cui esistenza non dipende da singoli elementi del sistema. La vita, il pensiero, l'apprendimento, l'organizzazione sociale, etc. sono tutti fenomeni emergenti. 

      Segue una bibliografia introduttiva in italiano molto interessante e completa

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      Applicazioni Educative: Video Tutorial in Italiano
      Ho aggiornato una raccolta creata con Pearltrees e dedicata ai video tutorial relativi ad applicazioni web e per dispositivi mobili realizzati in italiano. 
      Nella raccolta sono compresi numerosi canali YouTube i cui proprietari pubblicano abitualmente o periodicamente dei video tutorial dedicati al mondo della scuola.

      Importanza dei Video - Tutorial
      I video tutorial, se ben realizzati, sono uno strumento prezioso per apprendere l'uso di applicazioni che possono essere integrate nelle attività didattiche. Con i tutorial chiunque può apprendere autonomamente l'uso di molti strumenti senza dover frequentare noiosi corsi di aggiornamento. Il vero problema non è infatti dato, salvo software specialistici, dall'apprendere ad utilizzare un'applicazione, ma dalla capacità di adattare le tecnologie digitali alla situazione didattica.



      Regia Didattica
      Naturalmente la padronanza tecnica dello strumento non è sufficiente per conseguire risultati significativi sul piano dell'apprendimento, occorre anche un'azione di "regia didattica" con cui il docente deve contestualizzare l'utilizzo di queste applicazioni, tarandole sulle concrete situazioni didattiche (esigenze degli studenti, ambiente di apprendimento, obiettivi, etc.) in cui si trova ad agire.

      La Raccolta
      Nella raccolta ho inserito i canali YouTube che soddisfacessero i seguenti criteri
      • presentassero video tutorial relativi ad applicazioni che possono essere utilizzate nel processo di insegnamento e apprendimento;
      • fossero canali gestiti da docenti o formatori autori dei video tutorial;
      • pubblicassero abitualmente video tutorial;
      • presentassero video tutorial con una buona qualità dell'audio e del video
      • videotutorial caratterizzati da chiarezza espositiva;
      • riferimenti agli scenari didattici  in cui impiegare le applicazioni.


      Playlist
      Ho anche inserito alcune Playlist realizzate da docenti e che raccolgono numerosi video tutorial.
      Naturalmente l'elenco non è esaustivo e riflette i limiti delle mie conoscenze, mi scuso quindi con eventuali proprietari di canali che non ho citato. Posso solo garantire che, ogni volta che mi imbatto in un canale che presenta video tutorial didattici, aggiorna la mia raccolta.

      I nomi
      Ho ordinato i nomi degli YouTuber in ordine alfabetico:
      • Laura Antichi
      • Lucia Bartolotti
      • Alessandro Bencivenni
      • Elisabetta Buono
      • Angela Costantini
      • Design Didattico
      • Fauzia Tutor online
      • Laura Carlotta Foschi
      • Simona Ilot
      • Andrea Maiello
      • Gianfranco Marini
      • Marcello Meinero
      • Grazia Paladino
      • Luca Raina
      • Jessica Redeghieri
      • Monica Terenghi

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      Audio e video nella didattica
      Audio video  costituiscono i media più diffusi nella comunicazione digitale via web esono media sempre più utilizzati anche nei contesti formativi.
      I vantaggi che presentano sono molteplici:
      • esistono infatti tecniche che permettono di realizzare facilmente audio e video digitali (Podcast, Screencast) 
      • consentono di sviluppare le competenze mediali di base
      • il loro utilizzo non presenta costi eccessivi, 
      • sono strumenti estremamente versatili in quanto adattabili alle diverse circostanze ed esigenze proprie di una didattica situazionale.
      Non scuola Digitale, ma il digitale a Scuola
      Parlare del digitale a scuola non significa parlare di "scuola digitale". Come ingegneri, medici e avvocati, anche insegnanti e studenti non devono diventare "insegnanti e studenti digitali". L'ingegnere utilizza ampiamente tecnologie digitali non per questo viene chiamato "ingegnere digitale" e la sua professione "ingegneria digitale".
      Non si tratta di una questione meramente terminologica, ma di una questione di sostanza, dietro cui spesso si cela un errore fatale: quello di ritenere che vi possa essere buona scuola solo e nella misura in cui la scuola divenga digitale. In realtà il vero problema non sono le tecnologie, ma la didattica, come mostra questo noto video.


      Dalle TIC alle TAC
      Dovendo ragionare di utilizzo didattico delle tecnologie occorre spogliarsi dei panni del tecnologo e indossare quelli dell’insegnante, occorre specialmente evitare l’effetto “Wow”, tipico del marketing emozionale, nella scelta della tecnologia più mirabolante e avveniristica, non necessariamente utile o conveniente sul piano didattico. Si tratta di abbandonare la "cultura delle rincorsa tecnologica" che porta spesso a subordinare la didattica alla tecnologia e passare dalle TIC Tecnologie della Informazione e Comunicazione; alle TAC, le Tecnologie dell’Apprendimento e della Conoscenza. Ciò significa che al centro della ricerca e della pratica didattica deve essere posto il problema di come apprendere con le tecnologie, non di come apprendere le tecnologie
      Audio e video digitali sono tecnologie di base nella comunicazione multimediale, dotate di enormi potenzialità e valenze didattiche sia che le si consideri dal punto di vista delle conoscenze che possono contribuire a promuovere, che delle competenze e capacità che consentono di sviluppare sul piano creativo, critico e della Media Education.

      Cosa Sono?
      al centro dei vari utilizzi del video nella didattica, in quello che si chiama Video Based Learning e che costituisce una delle pratiche più diffuse in approcci quali quello della didattica capovolta e/o del Blended Learning, c'è la video lezione.
      Alcune riflessioni sula video lezione:
      1. La video lezione può essere realizzata dal docente o dagli studenti;
      2. può sostituire o integrare la lezione svolta in aula alla presenza della classe;
      3. può essere realizzata con tecniche differenti, come vedremo in seguito;
      4. può sfruttare in misura maggiore o minore le tecniche di comunicazione digitale;
      5. può essere semplicemente pubblicata online e data in pasto agli studenti, risultando ancora più povera didatticamente e comunicativamente di una lezione frontale e trasmissiva in presenza
      6. o può essere inserita in un contesto comunicativamente ricco di strumenti di interazione che consentono il dialogo online tra docente e studenti e studenti e studenti
      7. Può essere resa interattiva con apposite applicazioni che permettono di inserire nel video domande, link, grafici, immagini, etc.
      Come Realizzarli?
      Dal momento che è improponibile che centinaia di migliaia di insegnanti diventino montatori, operatori di macchina, registi, tecnici delle luci e direttori della fotografia, occorre individuare quelle tecniche di realizzazione dei video didattici che possano essere padroneggiate senza eccessivo sforzo dalla maggioranza degli insegnanti, che non comportino spese e che prevedano una rapida esecuzione del prodotto finale. 
      Quindi niente telecamere, luci, scenografia, microfoni, macchine da presa, complessi software di video o audio editing, etc.
      Che fare allora? Esistono tecniche semplicissime come il Podcast per l'audio didattico e lo Screencast e il video slideshow per quanto riguarda le video lezioni.

      Il Podcast
      Il seguente video è una guida all'uso dell'audio digitale nella didattica: Audio digitale + web + apprendimento
      Questo l'elenco degli argomenti trattati
      • la tecnologia della voce, 
      • il potere della parola e l'evoluzione umana, 
      • web 2.0 e didattica, 
      • il podcast, esempi e modelli, percorsi e risorse su audio digitale e didattica, 
      • integrare le tecnologie nella didattica (non il contrario), 
      • dalle TIC alle TAC, 
      • obiettivi e capacità perseguibili con il podcast (competenze, media education, imparare ad ascoltare e a parlare, etc.)


      Lo Screencast nella didattica
      Quest'altro video è invece una guida all'uso dello screencast nella didattica, una tecnica semplice, economica e rapida da usare, molto versatile e che consente ai docenti di concentrarsi sull'insegnamento e apprendimento e non sulla padronanza tecnica dello strumento.
      Nella video guida sono trattati questi argomenti:
      • vantaggi dello screencast,
      • tipologie di video didattici realizzabili,
      • come si possono realizzare,
      • applicazioni per lo screencast e video tutorial in italiano.
      Lo screencast nella didattica


      Perché farli? Tipologie di video didattici
      La formazione oggi richiede che si utilizzi il web sia per il conseguimento degli obiettivi formativi che per lo sviluppo di competenze mediali. Il Blended Learning si impone come una necessità in quanto consente di integrare, sotto la regia del docente, l'insegnamento in presenza sviluppato anche con strumenti analogici, con quello online, che è l'ambiente in cui si oggi sviluppa e condivide la conoscenza (e anche l'ignoranza). Sarà il docente a decidere, di volta in volta e in funzione delle concrete situazioni didattiche in cui si svolge il processo formativo, quali attività andranno svolte online e quali in presenza.
      Il video risulta uno strumento ottimale per gestire e supportare questo complesso processo di mediazione. Questo significa che il video didattico non si riduce alla sola video - lezione, è infatti uno strumento prezioso e versatile che può essere impiegato per molteplici attività e scopi.
      Segue un elenco di casi in cui il video può risultare utile nella didattica.

      1. Video lezioni
      Si tratta dell'uso più comune e sperimentato. Una video lezione devo però essere realizzato sfruttando al meglio le caratteristiche della comunicazione digitale come: multimedialità, interattività, ipertestualità, etc. Ecco una serie di esempi di diverse tipologie di video differenziate in base alla loro realizzazione:
      Realizzate a partire da un’infografica:
      Realizzate a partire da un documento multimediale
      Realizzate a partire da una mappa concettuale
      Realizzate a partire da un file audio

      2. Video Lezioni realizzate dagli Studenti
      Alessia Mocci, La rivoluzione astronomica
      Valentina Cona, Il pessimismo di Schopenhauer
      Cartesio: il metodo
      Lorenzo Locci: La rivoluzione francese
      Eleonora Olla, L'esperimento carcerario di Stanford in inglese

      3. Altri utilizzi del video nella didattica
      Presentare un’attività agli studenti:
      Presentare un’unità di apprendimento:
      Gestione delle attività:
      assegnare un compito:
      Video guide - istruzioni:
      istruzioni su come utilizzare una mappa: Presentazione mappa sullo storytelling
      guida alla prima unità di filosofia: Come studiare il primo modulo di filosofia

      4. Video storytelling
      Esistono tanti altri modi di realizzare video didattici. Fin qui abbiamo visto video realizzati con la tecnica dello screencast, ma ci sono applicazioni per creare animazioni, video in stop motion, i machinima, la tradizionale ripresa con successivo montaggio, il video slideshow, action figure movie, etc.
      La soluzione più semplice è simile al video slideshow, si lavora con un software per il video editing, montando immagini, voce, colonna sonora e utilizzando effetti visivi e transizioni, senza che si debbano effettuare riprese con tutti i problemi e le difficoltà tecniche e la spesa che queste comportano.
      Tale soluzione consente agli studenti e alle studentesse di apprendere le basi del linguaggio cinematografico e di approfondire temi e problematiche disciplinari e interdisciplinari.
      Questa soluzione è congeniale per il digital storytelling. Questi alcuni esempi in cui gli studenti hanno utilizzato Movie Maker o iMovie per realizzare le loro video storie:
      Francesco Pau, Ann Radcliff, L'Italiano
      Giulia Uccheddu, Il racconto di Lucia Mondella
      Alice Concas, Franz List
      Uras Gabriele, L'Urlo di Munch
      Laura Tronci, I fratelli Grimm

      5. Ripresa e montaggio
      Senza alcuna pretesa di realizzare dei veri e propri film, troppo impegnativa sul piano dei costi e che richiede la presenza di professionalità specifiche, l'impiego di strumenti e dispositivi costosi e di non semplice utilizzo (macchina da presa, microfoni, software per l'editing audio e video, luci, etc.) e tempi lunghi, si può provare a realizzare "film" utilizzando lo smartphone e programmi di base per il video montaggio. I risultati lasciano a desiderare dal punto di vista tecnico e cinematografico, ma consentono agli studenti e studentesse di mettere alla prova la loro creatività, affrontare sfide e problemi, apprendere a lavorare in gruppo, etc.
      Questi alcuni esperimenti di messa in scena dei dialoghi di Platone:
      Il mito della caverna
      Il Simposio Dialogo fra Socrate e Diotima
      Il Teeteto

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      Rorik Smith, Library Corporation

      La Biblioteca è illimitata e periodica. Se un eterno viaggiatore la traversasse in una direzione qualsiasi, constaterebbe alla fine dei secoli che gli stessi volumi si ripetono nello stesso disordine (che, ripetuto, sarebbe un ordine: l’Ordine). Questa elegante speranza rallegra la mia solitudine.
                1941, Mar del Plata

      Jorge Luis Borges e la Biblioteca di Babele
      La “Biblioteca di Babele” è uno dei più bei racconti di Jorge Luis Borges, apparso nel 1941 nella raccolta Il giardino dei sentieri che si biforcano. In esso viene sviluppata una metafora, già proposta da altri autori, in cui l’universo viene rappresentato come una biblioteca. Con la biblioteca di Babele Borges è riuscito a illustrare mirabilmente il problema della conoscenza e della ricerca umana del significato, mescolando tra loro alcune esemplari e millenarie metafore relative a questa tematica: il labirinto, la biblioteca, la torre di Babele, il viaggio.

      L’architettura della biblioteca
      Borges sembra prendere sul serio il modello di una biblioteca universale depositaria del sogno di un sapere sistematico e assoluto, per poi volgere quel sogno in incubo. La biblioteca di Borges è la “biblioteca assoluta”, l’intero universo vi viene raffigurato come una biblioteca infinita, composta da sale esagonali, 4 pareti sono ricoperte da librerie, ogni libreria è composta da 5 scaffali, ogni scaffale contiene 32 volumi, ogni volume è formato da 410 pagine, ogni pagine è composta da 40 righe e le parole sono composte dalla combinazione delle 22 lettere dell’alfabeto più il punto, la virgola e lo spazio bianco.
      C’è però un piccolo problema, questa biblioteca rappresenta l’universo prima dell’azione ordinatrice del demiurgo, il caos vi regna sovrano, infatti tutte le combinazioni tra le lettere sono possibili e non esiste un sistema di regole che ne consenta alcune e proibisca altre: tutto le possibili combinazioni sono consentite, dunque il risultato è l’assenza di senso.
      Alcune incisioni della biblioteca di Babele sono state realizzate da Érik Desmazièrese sono visibili a questo indirizzo: Onze Estampes.

      Incisione di Erik Desmazieres per il racconto di Borges, tratto da warnockfinearts
      La biblioteca di Babele come distopia conoscitiva e inferno del significato
      La biblioteca contiene “tutto ciò che è dato esprimere, in tutte le lingue”, ma essa non rappresenta la realizzazione dell’ideale di una conoscenza universale, piuttosto Borges volge in distopia tale sogno.
      La biblioteca di Babele è, infatti, un inferno, l’inferno del significato, perché al suo interno ci sarà il libro che contiene la verità, la risposta vera alla domanda sull’esistenza di dio, tutte le biografie di tutti gli uomini, il modo in cui ciascuno di noi morirà, la soluzione di tutti i problemi, tutti i libri che sono stati scritti e anche quelli che non lo sono stati ancora. Questi libri sono, tuttavia, sommersi da miliardi di frasi senza senso, sono dunque introvabili. Il totale dei volumi è 10 elevato 4677, per leggere tutte le loro pagine un uomo ci impiegherebbe 10 alla 4.000 anni e nel racconto si avanza anche l’ipotesi la biblioteca sia infinita perché i libri si ripetano infinite volte.
      C’è chi, come Achille Varzi, si è preoccupato di calcolare il numero di questi volumi “senza senso”, i suoi calcoli si possono leggere in questo articolo Il libraio, lo scrittore, la biblioteca di Babele.

      tratta dall’articolo Brooklyn Author Recreates Borges’ Library of Babel as Infinite Website
      Sovraccarico Informativo e Internet Babelica?
      La struttura modulare e reticolare della biblioteca di Babele non può non ricordare l’infrastruttura di internet, la rete è un insieme di nodi collegati da molteplici archi, proprio come le gallerie esagonali da cui è formata la biblioteca di Borges sono collegate tra loro da corridoi. La biblioteca può così essere assunta come una metafora di internet, oggi la rete costituisce il luogo in cui è contenuto il sapere umano. Allo stesso modo, la disperata ricerca di qualche parola o frase dotata di senso, che i bibliotecari di Borges conducono, non può non ricordare la questione del sovraccarico informativo oggi tanto dibattuta.
      La metafora della biblioteca di Babele sembra inserirsi in quel dibattito intorno al problema del valore conoscitivo di internet e del suo ruolo nella creazione e diffusione del sapere, problema le cui risposte oscillano tra quella di Nicholas Carr, per cui sussiste il rischio che “Internet ci renda stupidi” e quella di Howard Rheingold per cui “La rete ci rende intelligenti”.
      Per inquadrare le tesi avanzate da Nicholas Carr nel suo saggio “Internet ci rende stupidi?” suggerisco la lettura del breve contributo di Silvia Micheletta comparso su Form@re, [volume 13, numero 1, anno 2013, pp. 106-107] e intitolato “Internet ci rende stupidi? Come la rete sta cambiando il nostro cervello“. Nel suo intervento l’autrice esamina le tesi di Carr viene confrontandole con quelle di altri autori ed esaminando il problema dal punto di vista educativo della scuola.
      Sul saggio di Howard Rheingold si può leggere un’intervista all’autore di Ernesto Assante apparsa su Repubblica.it il 30/05/2013 con il titolo “Perché la Rete ci rende intelligenti.” Rheingold spiega il suo “manuale digitale”, incentrata su una visione di prudente ottimismo e sulla necessità di una nuova alfabetizzazione.
      Il problema è quello del sovraccarico informativo e cognitivo, l’information overload, che produce l’esplosione di qualsiasi rete tassonomica con la quale si cerchi di imbrigliare l’enorme mole dei Big Data per poterli gestire e trasformare in informazioni. Nel 2010, l’amministratore delegato di Google Eric Schmidt, alla Technomy conference di Lake Tahoe, ha dichiarato che ogni due giorni viene prodotta su internet una quantità di informazione pari a quella generata dall’inizio della storia dell’umanità fino al 2003.


      Internet: tra logos e entropia
      L’antico sogno della filosofia, dai tempi di Platone e Aristotele, di trovare una struttura categoriale ultima, universale ed immutabile, capace di rendere ordinatamente conto di tutto ciò che esiste ed è conoscibile e dicibile, sembra lasciare il posto al paradossale gioco nichilista di Gorgiache, secondo la testimonianza di Sesto Empirico, nella sua opera Sul non essere, asserirebbe che: nulla è, se anche qualcosa fosse non sarebbe conoscibile e se anche fosse conoscibile non sarebbe comunicabile.
      Chissà se un super motore di ricerca troverebbe, nella spaventosa biblioteca di Borges, la risposte a queste domande e, come il Multivac (altra possibile metafora per Internet) del racconto L’ultima domanda di Isaac Asimov riuscirebbe infine a trovare la soluzione e creare l’ordine invertendo l’entropia.

      Un Percorso: la biblioteca di Babele sul Web
      • Leggere il racconto di Borges in rete: il racconto di Borges può essere letto in italiano digitando su un qualsiasi motore di ricerca titolo e autore, si arriverà, prima o poi, al testo del racconto. È anche possibile trovare su Youtube alcuni video in cui il racconto viene letto in italiano
      • La biblioteca di Babele e i paradossi dell’infinito: un interessante articolo di Giulio Napoleoni, L’infinito non è di questo mondo. La Biblioteca di Babele e l’universo esamina il paradosso dell’infinito che si annida nelle gallerie della biblioteca: Il contrasto di fondo, che produce il paradosso, risiede nella finitezza della Biblioteca rispetto alla presumibile infinità di cose/eventi che possono essere descritti, espressi, narrati, teorizzati.
      • Il prevalere del non senso nella biblioteca di Babele: Un intervento di Achille Varzi intitolata Il libraio, lo scrittore, la biblioteca di Babele, in cui l’autore cerca di dare un senso più preciso all’affermazione per cui nella biblioteca di Babele ci sono tutti i libri possibili, anche quelli totalmente privi di senso. Varzi prova a calcolare il numero di alcuni di questi libri “senza senso”, il risultato è tremendo, i libri dotati di senso rispetto a quelli insensati sono in numero infimo.
      • Sarebbe possibile costruire la Biblioteca di Babele? Sulle incongruenze architettoniche e le imprecisioni del racconto di Borges consiglio la lettura dell’articolo comparso su Repubblica.it il 30/05/2015 e intitolato La Biblioteca di Babele? Borges sbagliava i calcoli, in cui Michele Mari presenta il libro di Renato Giovannoli, Come costruire la biblioteca di Babele, con una premessa di Stefano Bartezzaghi
      • La biblioteca in immagini: chi volesse vedere la biblioteca di Babele tradotta in immagini, può visitare questa pagina del sito Warnock Fine Arts che presenta Onze Estampes volume in cui sono raccolte le immagini realizzate da Eric Desmazieres per illustrare la biblioteca di Babele di J. L. Borges
      • La storia di Multivac: su Multivac e le vicende che lo vedono protagonista nei racconti di Isaac Asimov cosiglio la lettura di questo post pubblicato il giugno del 2015 si informazione consapevole: Le “profezie” di Asimov sull’era dei computer e di Internet nel 1958.
      • Information Overload: Per documentarsi sul tema sovraccarico informativo e cognitivo si può consultare la seguente racconta realizzata con Pearltrees e che comprende articoli, infografiche, interventi su questo argomento: Information Overload e Big Data

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      Segnalo il webinar tenuto da Paolo Aghemo per l'associazione Flipnetil 22/03/2017. Si tratta di un'ottima introduzione all'utilizzo della narrazione digitale nella didattica con particolare riferimento al Podcast audio di cui Paolo Aghemo illustra in modo chiaro e con competenza caratteristiche, vantaggi, modalità di impiego e istruzioni per l'uso.


      Scheda Video
      Autore: Paolo Aghemo 
      Titolo: Podcast fare radio web a scuola 
      Data Pubblicazione: 23/03/2017 
      Durata: 1:20:26 
      Canale YouTube: Associazione Flipnet 

      La presentazione
      La presentazione utilizzata da Paolo Aghemoè stata pubblicata su Issuu il 22/03/2017 con il titolo: Podcast narrazione digitale.



      La domanda iniziale: Perché narrare?
      Per imparare meglio e costruire la propria identità ed esperienza del mondo. Questi gli autori citati:
      • Schank: Predisposizione alla narrazione degli esseri umani. Racconto è il fondamento dell'intelligenza e il primo passo dello sviluppo cognitivo (raccontami una storia). 
      • Bettelheim: storie che valga la pena di raccontare 
      • Gardner: 5 modalità di trattazione di un argomento: narrativo; logico - quantitativo; filosofico - concettuale; estetico - sensoriale; esperienziale.
      Narrazione e Autorialità
      Narrazione digitale autoriale è aperta a tutti grazie al digitale. Autorialità strumento fondamentale per la crescita culturale, personale e collettiva, all'interno di un ambiente di apprendimento costruttivo e collaborativo. La Narrazione digitale non è altro che l'arte dei trobadori congiunta alle moderne tecnologie digitali.
      Il Punto di partenza per progettare una narrazione digitale è sempre la didattica, quindi finalità e audience, cosa si vuole comunicare e a chi lo si vuole comunicare. 

      Fasi della realizzazione di una Narrazione 
      1. genere trasmissione 
      2. canovaccio o storyboard (disegni, schemi, mappe) 
      3. definizione del clock (durata trasmissione) 
      4. registrazione (audio, video, scansioni, foto, etc.) 
      5. montaggio 
      6. pubblicazione sul web 

      Il Podcast Audio
      Passi per mettere in pratica un Podcast: 
      1. scelta di una delle varie tipologie di narrazione 
      2. copione o storyboard; Format della trasmissione (intervista impossibile, trasmissione in seconda lingua, cronaca e news, radio talk, musicale, lezioni, etc.) 
      3. tempi - durata: dai 2 minuti (infanzia) ai 10 minuti (scuola secondaria di secondo grado) struttura clock trasmissione: jingle iniziale e finale (stacchetto musicale), introduzione trasmissione (effetto speciale) nucleo trasmissione, (stacco musicale) - nucleo trasmissione (stacco musicale) - conclusione 
      Software e Hardware per il Podcast 
      Interessanti, tra le applicazioni segnalate Spreaker e Podomatic di cui Paolo Aghemo illustra caratteristiche e funzionalità. 
      Segnalati anche Vocaroo e Audioboom. 

      Un percorso sul podcast nella didattica
      1. Presentazione e video tutorial spreaker;
      2. Nuove Tecnologie? La voce e la radio - 1^ Parte, L’utilizzo didattico delle tecnologie deve puntare su tecnologie semplici e versatili come la Web Radio
      3. Nuove Tecnologie? La voce e la radio – 2^ Parte - Il Podcast, Cos’è il podcast e come utilizzarlo nella didattica?
      4. Nuove Tecnologie? La voce e la radio - 3^ parte - Spreaker e Podomatic, Come creare e gestire una web radio con Spreaker e Podomatic

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      Un interessante articolo pubblicato da Andrea Daniele Signorelli su Prismo il 31/01/2017, intitolato Il lato oscuro del machine learning. 

      Scheda articolo
      Argomento: l'utilizzo dell'I.A. per la risoluzione di problemi a partire da set di dati produce davvero "apprendimento"?
      Problema: quali sono le possibili conseguenze e i limiti delle varie forme di "machine learning" in quei casi cruciali in cui a tale procedura viene dato il compito di prendere decisioni?

      Machine Learning
      Molto interessante l'articolo di Andrea Signorelli perché riesce a spiegare cosa sia il "machine learning", perché e come venga impiegato e quali situazioni problematiche il suo utilizzo comporti.
      Inoltre l'esame delle problematiche connesse all'intelligenza artificiale e al machine learning, aprono interessanti punti di vista da cui guardare a temi tradizionali e cruciali in ambito educativo: cosa significa apprendere? Che cosa sono l'intelligenza e il pensiero? Cosa significa comprendere?

      Sovraccarico informativo e soluzione ingegneristica
      Le dimensioni dell'information overload, il sovraccarico di dati, sono tali che risulta impossibile ricavare dalla mole di dati conoscenze, soluzioni a problemi e decisioni operative. La soluzione "ingegneristica" e quella di affidarsi a sistemi di intelligenza artificiale, tale pratica e la ricerca teorica ad essa connessa vengono definite "machine learning". 
      Ma si può dire che questi sistemi apprendano realmente? Che comprendano? Che siano in grado di dare conto delle scelte che fanno?



      Due casi per capire
      Per comprendere importanza e dimensioni i questo problema riporto due casi citati da Andrea Signorelli:
      1. Nel 2015 il sistema di riconoscimento delle immagini di Google è incappato in un delicato problema: taggava le persone di colore come "gorilla". Non si è riusciti a capire perché l'algoritmo fosse giunto a questa erronea conclusione. L'unica soluzione è quindi stata quella di "vietare" all'algoritmo di classificare qualunque cosa come "gorilla".
      2. "Se l’algoritmo che guida un’auto dovrà decidere se investire un bambino che si è gettato all'improvviso in mezzo alla strada oppure sterzare di colpo con il rischio di ferire gravemente l’autista e i passeggeri", non sarà il caso di sapere perché l'auto abbia preso una determinata decisione? Eppure questo non è, al momento, possibile.
      I due esempi rendono abbastanza chiara quale sia la posta in gioco e quale il peso e il significato dei problemi che l'approccio ingegneristico ponga.

      Cura dei contenuti
      Esiste un'altra via per affrontare il problema dell'overload informativo? Esiste, ma i suoi scopi non sono esattamente gli stessi. Si tratta di quella che viene definita "content curation" e che è una via umanistica, non nel senso delle scienze umane (secondo la provinciale e superata dicotomia che contrappone scienze umane e scienze della natura), ma nel senso che è basata sull'uomo e non sulla macchina. Non, però, sull'uomo inteso come singolo individuo in competizione con gli altri, ma parte di un tutto: l'intelligenza collettiva. Il paradigma del "prendersi cura" implica che la cura sia reciproca, cura di sé e cura dell'altro si richiamano e rimandano necessariamente l'una all'altra, come due opposti complementari eraclitei.

      Due vie destinate a contrapporsi?
      Cura dei contenuti attraverso l'intelligenza collettiva e intelligenza artificiale sono forse due vie destinate a contraddirsi in eterno? È immaginabile un'intelligenza collettiva in cui uomo e macchina possano dialogare? Se non sarà così non ci aspetta un bel futuro.
      L'etica deve entrare nel mondo dell'I.A. e del machine learning. Chi ricorda le tre leggi della robotica di Isaac Asimove i racconti che hanno come protagonista Susan Calvin, forse può apprezzare tale conclusione meglio di altri.

      Link Utili
      1. sulle tre leggi della robotica: Wikipedia, Tre leggi della robotica;
      2. articoli di Robin Good sulla content curation;
      3. Intelligenza collettiva: una raccolta di webinar, articoli, interviste su intelligenza collettiva realizzata con Pearltrees:
      4. riassunto del libro di Levy Intelligenza collettiva;
      5. Andrea Signorelli, Le origini dell'intelligenza artificiale.