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Filosofia, Libri, Scuola, Storia, Web ...

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    Ascesa e caduta di un termine: Edupunk
    Tra il 2008 e il 2009 nei blog e nei sociale network il termine Edupunk era piuttosto popolare, oggi pare scomparso, i gruppi su Facebook ad esso dedicati sono inattivi, i link che rimandano ai siti dedicati all'Edupunk se cliccati danno come risposta una pagina bianca del browser: la pagina web non è disponibile, l'ultimo intervento in edupunk.wikia.com risale al maggio del 2010, pare dunque che ci si debba chiedere non cos'è, ma cos'era l'Edupunk?
    Più che da un determinato approccio nell'utilizzo delle tecnologie didattiche nella formazione o dalla proposta di un nuovo sistema di strategie didattiche e pedagogiche, l'edupunk è nato come rifiuto della politica di normalizzazione della scuola promossa dal governo Bush che, per ridurre la spesa pubblica e imporre come dominante un unico paradigma ideologico, aveva impostato un programma per l'uso didattico delle nuove tecnologie basato sull'omologazione e un approccio top-down. 

    Commercializzazione dell'insegnamento e taylorismo didattico
    Lo strumento di questo programma erano le piattaforme di e-learning, a quei tempi Blackboard, la logica era invece quella della erogazione di contenuti chiusi e predeterminati, trasmessi secondo un modello broadcast (uno - molti) in cui l'utente si limita alla fruizione passiva di contenuti su cui non può intervenire, seguendo un percorso anch'esso precostituito e imposto dall'alto. Si tratta dunque del tentativo di piegare l'uso didattico delle nuove tecnologie al paradigma progettuale e produttivo fordista - taylorista (gerarchia, omologazione, ripetitività, efficienza, spersonalizzazione, standardizzazione, ecc.). In tale contesto viene privilegiato l'uso di strumenti software chiusi, proprietari, scarsamente interattivi, rigidi, teacher centered, come, appunto, le piattaforma di e-learning (LMS - LCMS: learning management system e learning content management system). Anche il problema squisitamente didattico di come utilizzare tali tecnologie nel processo di insegnamento / apprendimento viene posto in secondo piano rispetto alle logiche aziendalistiche e di commercializzazione che, dominanti rispetto alle finalità pedagogiche, piegano l'istruzione al proprio progetto aziendale ed editoriale ed alla caratteristiche hardware e software dei loro prodotti.
    Il punto è, quindi, che la scelta degli strumenti non è determinata da una strategia didattica e pedagogica, ma la didattica viene determinata dalla imposizione degli strumenti che vengono adottati.

    Le origini del termine: le api di vetro
    Nel maggio del 2008 Jim Groom propone l'uso del termine Edupunk in un post dal titolo The Glass Bees che prende spunto da un racconto di Erns Junger, Le api di vetro, si opponeva alla logica totalitaria del formicaio conseguenza di un uso della tecnologia volto non a promuovere il progresso ma a rafforzare il potere.
    Nello specifico Groom se la prendeva con la campagna pubblicitaria con cui veniva lanciato la versione 8 di Blackboard, che per far fronte alla crisi delle piattaforme di e-learning aveva incorporato entro il proprio sistema le innovazioni del web 2.0, impossessandosi di strumenti prodotti collettivamente dalla comunità e rivendendoli a caro prezzo, ma, soprattutto garantendo il "potenziamento delle capacità critiche" e "il miglioramento delle prestazioni della classe". Contro tale approccio Groom affermava che capacità critiche e prestazioni della classe non migliorano per l'adozione di uno strumento tecnologico, ma perché le persone lavorano e pensano insieme ed in funzione di tale agire comunitario e degli scopi che con esso si vogliono perseguire che deve essere scelta una tecnologia.


    Ma che cos'è allora questo Edupunk?
    In un articolo comparso sul New York Times nel 2008 così Tom Kuntz descriveva l'Edupunk: "un approccio all'insegnamento che rifiuta ciò che i principali strumenti come Power Point e Blackboard e punta a portare l'atteggiamento ribelle e l'etica del "Do it yourseld" dentro le aule". Stephen Down, in un suo post del 29 maggio 2008, così sintetizza le caratteristiche dell'Edupunk:
    1. una reazione alla commercializzazione dell'apprendimento;
    2. l'adozione dell'etica del DIY (Do It Yourself - Fai da te)
    3. pensare e apprendere autonomamente e per se stessi
    Tali aspetti sono ricollegabili, come evidenzia Gianni Marconato, a concetti chiave onnipresenti nelle programmazioni disciplinari e dei consigli di classe, ma la cui realizzazione pratica è spesso disattesa quali:
    > educazione democratica e libertaria
    > apprendimento auto-diretto e centrato sullo studente
    > descolarizzazione
    e ancora:
    > filosofia open
    apprendimento collaborativo
    > costruzione della conoscenza
    > comunicazione e interazione dialogica, network sociale
    > Open Educational Resource
    ecc.
    Per comprendere e inquadrare meglio l'Edupunk e le problematiche che tale termine dischiude, consiglio la consultazione della presentazione di Giovanni LerccisottiDalle risorse aperte all'Edupunk, pubblicata su Slideshare il 25 luglio del 2012

    Edupunk qui e ora?
    Perchè rilanciare questo termine? Si pensi alla tanto dibattuta questione della valutazione di scuole e insegnanti che fa capo all'Invalsi, non tanto per questioni di merito docimologico, quanto per l'uso politico che dei dati dell'Invalsi si vuole fare: bastonare economicamente scuole e docenti i cui studenti mostrano prestazioni insufficienti e premiare gli altri. Si pensi alla sola risposta che chi governa la scuola ha saputo dare al problema dell'innovazione tecnologica della didattica: comprare LIM e Tablet, nella convinzione che questo, magicamente, trasformi la didattica, trasfiguri docenti e studenti, operi una paradisiaca metamorfosi della scuola italiana, come se montando su un'auto di formula 1 si divenisse automaticamente tutti degli Alonso. Si pensi al fallimento di tutti i progetti di aggiornamento dei docenti condotti dal ministero (Monfortic, M@rte, La scuola per lo sviluppo, Scuola&servizi). Si pensi a tutte queste cosee la risposta verrà da sé.

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    Quali spazi per una didattica basata sulle nuove tecnologie?
    Il problema dell'innovazione didattica in Italia, di come introdurre le nuove tecnologie o TIC nella didattica, presenta molti aspetti, tra quelli solo apparentemente poco importanti vi è quello dell'aula: come deve essere un'aula nel XXI secolo? Come deve essere ridisegnata per ospitare una didattica innovativa? Gli spazi, i banchi, le sedie, i posti occupati dalle persone, gli strumenti, la disposizione reciproca di tutti questi elementi, non sono affatto irrilevanti.
    L'infografica mostra i dati percentuali relativi al gradimento del'utilizzo in varie attività delle TIC e del Web
    Innovare non significa riempire le aule di LIM e Tablet
    La SEMPLICE E MERA INTRODUZIONE DI LIM E TABLET non è la risposta al problema dell'innovazione didattica, non si tratta della ormai banale e universalmente accettata considerazione per cui non deve essere la didattica a piegarsi agli strumenti tecnologici, ma l'utilizzo di questi ad essere condotto secondo criteri, motivazioni, obiettivi didattici e formativi. Si tratta proprio dell'aula come spazio fisico e architettonico: come deve essere strutturata perché sia possibile sviluppare in essa una efficace didattica che faccia uso delle nuove tecnologie? Una didattica web based e digital based?



    Da aula ad ambiente di apprendimento
    Schiaffare LIM e Tablet nello spazio dell'aula tradizionale significa continuare a perseguire la strada del vecchio apprendimento, niente di male in ciò, ché le vecchie e tradizionali modalità in cui si sviluppa il processo di apprendimento e insegnamento non sono affatto superate, anche se da modificare ed integrare se non si vuole la decomposizione del sistema scolastico e formativo del paese. Quindi come fare perché la spesa per LIM e Tablet possa servire a qualcosa? Occorre trasformare l'aula in un ambiente di apprendimento. Il video qui sotto è un'animazione realizzata da Ray Stuckey, docente della Rodriguez Hig School (Usa), che ricostruisce un'aula  dopo che è stata ristrutturata e ridisegnata, DALLO STESSO DOCENTE CON LA COLLABORAZIONE DEGLI STUDENTI, per supportare una didattica incentrata sull'utilizzo dell'e-learning e delle nuove tecnologie al fine di realizzare forme di apprendimento collaborativo e attività differenziate.



    Come deve essere l'aula per una didattica basata sulle TIC e sul WEB?
    Non esiste una unica conformazione che può essere proposta come ideale per l'aula tecnologica. I diversi modi di configurare un'aula e gli elementi che la compongono sono molteplici e funzionali alle esigenze didattiche con cui i media e le tecnologie vengono utilizzate, variabili in relazione ai programmi e curricoli o in base alle diverse attività, progetti, azioni laboratoriali poste in essere. La modularità e variabilità sono i criteri che devono essere tenuti presenti nella individuazione  delle caratteristiche dell'aula del XXI secolo, in modo che essa sia di volta in volta modificabile e riconfigurabile a seconda delle esigenze. Nelle immagini sottostanti sono raffigurati i principi dello School Design architettura centrata sullo studente e caratterizzata da: spazi aperti, luminosi, colorati,versatili e dinamici (elementi come pareti, mobili, strumenti, devono poter essere spostati e ricollocati facilmente), fatti per il lavoro in piccoli gruppi, la costruzione collaborativa della conoscenza, l'integrazione tra ambiente fisico e virtuale (online).
    Esempio di School Design: ambienti scolastici per l'apprendimento realizzati dal PCOE (Uff. Educ. Contea di Placer )

    Disegno di una hig school negli Usa ispirato ai principi dell'attuale school design
    E in Italia?
    Le immagini e le considerazioni fatte fin qui sono ricavate da quanto sta avvenendo in molti paesi, come quelli scandinavi o anglossassoni (Usa, Australia, Nuova Zelanda, ecc.), paesi in cui il curriculum e l'organizzazione degli studi sono molto diversi da quelli italiani. Un esempio, il sistema di istruzione superiore non si fonda come da noi sulla classe anagrafica, ma su corsi impartiti dai docenti a cui gli studenti scelgono di partecipare. Le aule quindi non sono aule in cui  viene a collocarsi stabilmente una data classe di studenti, ma sono aule disciplinari, in cui risiede stabilmente un docente, che impartisce differenti corsi della sua disciplina a differenti gruppi di studenti. Le aule quindi possono essere configurate secondo le metodologie, le esigenze e la didattica che caratterizzano quel docente e quella disciplina. In Italia la personalizzazione nella configurazione dell'aula non può invece andare oltre un certo limite, molto superficiale, dal momento che nella stessa aula vengono insegnate e apprese discipline diverse, con differenti esigenze da differenti docenti. Insomma, la possibilità per un docente di configurare a sua discrezione la propria aula, come nel caso del prof. Stuckey (il secondo video), sarebbe molto problematica. 

    2 aule (1st e 4th grade) del West Ada School District (Usa)
    Italia: un paese in via di sottosviluppo!
    Ma la più importante considerazione da cui occorre partire per avviare un qualsivoglia discorso su questi problemi è riconoscere realisticamente quale sia la condizione del paese. L'Italia, semplicemente, non può permettersi la spesa necessaria per realizzare un sistema di scuole e di aule del genere. L'Italia è un paese, non solo in ambito scolastico, in via di sottosviluppo o già sottosviluppato, lo è per le sue infrastrutture di base, per il suo sistema amministrativo burocratico, per la sua inconcludente legislazione, per la percentuale di spesa in ricerca e formazione, e così via. Quindi occorre considerare la fattibilità anche finanziaria di un intervento complessivo sull'edilizia scolastica e commisurare tale intervento alle limitate risorse disponibili. Ricordo che più della metà degli edifici scolastici italiani non sono a norma in fatto di sicurezza e non vi è la possibilità, né a breve, né a medio termine di risolvere questa situazione, con il risultato che, non solo pare utopia immaginare le aule delle nostre scuole ridisegnate in funzione di nuove tecnologie e nuove forme di didattica, ma il sistema scolastico va avanti e andrà ancora avanti, al di fuori della legalità.
    Per finire va anche ricordata la totale, pluridecennale e comprovata inadeguatezza di chi ha gestito il sistema scolastico italiano, Fruttero e Lucentini avrebbero potuto aggiungere ai loro due libri sulla prevalenza e il ritorno del cretino una vera e propria enciclopedia della cretinaggine solo limitandosi a quanto fatto dai vari ministri dell'istruzione e dal loro seguito di direttori, dirigenti e responsabili ai vari livelli e nei vari settori.

    E allora che fare?
    Fare di necessità virtù ed esercitare la picaresca arte dell'arrangiarsi con quanto si riesce ad avere sembra, come sempre, la strada che si dovrà percorrere. Utilizzare al meglio strutture e strumenti disponibili non cadendo nell'errore di calare l'innovazione dall'alto e di mirare ad adeguare la didattica agli strumenti e alle nuove tecnologie. Si tratta di trovare soluzioni ad hoc di volta in volta differenti e variabili, a seconda delle circostanze e delle risorse umane e materiali che si hanno a disposizione. Occorre abbandonare il paradigma dell'ingegneria educativa e della progettazione dell'istruzione per adottare un approccio basato su quello che Wenger, a proposito delle comunità di pratica, chiama il coltivare (cultivating), l'azione indiretta di sostegno, guida, risoluzione creativa di problemi fondata sulla natura autopoietica della comunità di apprendimento e che si contrappone alla natura verticale del progettare, di matrice fordista-taylorista. Dall'incontro quotidiano tra tecnologia e pratica formativa, tra docenti e studenti reali (non quelli ideali dei progetti e dei pedagogisti), si dovrà partire per risolvere di volta in volta i problemi dell'innovazione e dell'uso delle TIC, con soluzioni differenti e mai definitive, come se si fosse in una perpetua fase beta.

    LINK UTILI
    Pinterest, bacheca "aula XXI secolo"


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    L'Agenda Digitale Italianaè stata istituita nel 2012 in conformità con l'Agenda Digitale Europea presentata dalla Commissione Europea nel maggio del 2010. Ha quali principali comparti di intervento identità digitale, PA digitale/Open data, istruzione digitale, sanità digitale, divario digitale, pagamenti elettronici e giustizia digitale. 



    Il ritardo dell'Italia
    L'Europa è in ritardo rispetto a Usa e Giappone, l'Italia è in ritardo rispetto all'Europa. Ma sulla carta siamo il paese più avanzato al mondo, infatti l'ADI, nella sua versione cartacea, è bellissima, ma rimane sulla carta, in 2 anni la sua esistenza sul piano della realtà effettuale rimane avvolta nel mistero, roba da "chi l'ha visto?" o "Voyager". Alla fine del 2013 L'Italia risulta al 26° posto su 27 paesi europei nella realizzazione dei 13 obiettivi dell'agenda digitale europea, siamo quindi penultimi e il differenziale con gli altri paesi si allarga in un settore dove i tempi sono ristrettissimi e il recupero estremamente difficoltoso.
    Nell'immagine la situazione in Europa (cliccare sull'immagine per ingrandire)



    Agenda Digitale Italiana e Scuola
    L'aspetto che più direttamente riguarda la scuola è quello delle competenze digitali e della scuola digitale che propone un "ambizioso progetto di alfabetizzazione digitale della popolazione, fondato sul "rinnovamento della didattica" e che dovrebbe avvenire attraverso l'introduzione della "banda larga" e della creazione di un "cloud per la didattica dedicato ad insegnanti e studenti facilitando l’accesso e l’uso di contenuti digitali di qualità ..."
    Si trattava di obiettivi condivisibili, ma occorreva far presto e ormai pare un po' tardi. Come sempre le istituzioni falliscono e sarà difficile che si possa procedere all'alfabetizzazione digitale con la necessaria celerità. Sembra che in Italia la realizzazione di strade siano autostrade reali come la Salerno - Reggio Calabria o digitali, sia un'impresa superiore alle forze di chi dirige il paese. Le sole speranze, come sempre in Italia, sono legate ai molti che dal basso, senza nessun supporto e anzi lottando contro le difficoltà frapposte dalle istituzioni, si danno da fare nonostante tutto, ma basterà per non precipitare definitivamente nel sottosviluppo?

    La situazione nel 2014
    Peccato che dei 55 adempimenti previsti, al marzo del 2014, ne fossero stati adottati solo 17, dei rimanenti di 21 sono scaduti i termini di attuazione. Sembra di vivere ancora ai tempi del buon Galileo, quando questi se la prendeva con gli aristotelici che vivevano in un mondo di carta e rifiutavano l'esperienza, proprio come quei simpatici e inetti peripatetici dei nostri governanti che hanno reso l'Italia il paese più avanzato e sviluppato al mondo, naturalmente sulla carta. 
    Motivi del ritardo non la difficoltà di realizzare il programma previsto dall'Agenda, ma mancanza di decreti attuativi, farraginosità delle procedure e dei regolamenti parlamentari, mancanza di fondi, vaghezza nella governance dell'Agenzia preposta all'attuazione dell'Agenda. Insomma ci si ferma prima ancora di cominciare, non vi è neanche la capacità di organizzarsi per partire, figuriamoci arrivare a qualcosa o da qualche parte.


    LINK UTILI 

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    Il Digital Storytelling o storytelling realizzato con strumenti digitali (web apps, webware) consiste nell'organizzare contenuti selezionati dal web in un sistema coerente retto da una struttura narrativa, in modo da ottenere un raccontovario, perché costituito da molteplici elementi di vario formato (video, audio, immagini, testi, mappe, ecc.); dotato del fascino delle storie, perché si tratta di un racconto;  ricco di stimoli e significati e dotato di un'alta densità informativa, perché mescola insieme codici, eventi, personaggi, informazioni, che interagiscono tra loro attraverso molteplici percorsi e diverse relazioni analogiche. Si tratta quindi di una forma di narrazione particolarmente indicata per forme comunicative come quelle proprie del giornalismo, della politica, del marketing, dell'autobiografia e anche della didattica.

    1. Lo storytelling nella didattica
    Il fascino e il punto di forza dello storytelling in ambito didattico, sia che si propongano agli studenti contenuti in forma di storie digitali, sia che si proponga agli studenti di creare tali storie attraverso webapps, è individuabile in diversi elementi:
    - carattere fortemente gratificante proprio di un approccio narrativo;
    - approccio narrativo offre un accesso più semplice a concetti astratti e complessi, come già Platone, che faceva largo uso dei miti (racconti) nei suoi dialoghi, ben sapeva;
    - per la capacità del meccanismo narrativo, supportato da elementi multimediali, di generare processi ermeneutico - interpretativi e correlazioni concettuali significative;
    - facilità di memorizzazione sul piano cognitivo, come argomenta in questo post Cristopher Penn: Importanza cognitiva dello storytelling
    - per il notevole grado di coinvolgimento che garantisce e il conseguente rafforzamento delle variabili motivazionali e dell'impegno;
    - per il fatto che si presta a veicolare messaggi significativi di forte impatto strutturati secondo una logica di causa - effetto;
    - perché una storia genera altre storie, secondo il meccanismo della inter-testualità, favorendo lo scambio collaborativo delle conoscenze, il confronto dialogico, lo spirito critico e la ricerca di nuove interpretazioni e punti di vista su un problema e/o tema;
    - per la capacità dell'approccio narrativo nel favorire lanetworked knowledge (conoscenza connettiva) e la combinatorial creativity (creatività combinatoria)
    L'immagine sottostante spiega quali siano gli elementi capaci di rendere "buona una storia", pur riferendosi all'ambito del marketing, è utile per una comprensione generale delle caratteristiche dello storytelling di cui si è appena parlato (cliccare sull'immagine per ingrandirla)



    2. Evoluzione dello storytelling dai disegni preistorici al digital transmedia storytelling
    La storia dello storytelling si sviluppa con la storia della cultura umana e delle sue espressioni sin dai primordi della civiltà rispondendo alla fondamentale esigenza di condividere le proprie esperienze, fissare i valori sociali e religiosi, fornire intrattenimento, spiegare i fenomeni e gli eventi naturali e storici. Dalle incisioni rupestri alle storie di eroi recitate dagli aedi in Grecia con l'accompagnamento della musica, ai poemi religiosi ed alle cosmogonie, lo storytelling si rivela la forma comunicativa privilegiata sia per la trasmissione della tradizione e dell'identità culturale di una popolazione, che per la costruzione e condivisione di un sistema di valori, simboli, idee. Sin dall'inizio inoltre sullo storytelling si fondano le pratiche educative e formative delle civiltà antiche, così in Grecia come presso le civiltà mesopotamiche e il popolo ebraico l'educazione si fonda sulla narrazione: Omero, Esiodo, il poema di Gilgamesh, l'antico testamento e così via.
    Anche dopo il sorgere del pensiero filosofico e della comunicazione logico - argomentativa, l'approccio narrativo alla conoscenza e alla sua diffusione rimane decisivo con la mossa platonicache incorpora la struttura narrativa nel meccanismo della ricerca filosofica affidando ad essa non solo le tradizionali funzioni già presenti nella tradizione culturale e religiosa pre-platonica (condivisione conoscenze e valori, spiegazione semplificata di ciò che è astratto e complesso), ma, soprattutto, facendo del racconto e del raccontare lo strumento per lo sviluppo dinamico e dialogico della stessa ricerca filosofica, basti pensare al processo ermeneutico e alla costruzione di significati che alcuni suoi "miti" (mito della caverna, discorso di Diotima su Eros, mito degli androgini, ecc.) hanno prodotto, assurgendo a paradigmi della cultura occidentale in svariati campi.
    L'infografica qui sotto illustra in modo sintetico e rapsodico alcuni dei momenti cruciali in cui lo sviluppo della nostra civiltà è risultato strettamente intrecciato a quello della "narrazione di storie" (cliccare sull'immagine per ingrandire)



    3. Storytelling e Content Curation
    Le storie possono essere viste come percorsi che collegano insieme in svariati modi (simbolici, analogici, causali, ecc.) punti diversi del continuum culturale di una civiltà, creando in esso un ordine, costruendo un senso possibile nella complessa, contraddittoria e multiforme trama di eventi, ricordi, valori, simboli, ecc. che costituiscono la tradizione di una cultura orale. Con gli sviluppi dei media comunicativi e le rivoluzioni chirografica, tipografica e, infine, digitale, la sfera dei significati, dei saperi, delle informazioni, si dilata a dismisura producendo quello che attualmente viene definito il fenomeno dell'overload informativo che genera ridondanza, confusione e mancanza di senso, troppe le informazioni e conoscenza da processare - elaborare. non si tratta solo di un fenomeno quantitativo che possa essere risolto con più potenti strumenti di classificazione e categorizzazione. Semplicemente la possibilità di una catalogazione - categorizzazione univoca e universale del sapere, già problematica nella comunicazione orale e chirografica, diventa impossibile, come sta a testimoniare la complessa vicenda filosofica del dibattito intorno al problema delle categorie da Aristotele in poi.
    Si tratta anche e soprattutto di un problema qualitativo, senza una qualche relazione che le organizzi, le informazioni tanto più sono sovrabbondanti, tanto più ingenerano assenza di significato. Nel web questo fenomeno diviene drammatico, potenzialmente tutto lo scibile e il dicibile vengono condivisi nella rete determinando difficoltà ad orientarsi e utilizzare efficacemente la conoscenza per l'impossibilità di individuare, nel rumore informativo di fondo, ciò che ci interessa.
    La digital content curation risponde all'esigenza di dominare l'informazione orientandosi in essa e rendendola concretamente utilizzabile per un uso personale e conoscitivo. Riporto la definizione che ne da Robin Good: "La Content Curation è una metodologia di esplorazione conoscitiva personale così come un approccio all'apprendimento e al giornalismo basato sulla raccolta, organizzazione e presentazione di informazioni mirate a creare risorse esaustive su un argomento specifico". La curation consiste quindi nel selezionare, entro il vasto mare informativo del web, quei contenuti attinenti a un certo tema per commentarli, ricontesualizzarli e offrirli a un'utenza specifica portatrice di un bisogno specifico. Curatori sono tutti coloro che, esperti a vario titolo di un determinato ambito conoscitivo, esercitano tale competenza attraverso un lavoro editoriale di "curatori". In tale senso la content curation esiste ed è praticata da secoli, come illustra Maria Popova in un suo post del 01/08/2011 dal titolo Networked Knoeledge adn Combinatorial Creativity, in cui esamina i florilegi medioevali proponendoli come esempi di curation.

    4. Tipologie e forme di Storytelling 
    Lo storytelling ha avuto origine negli Usa come Storytelling Management, intorno alla fine del XX secolo. E' stato ampiamente utilizzato anche in ambito politico, per esempio nelle sue campagne elettorali lo staff di Barack Obama ha fatto ampiamente uso di tecniche di storytelling.
    In ambito educativo la pedagogia si è interessata dello storytelling inteso come insieme di tecniche e strumenti sia narrativi che retorici, per comunicare idee, esperienze, conoscenze e per la "costruzione di significati interpretativi della realtà".
    Il digital storytelling impiega tecnologie digitali per realizzare narrazioni ipermediali, attualmente al creazione di storie digitali è resa molto semplice e alla portata di tutti grazie agli sviluppo dei servizi web based o web application, che consentono, dopo essersi registrati, di realizzare storie utilizzando risorse trovate sul web per arricchirle.
    Esistono varie tipologie di storytelling a seconda dei media e dei modelli che si decide di adottare e dei criteri in base ai quali si organizza la narrazione. Naturalmente si tratta di una classificazione empirica che non ha nessuna pretesa di univocità e universalità, i servizi che quotidianamente vengono proposti sul web in tale ambito sono numerosi e in continua crescita.

    4.1. Storytelling e Timeline
    La realizzazione di timeline può esser considerata una forma di narrazione di eventi attraverso il loro ordinamento cronologico. Le varie risorse individuate nel web intorno a un tema, un evento, una problematica, un personaggio, vengono disposte in forma di schede o slide, entro una successione cronologica rappresentata da una barra e disposto secondo la cronologia opportuna.
    Nei seguenti post vengono illustrati alcuni dei servizi disponibili sul web per realizzare timeline:
    1.Whenintiime, TikiToki, Xtimeline
    2. Dipity, Timeglider, Timerime
    Si tratta di strumenti che si prestano ad un utilizzo didattico nelle discipline di area luministica come storia, letteratura, scienze politiche, ecc.
    Questo un esempio di timeline da me realizzata e che utilizzo per spiegare l'avvento e le caratteristiche del nazismo e che gli studenti possono consultare da casa: L'affermazione del nazismo in Germania

    4.2. Lo Storymapping
    Può essere considerata una forma di storytelling che utilizza mappe geografiche o immagini per inserire in esse una serie di link a risorse web relativa a una determinata tematica in modo da ottenere un percorso navigabile. Mass media e testate giornalistiche fanno ampio uso di tale forma di storytelling per le loro inchieste e dossier
    Di seguito alcuni servizi web che consentono di realizzare storymapps:
    1. StoryMap JS
    2.Build a Map
    3.Google Tourbuilder necessità dell'installazione del plug in Google Earth
    Questi alcuni esempi di inchieste e reportage giornalistici realizzati con il sistema dello storymapping:
    1. Washinton Post: How the Islamic State is carving put a new country
    2. Knightlab: Il Giardino delle delizie di Hieronymus Bosh

    4.3. Transmedia storytelling
    Si tratta di realizzare una storia organizzando in un ambiente, modellato sulla rivista di news o sulla presentazione, risorse reperibili sul web di vario formato (immagini, video, animazioni, testi, suoni, musiche, news, ecc.), relative ad un dato vento o tema o problema o personaggio, in modo da ottenere un racconto multimediale e ipertestuale, ma possono essere anche utili per illustrare un progetto da realizzare (anche didattico) o i risultati di un progetto. Anche questa forma di storytelling è particolarmente utilizzata nell'ambito giornalistico
    Questi alcuni servizi per generare storie trans-mediali:
    1.Storify
    2.Capzles
    Questi alcuni esempi di storie realizzate con storify e capzles
    1.La scuola durante il regime fascista
    2.La storia e le storie

    4.4. Visual Storytelling
    In questo caso la storia viene raccontata attraverso l'utilizzo di immagini. Le possibilità di utilizzo di una immagine sono svariate:
    - le immagini possono essere disposte in serie come in una presentazione o slideshow e accompagnate da link, testi, dalla voce registrata di un narratore.  la creazione di una serie di immagini che possono essere accompagnate da link a risorse multimediali e/o dalla voce registrata di un narratore;
    - si può rendere interattiva l'immagine in modo che, cliccando su essa, si aprano risorse presenti sul web;
    - si può raccontare un'esperienza attraverso la raccolta di immagini, creando album o bacheche di immagini accompagnate da brevi didascalie
    Questi alcuni servizi di visual storytelling che esemplificano le diverse possibilità sopra elencate:
    1.Thinglink: immagini interattive
    2.Narrable: immagini accompagnate da commento audio registrato
    3.Meograph: storie in forma di slideshow, con video, animazioni, link e registrazione voce
    4.Pinterest: raccolte di immagini con didascalie
    Esempi di storie realizzate con le web application sopra riportate:
    1.La guerra civile americana
    2.Narrable
    3. Meograph: Rise and Fall of Roman Empire
    4. Pinterest, L'aula del XXI secolo

    4.5. Video storytelling
    In questo caso siamo di fronte a servizi web o browser based in cui la storia viene realizzata attraverso la possibilità di manipolare dei video inserendovi testo, link, annotazioni, immagini, domande, ecc. Il risultato sono video interattivi che possono contenere al loro interno elementi multimediali
    1. Metta
    2. ShortHand
    3. Zentrick
    4. Popcorn Maker
    5. Storygami

    Linkografia

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    Versalè un ottimo strumento per realizzare corsi interattivi, lavori poer casa ed esercizi e pubblicarli condividerli con i propri studenti . Si tratta di un webware, cioè di un servizio basato sul web che non richiede l'installazione di software sul proprio computer ma la semplice registrazione.

    Cos'è Versal?
    Versal può essere utilizzato per impostare il processo formativo scolastico in modalità blended learning o flipped learning, infatti consente di pubblicare lezioni organizzate in corsi e assegnare lavori per casa, esercizi e interagire con gli studenti che possono, collegandosi con un proprio device o con il Pc di casa, fruire dei contenuti e delle risorse messe loro a disposizione e chiedere chiarimenti e delucidazioni utilizzando il sistema di messagistica messo a disposizione da Versal.

    Come funziona Versal?
     L'uso di Versal è intuitivo, il servizio è free e open ed è possibile anche realizzare corsi in collaborazione. Il funzionamento è molto semplice in quanto Versal dispone di un CMS (content management system) o sistema di gestione dei contenuti, il cui uso è reso intuitivo dalla grafica e dagli strumenti messi a disposizione.
    L'idea di base è che possiamo realizzare un corso e le singole lezioni di cui si compone utilizzando le risorse che abbiamo nel nostro Pc o che possiamo trovare in rete, si tratta quindi di inserire risorse e contenuti di vario formato in modo da ottenere un percorso di apprendimento.

    L'Uso dei Gadgets
    La facilità nell'utilizzo di Versal è dovuta all'uso di quelli che vengono chiamati Gadgets. Si tratta di  quello che In Versal prendono il nome di Gadgets. Si tratta di icone che possono essere trascinate nello spazio di lavoro in modo da posizionare la risorsa che vogliamo inserire nel punto desiderato.

    Ciascuna icona corrisponde a contenuti o risorse differenti quali: testo, immagini, video, grafici, slideshow, mappe, timeline, fonti, quiz, sondaggi, diagrammi interattivi

    E' anche possibile incorporare risorse realizzate con altri strumenti: documenti google, quizlet, modelli 3d (Sketchfab) o elementi specieli per l'insegnamento delle scienze e della matematica (espressioni, vettori, serie di Fourier, ecc).

    Organizzazione del corso e interazione
    Chiarito il modo in cui i contenuti possono essere inseriti, occorre naturalmente organizzarli secondo una serie di lezioni che nel loro insieme formeranno un corso (modulo formativo, unità didattica, ecc.). versal permette di inserire titolo, sottotitolo, capoversi, testi che accompagnano le risorse che pubblicheremo in modo da spiegarne significato, contesto, rilievo, ecc. Ogni risorsa inserita può essere accompagnata da messaggi del docente o degli studenti, quindi si può avviare una discussione su ogni singolo elemento delle nostre lezioni.

    Pubblicazione e condivisione
    Una volta effettuata gratuitamente la registrazione, consiglio di guardare questo corso sui Gadgets per rendersi conto di come funziona Versal e di quali siano le sue potenzialità grazie all'utizzo dei gadgets. Terminato il lavoro è possibile condividerlo sui principali social network (Linkedin, Facebook, Twitter) o condividerlo via mail. E' anche possibile ottenere il codice per incorporare le proprie lezioni in un blog, forum sito.

    Versal come strumento per la formazione scolastica
    Versal, come altri strumenti quali Edynco, Impari, e altri; è un tentativo di superare i limiti delle tradizionali piattaforme di e-learning (Moodle, Blackboard, ecc.) del tutto inadeguate a tradurre l'alto tasso di dialogicità, socialità e interattività della rete in ambito didattico e più adatta a somministrare contenuti in modalità erogativa e secondo un modello broadcasting a numeri elevati di utenti.
    Il tentativo è quello di coniugare diverse caratteristiche per ottenere uno strumento di e-learning efficace e realmente utilizzabile nella didattica. tali caratteristiche sono:
    1.amichevolezza nei confronti dell'utente (user friendly): docenti e studenti non possono diventare né esperti di informatica, né perdere troppo tempo per familiarizzarsi con procedure macchinose e noiose;
    2.socialità - social learning: si tratta di realizzare strumenti che non si limitino a erogare secondo modalità tradizionali e trasmissive contenuti precostituiti ma favoriscano la collaborazione e la comunicazione
    3.open e free: pur trattandosi spesso di prodotti che presentano versione più avanzate a pagamento, quasi tutti questi servizi consentono agli utenti di essere utilizzati liberamente, in genere è sufficiente la semplice registrazione per usare una versione base del servizio che risulta del tutto adeguata alle esigenze didattiche della maggior parte dei docenti e degli studenti.
    Ma non si tratta solo di questo, non esistono i fastidiosi e complicati problemi che nascono con i software e i formati proprietari, come quelli dei software delle LIM, che rendono estremamente complesse o impossibili anche le più semplici operazioni, come condividere ciò che si è realizzato (una lezione registrata sulla LIM), perché gli utenti devono disporre sui loro device o sul Pc del software o di altri plug in che consentono di visualizzare il formato proprietario e tali software non sono quasi mai gratuiti.


    Link Utili
    galleria di esempi
    caratteristiche e funzionalità


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    Il colonnello Paul Tibbets davanti all'Enola Gay in una immagine autografata
    Enola Gay
    Sono le 8:15 del 6 agosto del 1945 sopra il cielo di Hiroshima, la guerra in Europa si è conclusa l'8 maggio 1945 con la resa della Germania, il Giappone continua a combattere. Il tempo ad Hiroshima è variabile e il cielo della città è attraversato da alcuni aerei, la stazione radar di Hiroshima, pochi minuti prima dell'esplosione, comunica che solo pochi aerei statunitensi sono penetrati nello spazio aereo giapponese sono infatti solo 3. Uno di questi è un B-29 Superfortress, si chiama Enola Gay e lo guida il colonnello Paul Tibbets. Paul ha chiamato l'aereo con il nome della madre, Enola Gay Haggard. Enola Gay è decollato dalle isole Marianne e porta nella sua stiva, appositamente modificata, Little Boy, il ragazzino.

    Little Boy


    Little Boy
    Ma Little Boyè uno strano ragazzo, è lungo 3 metri, ha un diametro di 71 cm e pesa 4.037 Kg, di questi 64,13 Kg sono di Uranio arricchito all'80%, infatti Little Boy è una bomba atomica, la prima del suo tipo. Solo un'altra bomba atomica era scoppiata prima di Little Boy ma conteneva non Uranio-235 ma Plutonio-239. Anche lei aveva un nome, si chiamava The Gadget e fu la prima bomba atomica mai realizzata e mai scoppiata. Fu infatti nel corso di quello che venne chiamato il Trinity test, che avvenne la prima esplosione nucleare della storia, si trattava di un prototipo che doveva servire a testare le varie tecnologie atte a garantire al realizzazione delle armi nucleari. Il 16 luglio del 1945, alle 5:29:45, presso la base Alamogordo nel Nuovo Messico, nel deserto di Jornada del muerto, The gadget esplose sviluppando una potenza compresa tra i 19 e i 21 chilotoni, ricordo che un chilotone è la potenza liberata dalla esplosione di mille tonnellate di tritolo.
    Enola Gay vola a un'altitudine di 9.467 metri, sono esattamente le 8:15:17 quando Little Boy inizia il suo breve viaggio, all'altezza prevista di 580 metri la bomba esplode con una potenza pari a 16 chilotoni circa.

    Hiroshima dopo il 6 agosto del 1945
    Hiroshima e Nagasaki
    Muoiono istantaneamente circa 70.000 persone, nei mesi seguenti ne morirono ancora a causa delle ferite, ustioni e delle radiazioni. Una stima approssimativa parla di 200.000 persone uccise, Hiroshima al momento dell'esplosione contava circa 255.000 abitanti. Nel mentre Enola Gay, con i suoi 2 compagni The Great Artist e Necessary Evil (il male necessario), quest'ultimo avevo il compito di riprendere l'esplosione, viravano e facevano ritorno alla loro base di Tinian.
    Il 9 agosto del 1945 toccò alla città di Nagasaki, sopra di essa venne sganciato Fat Man, la bomba esplose a 470 metri di altezza ma 4 Km a nord ovest dell'obiettivo, questo salvò buona parte della città, nonostante ciò circa 40.000 dei suoi 240.000 abitanti persero la vita e nei mesi seguenti la cifra raggiunse il numero di 80.000 morti, tra questi vi furono anche alcuni sopravvissuti all'esplosione di Hiroshima rifugiatisi a Nagasaki.
    Chi volesse può guardare cliccando sul seguente link le immagini delle vittime del bombardamento di Hiroshima.

    The Muschroom Cloud, il fungo atomico prodotto da Fat Man su Nagasaki, 18 Km di altezza

    Il Progetto Manhattan
    Nato nel 1939 e ridefinito nei suoi obiettivi nel 1942 il progetto Manhattan impegnò circa 130.000 persone e costò 2 miliardi di dollari dell'epoca. La direzione era situata in un edificio di New York nel quartiere di Manhattan, da qui il nome del progetto. La direzione scientifica del progetto fu affidata al fisico Robert Oppenheimer, quella amministrativa al generale Leslie Groves.
    Fu Franklin Delano Roosevelt a dare avvio al progetto Manhattan anche perché sollecitato in tal senso da una lettera scrittagli da Albert Einstein, il più famoso degli scienziati tedeschi emigrati in Usa per sfuggire al nazismo. Questi temevano che i nazisti intendessero utilizzare le scoperte avvenute in Germania sulla fissione nucleare allo scopo di utilizzarle per finalità belliche. In seguito Einstein, pacifista e umanista, combatté contro la bomba atomica e i test e le ricerche condotte per approntarla. Famoso a questo proposito il Manifesto Russell- Einstein, redatto da Bertrand Russell e Albert Einstein nel 1959, con cui si invitavano gli scienziati a riunirsi per discutere sui rischi determinati dalle armi nucleari per la sopravvivenza stessa del genere umano. Molto famosa la frase con cui Einstein condannava l'uso bellico dell'energia nucleare: "Non so con quali armi verrà combattuta la Terza guerra mondiale ma la Quarta verrà combattuta con clave e pietre".

    Enola Gay una canzone contro la guerra nucleare
    Nel 1980 esce Enola Gay, il singolo degli Orchestral Manoeuvres in the Dark, testo di Andy Mc Cluskey e musica di Paul Humphreys. Si tratta di una canzone pacifista che prende il nome dal B-29 che sganciò la bomba su Hirosima.
    Questo il testo della canzone:

    Testo originale
    Enola Gay, you should have stayed at home yesterday
    Oho words can't describe the feeling and the way you lied
    These games you play, they're gonna end it all in tears someday
    Oho Enola Gay, it shouldn't ever have to end this way
    It's 8.15, and that's the time that it's always been
    We got your message on the radio,
    conditions normal and you're coming home
    Enola Gay, is mother proud of little boy today
    Oho this kiss you give, it's never ever gonna fade away
    Enola Gay, it shouldn't ever have to end this way
    Oho Enola Gay, it shouldn't fade in our dreams away
    It's 8:15, and that's the time that it's always been
    We got your message on the radio,
    conditions normal and you're coming home
    Enola Gay, is mother proud of little boy today
    Oho this kiss you give, it's never ever gonna fade away




    Traduzione italiana
    Enola Gay, saresti dovuta rimanere a casa ieri,
    Oh, le parole non possono dire quel che si prova e le vostre bugie.
    Quei giochi che fate finiranno tutti in lacrime un giorno o l’altro,
    Oh, Enola Gay, non sarebbe dovuta finire in questo modo.
    Sono le 8.15, ed è l’ora che è sempre stata,
    Abbiamo ricevuto il tuo messaggio alla radio, condizioni normali e
    tu stai tornando a casa.
    Enola Gay, la mamma è orgogliosa del suo giovanotto oggi,
    Oh, quel bacio che hai dato non sbiadirà mai.
    Enola Gay, non sarebbe dovuta finire in questo modo.
    Oho, Enola Gay non dovrebbe sbiadire nei nostri sogni.
    Sono le 8.15, ed è l’ora che è sempre stata,
    Abbiamo ricevuto il tuo messaggio alla radio, condizioni normali e
    tu stai tornando a casa.
    Enola Gay, la mamma è orgogliosa del suo giovanotto oggi,
    Oh, quel bacio che hai dato non sbiadirà mai.

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    Festival Filosofia di ModenaMassimo Recalcati 
    Uno degli interventi più interessanti al recente festival della Filosofia di Modenaè stato quello di Massimo Recalcati, dedicato al tema del rapporto "padri e figli" affrontato da un punto di vista psicanalitico e filosofico. La lectio magistralis tenuta da Recalcati a Modena, in piazza Grande alle 18:00, era dedicata a"Il modello paterno". 



    L'Ipermoderno come epoca dell'evaporazione del padre
    Da diversi anni Recalcati ha indirizzato la sua ricerca allo studio di come nell'epoca "ipermoderna"sia andata maturando una profonda trasformazione, indicata con l'espressione lacaniana di "evaporazione del padre", dove con la figura del padre si intende la funzione di ordine e regolamentazione dell'umano in relazione alla dialettica tra limite e desiderio entro la quale prendono forma tanto l'identità individuale quanto la prassi sociale. Nel 2011 Recalcati pubblica un saggio dal titolo Cosa resta del padre? Nel suo intervento l'autore ha ripreso temi e problemi di questo lavoro aggiornati con gli ultimi risultati delle sue ricerche. In questo post cercherò di ricostruire l'intervento di Recalcati. 

    La duplicità dialettica della figura del padre tra limite  e desiderio
    E' importante sottolineare come la portata del discorso di Recalcati vada oltre la psicologia e la psicanalisi per abbracciare l'ambito della critica sociale e della filosofia nel senso più ampio. Se infatti il concetto di "padre" che utilizza è desunto dagli ultimi risultati della psicanalisi freudiana e lacaniana, è però vero che questo viene adoperato come una categoria per la lettura critica dell'attualità, come strumento di indagine della ipermodernità e del disagio con cui questa viene vissuta. 
    Il primo punto su cui Recalcati costruisce il suo intervento è la definizione dell'ipermodernità come epoca dell'evaporazione del padre, il Padre inteso in senso forte, come portatore del Logos e del Nomos, incarnazione della ragione che fissa le regole dell'agire individuale e sociale, non ha più peso, si è fatto leggero fino a sbiadire dall'orizzonte del pensiero e anche del vivere quotidiano. Per comprendere le conseguenze di questo tramonto occorre pensarlo come un "evento epocale" in via di accadimento, forse già accaduto, più che come uno sviluppo culturale e sociologico, ma è anche necessario comprendere appieno la duplicità della figura del padre, al di là di una sua superficiale riduzione ad una istanza negativa che si limita a "dire di no", fissando i limiti del dicibile, pensabile, agibile. In effetti Recalcati insiste sul carattere dialettico della figura del padre che recupera dagli esiti della ricerca di Freud e Lacan. La duplicità dialettica della figura del padre risiede nel fatto che ponendo la proibizione, il limite che l'agire non deve superare, rende con questo stesso atto possibile anche il desiderio. Grazie alla legge e al limite è data quindi la possibilità di fare esperienza dell'oltre limite, dell'impossibile. Come Adamo ed Eva, senza la proibizione del padre (la mela), non avrebbero potuto provare "desideri", per essi la sfera del possibile e del lecito sarebbero state coincidenti con quella del loro volere, per cui tutto ciò che essi avessero voluto avrebbero anche potuto fare, così l'esperienza umana e quotidiana del desiderio nasce dai limiti posti al possibile da un volere che si impone al nostro e nei confronti del quale il nostro volere prende forma. Quindi ponendo il limite, il "padre" pone anche la possibilità del desiderio intesa come esperienza dell'impossibile, di ciò che a noi non è dato fare e, dialetticamente, fa emergere per contrasto il nostro volere che è tale, nostro, in quanto altro rispetto a quello del padre, ma tale alterità si invera solo nel confronto con il limite. In questo sottile gioco tra desiderio e limite sta l'umanità dell'umano ed è nel padre che tale essenza dell'umano trova la sua condizione di possibilità. Il desiderio possiede una natura incestuosa, non tanto in termini sessuali - il desiderio di giacere con la madre e uccidere il padre, quanto in termini esistenziali più generali: andare oltre il limite e quindi andare oltre il padre. Intesa in questo senso la figura del padre non è soltanto quella del padre - padrone che proibisce, ma anche e soprattutto quella di colui che rende possibile il desiderio e la libertà. 

    Capriccio e Fondamentalismo, la perdita della libertà
    Nella seconda parte del suo intervento Recalcati cerca di chiarire il problema di cosa ne sia della dialettica legge / desiderio con il tramonto del "padre". La tesi sostenuta da Recalcati è che il venire meno del padre, con la caduta della "Legge" che esso incarnava, non porti ad una reale "liberazione" del soggetto. La natura dialettica della figura paterna comporta infatti che, insieme alla legge scompaia anche il "desiderio" e quindi, "la libertà". Si spezza il legame dialettico tra desiderio e legge, la libertà intesa come "farsi" della volontà che attraverso il limite sperimenta il desiderio come proibizione e che alimenta e rende possibile il desiderio stesso, viene a mancare. I due termini permangono ma slegati e assolutizzati
    Da un lato il desiderio permane come consumazione immediata delle cose nel godimento di esse, il fine è il piacere che si perpetua incessantemente e vanamente perché privo di limiti, quindi più che infinito, indefinito, insaziabile, una forma di edonismo sfrenato in cui tutto appare lecito e indiscriminatamente consumabile. L'io non è più capace di porre discriminazioni e fare distinzioni e cade nella schiavitù della cosa che gli si impone senza che mai il soggetto sia in grado di fermarsi in questa incessante rincorsa e possedere realmente l'oggetto. La caduta del "padre" determina una sorta di Hybris che più che portare all'affermazione del desiderio conduce al capriccio
    Dalla parte della legge si attua invece la metamorfosi del logos in dogma assoluto che conduce al fondamentalismo, la voce del padre diviene la verità assoluta che non accetta mediazione e dialogo, ma solo passiva e piena accettazione o imposizione violenta, soppressione di ogni libertà. 

    Il figlio Narciso e il figlio Telemaco
    La conclusione della lectio di Recalcati consiste nella riflessione sulla possibilità di trovare una spazio mediano che eviti i due estremi assolutizzati della anomia edonistica cui conduce il desiderio senza legge, ma anche del fondamentalismo cui porta la legge senza il suo legame dialettico con il desiderio. Per illustrare il dischiudersi di questa possibilità Recalcati propone una interessante lettura del romanzo di Cormac Mc CartyLa strada. In uno scenario apocalittico due personaggi che non sono indicati con il loro nome ma come il "padre" e il "figlio", compiono un percorso verso sud, verso il mare, dove il figlio sogna una salvezza. Senza entrare nel merito della trama del romanzo, Recalcati sottolinea come il senso dell'esistenza dell'uno riposi nell'esistenza dell'altro. Il padre trova il senso del suo agire nel rendere possibile il sogno del figlio e questi vivrà il senso della sua vita come ricerca del padre, un rinnovare e ricreare l'eredità paterna. Per Recalcati quindi una possibile soluzione può essere trovata non nell'azzeramento dell'eredità che noi siamo, per sostituirla con la caccia selvaggia al piacere posto nel consumo indefinito dell'oggetto, propria del figlio Narciso, ma nel riappropriarsi della vicenda ed eredità paterna ripercorrendo il cammino del "padre".
    Proprio alla figura del figlio di Ulisse e alla ricerca del padre in cui egli si impegna è dedicato uno degli ultimi lavori di Recalcati, Il complesso di telemaco. Genitori e figli dopo il tramonto del padre. Così al complesso di Edipo come momento fondante il rapporto genitori e figli si sostituisce un altro mito e un altro complesso: quello di telemaco.

    LINK UTILI
    1. per leggere e visionare documenti, interviste e lezioni in video di recalcati sulla tematica del rapporto padri e figli consiglio il post: Massimo Recalcati: intervista e lezioni sul tema del tramonto del padre

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    Il tema della "Evaporazione del padre" ha costituito una delle principali direttrici della ricerca di Massimo Recalcati in ambito psicanalitico. Nel post dal titolo Massimo Recalcati al Festival di Modena: l'ipermodernità come epoca del tramonto del padre, si è dato conto dell'intervento di Recalcati dedicato al tema del rapporto tra padri e figli. Per completare e integrare tale post ho qui riunito una materiali e risorse reperibili in rete in cui Recalcati interviene sulla figura del padre e della ipermodernità come "tramonto del padre".

    Intervista a Famiglia Cristiana
    In questa intervista a Famiglia Cristiana, pubblicata il 05/07/2013 e intitolata "Recalcati: nuova alleanza fra padri e figli", Recalcati presenta il suo saggio "Il complesso di Telemaco" dedicato a ridefinire la funzione della figura paterna non più intesa secondo la categoria di autorità ma di testimonianza del padre e di appropriazione da parte del figlio dell'eredità del padre.

    Cosa resta del padre? La paternità nell'epoca ipermoderna
    Edipo? No, Telemaco! Il classico "complesso", che la psicoanalisi chiama in causa per spiegare l'evoluzione della psiche nell'infanzia, sarebbe ormai pronto per essere mandato "in pensione".
    Il 29 febbraio 2012, presso l'auditorium dell'Istituto Magistrale "Contessa Tornielli Bellini" di Novara, si è tenuto l'incontro intitolato "Cosa resta del padre. La paternità nell'epoca ipermoderna", dedicato alla riscoperta del ruolo paterno. Il video in HD, della durata di 1:07:37, presenta insieme ad altri, l'intervento di Recalcati in cui egli illustra il mito di Telemaco visto come decisivo nel ridefinire i rapporti tra padre e figlio in termini di testimonianza ed eredità.



    Mauro Scardovelli: commento al video di M. Recalcati "Cosa resta del padre"
    Il commento è molto interessante e Scardovelli riesce a spiegare in modo efficace la prospettiva illustrata da Recalcati. Si tratta di un commento diviso in due parti, il primo video è di 13:08 e il secondo di 24:03, entrambi hanno una risoluzione di 480p





    Recalcati: lezione video sul tema del padre
    Segnalo anche questa lezione di Recalcati registrata in un video diviso in due parti senza alcuna indicazione relativa all'occasione, al luogo e alla data. Il primo video è di 45:51, il secondo di 42:53, la risoluzione è pessima (240p), anche l'audio non è gran che ma la lezione tenuta di Reacalcati è notevole.




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    Breve video lezione di filosofia che presenta una sintetica e schematica trattazione relativa alle differenze tra mito e filosofia.

    Vengono indicate alcune distinzioni generali relative alle diverse caratteristiche del sapere mitologico - religioso e del suo modo di spiegare i fenomeni naturali ed esistenziali rispetto al sapere filosofico e al suo approccio fondato su Logos e dimostrazione.


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    I questo appunto video di filosofia viene trattato uno degli argomenti più importanti delle origini del sapere filosofico, legato alla coppia di concetti contrapposti "apparenza e realtà" e incentrato sulla problematica seguente: "ciò che percepiamo (apparenza) corrisponde perfettamente fino a coincidervi con ciò che esiste fuori di noi (la realtà)? E se così non è, come sarà veramente la realtà e come potremo fare per conoscerla?"



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    La possibilità di poter accedere agevolmente a tutti i servizi, account, social network, siti, che utilizziamo è un problema dal momento che ormai sono centinaia gli strumenti che proviamo e usiamo nel web. Per far fronte a questo problema sono state sviluppate applicazioni web che consentono di salvare e organizzare in un unico luogo, una o più pagine, tutti i nostri "preferiti", questi servizi prendono il nome di start page, sono generalmente gratuiti nelle loro funzionalità di base e sono interamente cloud (web app o webware).


    Tra questi avevo già segnalato Symbaloo, presento ora Start.me, servizio web based che consente di organizzare e accedere velocemente ai siti preferiti che abbiamo sul web. Start.me oltre a svolgere la funzione di start page è anche un aggregatore di risorse web che possono essere ordinate creando una o più pagine, all'interno di queste si possono creare diversi menù tematici in cui inserire i vari link alle risorse web.

    Start.me genera un ambiente personale per la navigazione che può essere facilmente modificato, aggiornato e adattato alle nostre mutevoli esigenze. 

    Si tratta di un servizio multipiattaforma che può funzionare su qualsiasi dispositivo, sistema operativo e browser. Molto semplice e rapido da utilizzare, si avvia velocemente, è disponibile anche in italiano e il suo utilizzo gratuito. 

    Tra le funzionalità supportate: preferiti, ricerca, pagine iniziali multiple, news, condivisione, possibilità di importare / esportare i preferiti, protezione, inserimento widget, estensioni per il browser, multi-piattaforma.
    pagina iniziale realizzata con start.me
    Nella didattica Start.me e Symbaloo possono essere usati nella loro funzione di aggregatori per condividere risorse didattiche realtive a una o più discipline o a progetti in corso di realizzazione. 
    Il docente può: organizzare tutte le risorse web educative in uno spazio online cui si può accedere rapidamente da qualsiasi luogo e in qualsiasi momento, può condividere con i genitori risorse e informazioni (google docs, siti, calendar, ecc.), può realizzare un corso, ecc.,
    Gli studenti possono creare un proprio PLE (Personal Learning Environment), il proprio portfolio, possono collaborare ecc.

    LINK UTILI
    1. start.me in ambito educativo
    2. esempi di start pages

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    Un Nuovo Servizio Web
    Pur essendo Tackk molto semplice risulta complicato dire che cos'è. Non è una nuova applicazione web per creare presentazioni, ma è un sistema per generare  presentazioni senza utilizzare slides. Non è un social networkma consente di condividere qualsiasi elemento mediale (immagini, suoni, testo, video, ecc.) anche di limitate dimensioni (pochi caratteri come Twitter) e di creare per ogni elemento pubblicato uno stream di commenti. E' stato fatto per realizzare pagine web, ma si possono realizzare degli ottimi portfolios digitali, o narrazioni in stile storytelling, o annunci pubblicitari e di vendita ..... 

    Cos'è Tackk e Cosa fa Tackk
    I suoi realizzatori definiscono questa applicazione web, come capace di generare in modo ridicolmente semplice (ridiculously simple) delle pagine web denominate ... Tackk. L'intenzione è quella di lanciare un prodotto completamente nuovo e che non rientra in nessuna delle attuali categorie.
    Un Tackk è un documento che si sviluppa verticalmente e che si visualizza scorrendolo verso il basso, uno stream di elementi multimediali. Può trattarsi di una pagina di estensione variabile, anche una sola immagine con del testo, ma anche di un documento più esteso che può contenere: testo, immagini, video, audio, pulsanti, media, form, link, localizzazione, ecc.

    Pubblicare e Avviare una Discussione
    Una volta pubblicata può generare una stream di commenti qualora si abiliti tale funzionalità e questo permette di avviare una discussione su quanto si è pubblicato, cosa molto utile in ogni caso, ma particolarmente interessante se si fa di Tackk un utilizzo didattico. Forse per comprendere come sia un tackk e quali le sue potenzialità in ambito scolastico e formativo è più utile esaminare degli esempi. Esempi di Tackks: in questo link trovate un board con numerosi esempi di Tackks realizzati con Tackk

    Tackk come Web Service
    Tackk è una web application o webware, interamente cloud, tutto ciò che viene pubblicato può essere condiviso anche con dispositivi mobile. Il servizio è interamente gratuito. E' inoltre possibile condividere al momento della pubblicazione il proprio Tackk in tutti i più importanti social network (Twitter, FB, G+, Pinterest, Tumblr) oppure si può inviare via mail il link. Si può prelevare il codice per incorporare (embedding) il proprio Tackk in un forum, blog, sito. naturalmente occorre registrarsi senza spesa alcuna.

    Funzionamento
    Effettivamente la creazione di un Tackk è semplice in modo ridicolo. Si sceglie un modello, si inseriscono cliccando su un pulsante gli elementi che ci interessano (testi, audio, video, ecc.), si modificano sfondo e texture scegliendoli tra campioni che ci vengono preimpostati, e si pubblica: un post, una ricetta, un annuncio di vendita, una lezione, un questionario, un evento, ecc. ecc. Il risultato è elegante ed efficace sul piano comunicativo.


    LINK UTILI
    1. Tackk in ambito educativo
    2. recensione su freetech4teachers.com
    3. 20 possibili modi di usare Tackk in classe
    4. Tackk in ambito educational

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    Un Album di 20 immagini, corredate da didascalie esplicative, sulla storia delle Province Unite / Olanda, del XVII e XVIII secolo, quando l'Olanda fu la principale potenze coloniale e commerciale d'Europa prima di essere superata dall'Inghilterra.
    L'album è formato da carte geografiche, quadri, tabelle, disegni, che raffigurano aspetti importanti dell'ascesa olandese e del sistema commerciale e coloniale che faceva capo all'Olanda.
    L'album è stato realizzato per affrontare lo studio della storia di questo paese ed è stato pubblicato su Picasa per renderlo disponibile agli studenti anche online.
    immagini storia olandese XVII e XVIII secolo

    Province Unite - Olanda

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    Il seguente articolo è stato scritto da Elisa Farris, della classe IV F dell'I.I.S. "G. Brotzu" di Quartu Sant'Elena, che ha potuto assistere alla edizione 2014 del Festival di Filosofia di Modena grazie al progetto omonimo organizzato dalla scuola e reso possibile grazie a una donazione privata.

    Il Festival della Filosofia, tenutosi a Modena, Carpi e Sassuolo nei giorni 12, 13 e 14 settembre, ha avuto come tema principale la “gloria”. Attorno a questo argomento si sono tenute molteplici lezioni, da parte di importanti personaggi dell’ambito filosofico, che hanno saputo intrattenere il vasto pubblico con citazioni, documentazioni, informazioni di ogni tipo, chiarimenti e, talvolta, qualche battuta. 
    Una delle lezioni a cui ho partecipato con maggiore interesse, è stata quella tenuta da Remo Bodeisulla Celebrità. Bodei, professore di filosofia di origine sarda che dal 2006 lavora alla University of California, Los Angeles, ha saputo muoversi molto abilmente sullo sfondo della Gloria, andando ad analizzarne le sue forme divergenti, la fama e la celebrità, e mantenendo sempre vivo l’interesse del pubblico con citazioni e digressioni spazio-temporali. 
    Remo Bodei, Festival Filosofi, Modena
    Bodei comincia la sua lezione spiegando come la gloria del passato si sia oggi deformata in quella che erroneamente si scambia per tale, e che ha invece i caratteri della celebrità. La gloria del passato è la gloria degli eroi, con i caratteri dell’eccellenza, volta a mantenere viva la memoria di coloro che compirono grande e valorose azioni, come il sacrificio della propria vita, per un bene più grande, ad esempio la salvezza del proprio popolo. La gloria è quel velo di grandiosità e magnificenza che avvolge coloro che segnarono la storia con le loro gesta, coloro che fecero qualcosa di importante per la propria patria, il proprio impero, la propria nazione e che per questo vengono ancora oggi ricordati con fierezza. 
    Di questi personaggi, che possiamo tranquillamente chiamare “eroi”, possiedono la gloria non solo quelli che si distinsero per le loro vittorie, ma anche coloro che, sconfitti, persero in modo glorioso, anch'esso degno di essere ricordato. È per questo motivo che tra gli eroi antichi viene ricordato non solo Achille, l’eroe greco che condusse il proprio esercito alla conquista e distruzione di Troia, ma anche il suo rivale Ettore, il quale, ucciso in battaglia ebbe una morte dura e cruenta ma degna di essere ricordata. 
    La gloria riguarda anche l’ambito politico militare con Augusto, Giulio Cesare e molti altri, quello religioso, se si pensa a fondatori, martiri, etc, e quello filosofico che riguarda importanti personaggi quali Socrate e Cartesio. Bodei fa un riferimento ad un altro tipo di eroi, quelli “anonimi” meno conosciuti ma non per questo meno degni della gloria: possiamo individuare tra questi il generale Leonida, che con i suoi trecento uomini perse la vita nella battaglia delle Termopili. 
    La gloria, in questo modo riguarda tutti indistintamente; ancora più importante fu in tempi in cui non si credeva nell'immortalità dell’anima e rappresentava la “soluzione alla brevità della vita umana”, nel senso che dopo la morte del corpo era possibile, con la gloria, “restare in vita nella memoria dei posteri”. Nel tempo la gloria ha subito una sorta di deformazione: Bodei sostiene che sia un’epoca a cui si deve tornare, un bisogno compresso da una società con altri interessi e che un giorno sarà di nuovo gloriosa. Oggi si delinea maggiormente quella forma di gloria con caratteri negativi, che noi chiamiamo “fama”. Essa non ha i caratteri dell’eccellenza, come la gloria, perché la fama fa sì che vengano ricordati personaggi che compirono azioni tutt'altro che gloriose e degne di essere ricordate. Un esempio fu il personaggio latino Erostrato, che aveva pensato di dare fuoco a una delle sette meraviglie del mondo antico, il Tempio della dea Diana. Per questa sua azione terribile e sconsiderata, gli fu impedito di restare nelle memorie della storia umana (come accadde anche all'imperatore Nerone), ma egli fu ricordato comunque, non per la sua “gloria”, ma per la “fama” del crimine commesso. 
    Un altro esempio è sicuramente l’assassino di John Lennon, Mark David Chapman, il quale giustificò l’omicidio del cantautore chiarendo la sua volontà di “rubargli la fama”. La fama riguarda quindi il ricordo di personaggi che si distinsero anche per azioni scorrette e prive di eroismo. 
    È qui che Remo Bodei giunge alla esposizione sul tema della celebrità. La celebrità è in qualche modo derivata dalla gloria, ma è una completa degenerazione di questa e in qualche modo si avvicina alla fama. La celebrità è però un concetto più recente, che ha preso piede con la diffusione dei mezzi di comunicazione, dalla stampa alla radio ai mass media, grazie a cui la fama ha dilagato in modo celeris, dal latino “veloce” e dal cui termine deriva “celebrità”. 
    Essa riguarda la volontà di scalare la propria posizione sociale di cui non ci si accontenta più, e il tentativo di accrescere l’immagine che gli altri hanno di sé. La celebrità può essere vista come la ricerca di soddisfazione nella propria vita, per godere di quei pochi attimi di quella che si pensa essere gloria e poter dire “io valgo qualcosa”. 
    La realtà è che, citando un passo dell’Antico Testamento, “tanti sono i chiamati, pochi gli eletti”; allo stesso modo i personaggi della celebrità sono tanti, ma lontani e temporanei. Quelli che oggi chiamiamo erroneamente eroi, altro non sono che “eroi del tempo libero” in quanto non hanno fatto niente per meritarsi questa celebrità e questa gloria- che non è gloria- che credono di possedere. Tali personaggi, che fanno parte soprattutto del mondo dello spettacolo, vivono in qualche modo di luce riflessa: la loro fama, il loro eroismo esistono solo perché hanno alle spalle centinaia, migliaia di persone che le venerano quasi fossero divinità, vedendo in loro incarnata la possibilità di migliorare la propria immagine e la propria vita e portandola a livelli elevati. Bodei afferma che tali “celebrità” sono temporanee, perché presto decadono. 
    La differenza tra un eroe glorioso e una celebrità è però che, quest’ultima, una volta caduta, non lascia niente di concreto, se non una debole traccia del suo passaggio su questo mondo destinata a dissolversi in poco tempo. Purtroppo, però, la celebrità è oggi un problema che ci riguarda da vicino, che non possiamo evitare perché, con la diffusione dei mezzi di comunicazione, essa “ci entra in casa”, come dice Bodei, quasi senza che ce ne accorgiamo. 

    Modena, Piazza Grande, sede delle lezioni magistrali del festival
    Anche non volendo, facciamo parte di quella società che ha perso la cognizione della gloria, quella vera, e che stoltamente la ricerca in tutte quelle personalità in cui vede riflessa la possibilità di migliorare la propria vita e dare segno della propria esistenza, senza però sforzarsi di fare qualcosa di importante che consenta di entrare realmente nelle memorie di quelli che verranno dopo. 
    La lezione di Bodei prosegue con un lungo, interminabile applauso, subito seguito dalle domande del pubblico a cui lui risponde in modo serio e scherzoso allo stesso tempo, dando prova ancora una volta della sua grande preparazione. La lezione mi è piaciuta da ogni punto di vista, perché il relatore è stato capace di esporre questo argomento in modo molto coinvolgente e per nulla pesante o di difficile comprensione. 
    Mi ha colpito particolarmente perché quello della celebrità è un problema oggi molto vivo nella nostra società, in qualsiasi fascia di età, sia tra gli uomini che tra le donne. E personalmente mi rendo conto di pensare spesso, con meraviglia e stupore alle gesta dei nostri antenati, di coloro che meritano di essere chiamati eroi, e provo una piccola nostalgia perché la nostra epoca è invece completamente priva di questo senso di gloria e valore che tanto caratterizzò il passato.

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    Due video lezioni sulla filosofia di Aristotele dedicate alla logica aristotelica e realizzate da me per fornire agli studenti un supporto per lo studio e l'apprendimento di Aristotele. Gli studenti avranno a disposizione sul web queste lezioni che sostituiscono quelle tenute in aula dal docente. Dopo averle visionate potranno chiedere ulteriori spiegazioni ponendo domande sul forum di classe cui il docente o altri studenti potranno rispondere. 

    Tale sistema di apprendimento e insegnamento, denominato bledend learning o flipped classroom, è reso possibile dalle tecnologie digitali e, principalmente, dal web. Nel corso di quest'anno scolastico verrà sperimentato a più riprese per valutarne efficacia e fattibilità e verificarne il gradimento da parte degli studenti.

    Nella prima lezione sulla logica di Aristotele vengono affrontati i seguenti argomenti
    introduzione alla logica aristotelica. Cos'è la logica aristotelica? Di cosa si occupa? Che rapporto vi è tra logica e realtà? quali sono le opere logiche di Aristotele? Che cosa significano i termini analitica, logica, organon? In quali parti può essere divisa la logica aristotelica?


    Nella seconda lezione sulla logica di Aristotele si affrontano i seguenti temi:
    La logica dei termini e dei concetti. Cosa sono i concetti? Cosa sono le categorie? Cosa si intende per genere e specie? Che relazioni vi sono tra genere e specie?


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  • 10/02/14--08:28: Article 0
  • Questo articolo è stato scritto da Alessandro Tidu, alunno della Classe IV E del Liceo Scientifico "G. Brotzu" di Quartu Sant'Elena, che ha potuto assistere alla edizione 2014 del Festival di Filosofia di Modena carpi Sassuolo, grazie al progetto omonimo organizzato dalla scuola e reso possibile grazie a una donazione privata.



    Il Festival della Filosofia si svolge da ben 14 anni nelle tre città di Modena, Carpi e Sassuolo. L'edizione di quest'anno, 2014, era incentrata sul tema della Gloria. Quest'anno esso si è svolto nei giorni 12-13-14 Settembre. Quattro alunni del liceo scientifico G.Brotzu hanno partecipato al festival accompagnati dal prof. Gianfranco Marini, partecipando ad alcune delle lezioni magistrali, visite guidate e quant'altro, che si sono tenute nelle tre città.
    Una delle lezioni a cui gli alunni hanno partecipato era intitolata "Web Reputation", ed è stata tenuta da Milad Doueihi, a Carpi, il giorno Sabato 13/09/2014. Milad Douehi è honorary professorial research fellow alla School of Modern languages and cultures dell'Università di Glasgow e si è occupato nelle sue ricerche sia di tematiche religiose che di tematiche legata alla cultura digitale. Secondo Doueihi le due cose sono collegate, infatti il digitale crea un mondo e un “credo” attorno cui si riuniscono le persone legandosi tra loro come in una moderna forma di devozione, in qualche modo la cultura digitale costituisce una sfida alla religione. 

    Milad Douehi, Modena, Lectio Magistralis su Web reputation


    Il Professor Doueihi ha intrapreso l'intero discorso nella sua lingua madre, ovvero il francese, in presenza di un traduttore che traduceva in italiano ogni frase da lui detta per far capire a tutti il suo discorso. Ha iniziato la lezione con una domanda : Come spiegare il fatto che la gloria, per esempio, e la reputazione, stanno aumentando con l'avvento del digitale nelle vite quotidiane di ogni essere umano? Egli per rispondere parte dalla distinzione tra l'informatica, ovvero la scienza che in principio era una branca della matematica, e il digitale, che converte gli aspetti della nostra vita in qualcosa di intrinseco al digitale stesso. Il professore da qui ha iniziato a parlare approfonditamente del digitale, affermando che siamo costretti a sottometterci al "motore di ricerca". Secondo lui, il digitale è arrivato persino a modificare l'identità degli individui.
    Se prima l'identità di ogni individuo era personale e non conosciuta da tutti, ora grazie al digitale l'identità di ciascuno non è più personale e tramite l'analisi dei Big Data"il digitale trasforma l'essere umano in documento". Qui il prof. distingue tre fasi della vita delle "macchine" informatiche :
    -Prima fase: le macchine sono "Macchine da calcolo"
    -Seconda fase: le macchine sono "Macchine che imparano"
    -Terza fase: le macchine sono "Macchine che trasformano l'individuo in documento".

    La reputazione digitaleè il risultato di tutte le tracce che lasciamo navigando e agendo nella rete. Non solo le tracce esplicite e consapevoli – un post, una fotografia, uno stato su un social network, ma anche quelle inconsapevoli, i siti che abbiamo visitato, le parole che abbiamo inserito in un motore di ricerca, una transazione economica, un like, un video che abbiamo guardato, un posto fisico e reale in cui siamo stati, e così via. Gli algoritmi dei motori di ricerca mettono insieme tutto questo e costruiscono la nostra identità digitale trasformando l'essere umano in un sistema di dati che sono più reali della stessa persona nella misura in cui la rete sta diventando il principale strumento di comunicazione e il principale ambiente di azione sociale della nostra vita.

    Oltre che trasformare l'individuo in documento, queste macchine imparano a diffondere le informazioni che posseggono e a condividerle con le altre macchine. Il risultato è che grazie all'informatica e al digitale, un singolo dato caricato in rete diventa visibile a chiunque, da qualunque parte del mondo. L'informatica e il digitale, dice Milad, possono cancellare, ma non dimenticare, al contrario dell'essere umano, perciò di qualcosa che viene messo in rete, rimarrà sempre una traccia da qualche parte, che il digitale non scorderà mai, ma archivierà per sempre.
    A questo punto Doueihi ha fatto un affermazione : "Nel digitale lo spazio in se si trasforma", ovvero all'interno del digitale cambia la percezione che abbiamo di noi stessi e che gli altri hanno di noi. Inoltre cambia anche la popolarità e la celebrità di ogni singolo individuo, semplicemente in base ai dati che vengono mandati in rete.



    A proposito di questo argomento si è aperto un altro discorso, quello dei Social Network. Il prof. ha descritto i social network come "una cornice vuota in cui siamo invitati a produrci ed esprimerci". Da qui ha iniziato a parlare delle "amicizie online", che non corrispondo a delle amicizie reali, in quanto l'amicizia dovrebbe essere "qualcosa di intimo che non appartiene al visibile". All'interno del digitale questo cambia completamente, infatti nel digitale l'amicizia è qualcosa di visibile a tutti e di cui da qualche parte rimarrà per sempre una traccia.
    Per concludere il suo discorso il professore Milad Doueihi ha ribadito che tutto ciò che prima era nascosto e personale ora è condiviso e visibile a tutti, come già aveva detto, e ha lasciato gli ascoltatori con questa frase : "La macchina ha sempre fatto sognare, ma è l'uomo che sogna." Per non subire questa situazione passivamente ed essere espropriati della propria identità e del proprio agire consapevole, occorre che i cittadini divengano utenti attivi della rete, mentre, rileva Doueihi, la maggioranza degli utenti subiscono queste tecnologie, non sono loro a decidere l'accesso ai siti, interfacce e quindi condizionati dalle piattaforme stesse.

    Non appena il professore ha smesso di parlare dal pubblico è partito un caloroso e clamoroso applauso, dopo il quale qualcuno particolarmente interessato ha rivolto delle domande sull'argomento trattato al prof. Milad, che, sempre con l'ausilio del traduttore, ha risposto a tutti i dubbi, lasciando il pubblico con una nuova idea del mondo digitale e della sua interazione con gli esseri umani.

    L'immagine di Milad Doueihi è stata presa da: http://www.nuscomunicazione.it/web-reputation-filosofia-open-source/

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    Con Kahoot è possibile realizzar e in breve tempo e con molta facilità Quiz, sondaggi, test a scelta multipla che possono essere giocati / usati in aula con gli studenti. L'utilizzo di Kahoot è libero e la particolarità è che i test si giocano tutti insieme in aula, è necessario un videoproiettore, una connessione a internet e che gli studenti possiedano tutti uno smartphone con cui potersi collegare ad internet, sola condizione questa, tra tutte, che sicuramente si verifica in tutte le scuole italiane. 

    Per avere un'idea più previsa di cosa sia Kahoot e di come si utilizzi si può leggere questo post: Kahoot: piattaforma blended learning per l'apprendimento basato sul gioco.

    Presento come esempio due brevi quizzes di filosofia realizzati con Kahoot per i miei studenti. Si tratta di quizzes semiseri, senza nessuna pretesa di valutare competenze e conoscenze degli studenti, lo scopo è un altroaumentarne la motivazione, interessarli, incuriosirli, divertirli per procedere, in un secondo tempo,ad affrontare gli argomenti in modo approfondito e adeguato sul piano formativo e disciplinare.

    I quizzes
    Ricordo che per provare questi quizzes occorre mettersi davanti al proprio PC e tenere a portata di mano il proprio smartphone e seguire poi le indicazioni che compariranno a schermo:
    1. Quiz sulle origini della filosofia: Filosofia?

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    Mappa concettuale realizzata con Cmap che rappresenta il sistema commerciale - coloniale dell'economia mondo costituitosi tra XVII e XVIII secolo e avente come suo centro l'Olanda. La Mappa è stata realizzata nel corso dell'attività didattica per la spiegazione in presenza e per fornire agli studenti uno strumento fruibile anche da casa per lo studio dell'argomento. 

    Nella mappa vengono spiegati il concetto di "economia mondo" teorizzato da Braudel e l'economia mondo che ha caratterizzato i secoli XVII e XVIII con al centro l'Olanda, nella zona intermedia l'Europa e alla periferia oceano indiano e America. Presente un link ad un album di immagini con didascalie sullo stesso argomento.

    Sull'utilizzo delle mappe concettuali vedi: Mappe concettuali e insegnamento

    Link diretto alla mappa: Economia mondo e impero olandese



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    Per poter ottimizzare i tempi scolastici è possibile utilizzare ambienti di apprendimento virtuali che consentono di integrare la formazione in presenza condotta in aula con forme di web learning e blended learning. In questo caso si è scelto Edynco, ottimo ambiente di apprendimento che consente di realizzare percorsi di apprendimento in forma di mappe e di creare e gestire gruppi.

    Gli studenti condurranno autonomamente lo studio della filosofia di Aristotele con la guida e supervisione garantita attraverso il web dal docente e utilizzando gli strumenti messi loro a disposizione come: set di videolezioni sulla filosofia aristotelica, mappe concettuali, test, riassunti, schemi e appunti. 
    La possibilità di utilizzare un forum annesso alla mappa di apprendimento consente agli studenti di ottenere tutti i chiarimenti e le delucidazioni di cui possono avere bisogno.


    Mappa di Apprendimento sulla filosofia di Aristotele 


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    Radio Cusano Campus è la radio dell'Università Niccolò Cusano, università privata che ha la sua sede a Roma. tra i vari programmi che la radio offre uno dei più interessanti è "La Storia Oscura" che nasce dall'esigenza di "raccontare, analizzare e approfondire i fatti del passato: dalle origini ai giorni nostri". Il programma va in onda ogni lunedì e venerdì dalle 13:00 alle 15:00 ed è condotto da Annalisa Colavito e Fabio Camillucci. Ogni puntata esamina un determinato evento o problema storico che viene raccontato e ricostruito con l'aiuto di ospiti, esperti della materia e competenti sull'argomento trattato.

    Si tratta di una interessante iniziativa perché consente, anche grazie alla abilità dei conduttori, di chiarire e sviscerare senza annoiare, l'argomento trattato, che viene presentato anche con il ricorso a documenti, opere d'arte e testimonianze artistico - letterarie dell'epoca.
    Tutte le puntate possono essere scaricate o ascoltate in streaming, questo permette di utilizzare le puntate de "La Storia Oscura" come materiale da fornire agli studenti nel corso dell'attività didattica, al fine di documentarsi più adeguatamente sulle vicende storiche.

    Tra gli argomenti trattati nelle ultime puntate segnalo, come esempio, i seguenti: Caporetto; Criminologia; Bava Beccaris; Guerre di indipendenza italiane; Il sacco di Roma del 1527; I misteri di Alessandro Magno, La Cina di Mao; ecc. A questo link è consultabile l'elenco completo delle puntate in podcastdel programma.

    Si tratta di una iniziativa molto positiva e che può aiutare i docenti di storia e fornire supporto ad un approccio all'insegnamento e apprendimento della disciplna in chiave di blended learning o flipped classroom.

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