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Edupunk: un approccio non istituzionale all'innovazione didattica

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Ascesa e caduta di un termine: Edupunk
Tra il 2008 e il 2009 nei blog e nei sociale network il termine Edupunk era piuttosto popolare, oggi pare scomparso, i gruppi su Facebook ad esso dedicati sono inattivi, i link che rimandano ai siti dedicati all'Edupunk se cliccati danno come risposta una pagina bianca del browser: la pagina web non è disponibile, l'ultimo intervento in edupunk.wikia.com risale al maggio del 2010, pare dunque che ci si debba chiedere non cos'è, ma cos'era l'Edupunk?
Più che da un determinato approccio nell'utilizzo delle tecnologie didattiche nella formazione o dalla proposta di un nuovo sistema di strategie didattiche e pedagogiche, l'edupunk è nato come rifiuto della politica di normalizzazione della scuola promossa dal governo Bush che, per ridurre la spesa pubblica e imporre come dominante un unico paradigma ideologico, aveva impostato un programma per l'uso didattico delle nuove tecnologie basato sull'omologazione e un approccio top-down. 

Commercializzazione dell'insegnamento e taylorismo didattico
Lo strumento di questo programma erano le piattaforme di e-learning, a quei tempi Blackboard, la logica era invece quella della erogazione di contenuti chiusi e predeterminati, trasmessi secondo un modello broadcast (uno - molti) in cui l'utente si limita alla fruizione passiva di contenuti su cui non può intervenire, seguendo un percorso anch'esso precostituito e imposto dall'alto. Si tratta dunque del tentativo di piegare l'uso didattico delle nuove tecnologie al paradigma progettuale e produttivo fordista - taylorista (gerarchia, omologazione, ripetitività, efficienza, spersonalizzazione, standardizzazione, ecc.). In tale contesto viene privilegiato l'uso di strumenti software chiusi, proprietari, scarsamente interattivi, rigidi, teacher centered, come, appunto, le piattaforma di e-learning (LMS - LCMS: learning management system e learning content management system). Anche il problema squisitamente didattico di come utilizzare tali tecnologie nel processo di insegnamento / apprendimento viene posto in secondo piano rispetto alle logiche aziendalistiche e di commercializzazione che, dominanti rispetto alle finalità pedagogiche, piegano l'istruzione al proprio progetto aziendale ed editoriale ed alla caratteristiche hardware e software dei loro prodotti.
Il punto è, quindi, che la scelta degli strumenti non è determinata da una strategia didattica e pedagogica, ma la didattica viene determinata dalla imposizione degli strumenti che vengono adottati.

Le origini del termine: le api di vetro
Nel maggio del 2008 Jim Groom propone l'uso del termine Edupunk in un post dal titolo The Glass Bees che prende spunto da un racconto di Erns Junger, Le api di vetro, si opponeva alla logica totalitaria del formicaio conseguenza di un uso della tecnologia volto non a promuovere il progresso ma a rafforzare il potere.
Nello specifico Groom se la prendeva con la campagna pubblicitaria con cui veniva lanciato la versione 8 di Blackboard, che per far fronte alla crisi delle piattaforme di e-learning aveva incorporato entro il proprio sistema le innovazioni del web 2.0, impossessandosi di strumenti prodotti collettivamente dalla comunità e rivendendoli a caro prezzo, ma, soprattutto garantendo il "potenziamento delle capacità critiche" e "il miglioramento delle prestazioni della classe". Contro tale approccio Groom affermava che capacità critiche e prestazioni della classe non migliorano per l'adozione di uno strumento tecnologico, ma perché le persone lavorano e pensano insieme ed in funzione di tale agire comunitario e degli scopi che con esso si vogliono perseguire che deve essere scelta una tecnologia.


Ma che cos'è allora questo Edupunk?
In un articolo comparso sul New York Times nel 2008 così Tom Kuntz descriveva l'Edupunk: "un approccio all'insegnamento che rifiuta ciò che i principali strumenti come Power Point e Blackboard e punta a portare l'atteggiamento ribelle e l'etica del "Do it yourseld" dentro le aule". Stephen Down, in un suo post del 29 maggio 2008, così sintetizza le caratteristiche dell'Edupunk:
1. una reazione alla commercializzazione dell'apprendimento;
2. l'adozione dell'etica del DIY (Do It Yourself - Fai da te)
3. pensare e apprendere autonomamente e per se stessi
Tali aspetti sono ricollegabili, come evidenzia Gianni Marconato, a concetti chiave onnipresenti nelle programmazioni disciplinari e dei consigli di classe, ma la cui realizzazione pratica è spesso disattesa quali:
> educazione democratica e libertaria
> apprendimento auto-diretto e centrato sullo studente
> descolarizzazione
e ancora:
> filosofia open
apprendimento collaborativo
> costruzione della conoscenza
> comunicazione e interazione dialogica, network sociale
> Open Educational Resource
ecc.
Per comprendere e inquadrare meglio l'Edupunk e le problematiche che tale termine dischiude, consiglio la consultazione della presentazione di Giovanni LerccisottiDalle risorse aperte all'Edupunk, pubblicata su Slideshare il 25 luglio del 2012

Edupunk qui e ora?
Perchè rilanciare questo termine? Si pensi alla tanto dibattuta questione della valutazione di scuole e insegnanti che fa capo all'Invalsi, non tanto per questioni di merito docimologico, quanto per l'uso politico che dei dati dell'Invalsi si vuole fare: bastonare economicamente scuole e docenti i cui studenti mostrano prestazioni insufficienti e premiare gli altri. Si pensi alla sola risposta che chi governa la scuola ha saputo dare al problema dell'innovazione tecnologica della didattica: comprare LIM e Tablet, nella convinzione che questo, magicamente, trasformi la didattica, trasfiguri docenti e studenti, operi una paradisiaca metamorfosi della scuola italiana, come se montando su un'auto di formula 1 si divenisse automaticamente tutti degli Alonso. Si pensi al fallimento di tutti i progetti di aggiornamento dei docenti condotti dal ministero (Monfortic, M@rte, La scuola per lo sviluppo, Scuola&servizi). Si pensi a tutte queste cosee la risposta verrà da sé.

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